domenica 16 maggio 2021
Nel percorso, prima una consultazione nazionale, poi l’assemblea. Alla radice del progetto lo scandalo degli abusi, la secolarizzazione, la divisione politica dell’isola
Al via il cammino sinodale in Irlanda. Nel segno della riconciliazione
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C’è tempo fino alla solennità di Pentecoste, ossia fino a domenica 23 maggio, per inviare alla Conferenza episcopale irlandese un proprio suggerimento sul Sinodo nazionale agli esordi. Non più di trecento parole, spiega il sito dell’episcopato locale dove basta un clic per rispondere alla domanda che i pastori pongono: come vorresti impegnarti nel processo sinodale? «Si dice che un viaggio di mille miglia inizi da un passo. Questo è un passo semplice ma significativo», auspica il vescovo di Limerick, Brendan Leahy. La grande raccolta di pareri intende lanciare l’appuntamento di comunione che vuole essere una «nuova Pentecoste» per la Chiesa irlandese, si sottolinea citando le parole di papa Francesco durante l’Incontro mondiale delle famiglie a Dublino nell’agosto 2018.

Era lo scorso marzo quando i vescovi dell’isola hanno annunciato l’inizio di un cammino sinodale di cinque anni che porterà a convocare un’Assemblea nazionale. L’incontro è solo l’ultima tappa di un movimento che vedrà protagonisti soprattutto i laici. E la Conferenza episcopale lo tiene a ribadire quando spiega che «per la prima volta un itinerario sinodale e un’assemblea in Irlanda coinvolgeranno non soltanto i vescovi». Un percorso che, si specifica ancora, non sarà dissimile da quello «che si sta valutando in Italia».

Nell’agenda irlandese entreranno le sfide e le criticità ecclesiali del Paese. La Conferenza episcopale ne indica alcune: la «secolarizzazione che ha portato con sé un forte declino nella pratica religiosa e nel numero delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata»; il «profondo trauma» degli abusi compiuti dal clero; i cento anni di divisione dell’isola che rimandano alla «necessità di un processo di pace», all’urgenza di una «riconciliazione», alla promozione della «cultura dell’accoglienza»; il bisogno di «maggiore partecipazione» nella Chiesa; il ruolo della famiglia; l’accompagnamento dei giovani; la valorizzazione delle donne nella comunità ecclesiale che «spesso si sentono ignorate o escluse». Certo, mettono le mani avanti i vescovi, il Sinodo «non potrà cambiare il magistero ma consentirà di declinare in modo più pastorale gli insegnamenti della Chiesa».

I primi anni del cammino (2021-2023) verranno scanditi da una consultazione nazionale sul tema “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione” (tema anche del Sinodo dei vescovi del 2022 in Vaticano). Sarà un «periodo di preghiera, ascolto e discernimento» che avrà al centro parrocchie, congregazioni religiose, associazioni e movimenti ma non mancherà una lettura della società irlandese. Il momento successivo sarà la preparazione dell’Assemblea nazionale. Al concesso sinodale, accanto ai membri di diritto come vescovi, responsabili delle famiglie religiose, rettori dei Seminari, ci saranno i membri eletti fra sacerdoti e laici che, chiarisce la Conferenza episcopale, «rappresenteranno il popolo di Dio in Irlanda e non un territorio o gruppi specifici». Alle sessioni parteciperanno anche alcuni osservatori, fra cui i rappresentanti delle altre confessioni cristiane o i leader cattolici di vari Paesi, in particolare di Inghilterra, Scozia e Galles.

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