mercoledì 27 luglio 2022
Messa in mare, la Procura apre un’indagine. E il sacerdote chiede scusa
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La Procura della Repubblica di Crotone ha aperto un fascicolo avviando indagini per «offesa a una confessione religiosa» in relazione «all’episodio di una presunta celebrazione religiosa svolta nel mare antistante la spiaggia cittadina e le cui immagini sono state diffuse dai mass-media – come informa una nota dello stesso ufficio giudiziario calabrese –. Gli accertamenti sono stati delegati alla Digos di Crotone». L’episodio sul quale la Procura vuole fare chiarezza è la Messa celebrata domenica mattina in mare dal sacerdote milanese don Mattia Bernasconi per i ragazzi del suo gruppo al termine di un campo sulla legalità, usando un materassino come altare e con i partecipanti in costume da bagno, celebrante incluso. La diocesi di Crotone-Santa Severina in una nota rilanciata integralmente dalla diocesi di Milano aveva ricordato «che la celebrazione eucaristica e, in generale, la celebrazione dei sacramenti possiede un suo linguaggio particolare, fatto di gesti e simboli», che è da «rispettare e valorizzare, senza rinunciarvi con troppa superficialità».
Intanto don Mattia ha inviato «all’arcivescovo, ai vicari episcopali, ai miei confratelli e a tutti i fratelli e sorelle nella fede» una lettera – pubblicata sul sito della sua parrocchia di San Luigi Gonzaga – nella quale vuole «chiedere scusa per la celebrazione di domenica 24 mattina nelle acque del mare di Capo Colonna». «Mi trovavo lì con un gruppo di ragazzi dell’oratorio con i quali abbiamo condiviso una bellissima esperienza di lavoro presso i beni confiscati alla mafia e gestiti da Libera – racconta il sacerdote –. Domenica, ultimo giorno di campo, avevamo in programma di celebrare la Messa e poi di vivere una giornata di mare prima del rientro a Milano. Quando siamo arrivati presso la pineta dove era prevista la celebrazione, nei pressi della spiaggia, non ci è stato possibile entrare per via di una manifestazione organizzata da un’altra associazione che aveva riservato l’intera area alle proprie attività. Gli organizzatori del campo ci hanno quindi portati in un’altra spiaggia, dove però non erano presenti zone d’ombra e la sabbia era già rovente. Abbiamo cercato altre zone idonee alla celebrazione, ma non avendone trovate mi è sembrato significativo, nel contesto del campo appena vissuto, celebrare in acqua, immersi nella “terra” che ci ha accolto per lavorare e riflettere nei giorni che avevamo appena trascorsi. Quando una famiglia che si trovava nei paraggi ci ha sentiti ci ha offerto il suo materassino come altare e io ho deciso di accettare». Il sacerdote tiene a chiarire che «non era assolutamente mia intenzione banalizzare l’Eucarestia né utilizzarla per altri messaggi di qualunque tipo, si trattava semplicemente della Messa a conclusione di una settimana di lavoro con i ragazzi che hanno partecipato al Campo e il contesto del gruppo (ragazzi che per una settimana hanno celebrato e lavorato con me) mi è sembrato sufficientemente preparato per custodire la sacralità del Sacramento anche nella semplicità e nella povertà dei mezzi». Tuttavia, riconosce don Mattia, «i simboli sono forti, è vero, e parlano, a volte anche in maniera diversa da come vorremmo. È stato ingenuo da parte mia non dare loro il giusto peso. Vi assicuro che non sono mancate l’attenzione e la custodia alla Parola e all’Eucarestia, ma fuori contesto la forma è più eloquente della sostanza e un momento di preghiera vissuto con intensità e significato dai ragazzi lì presenti ha urtato la Fede di molti: ne sono profondamente amareggiato». Il sacerdote definisce «bellissimo» il comunicato della diocesi di Crotone e Santa Severina, «rilanciato anche dalla nostra», per poi concludere dettagliando le sue scuse: «Riconosco di aver mancato nell’attenzione necessaria alla valorizzazione di un Mistero così grande e così indegnamente affidato alle nostre umili mani. Ho sempre vissuto la celebrazione eucaristica con profonda consapevolezza dell’immenso Mistero di amore che esso cela e veicola e in otto anni di ordinazione quella è stata la prima volta che non ho indossato almeno camice e stola. Ma mi rendo conto che anche solo una volta è di troppo. Chiedo umilmente scusa dal profondo del cuore anche per la confusione generata dalla diffusione mediatica della notizia e delle immagini: non era assolutamente mia intenzione che avesse tale risalto, tanto che per la celebrazione avevamo scelto un luogo inizialmente isolato e lontano dagli ombrelloni (anche se poi qualche persona, avendoci visti da lontano, si è aggiunta alla celebrazione)». Un ultimo episodio aggiunge don Mattia a conclusione della sua lettera. «Nella Messa che lunedì pomeriggio ho celebrato in chiesa in parrocchia a San Luigi ho chiesto perdono al Signore per la mia superficialità che ha fatto soffrire tanti. Spero che possiate comprendere le mie buone intenzioni, macchiate da troppa ingenuità, e accettare la mia sincera richiesta di perdono. Con una preghiera per la nostra Chiesa e per tutti noi, don Mattia».

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