L'eredità spirituale, l'omaggio dei vescovi, le parole del Papa: l'addio a Ruini
di Agnese Palmucci, Roma
Nel pomeriggio Leone XIV ha presieduto nella Basilica di San Pietro le esequie del cardinale emiliano morto martedì sera, ex presidente della Cei e Vicario di Roma. A lui, «pastore saggio e sollecito» si devono «intuizioni e iniziative che hanno lasciato un segno profondo nel cammino della Chiesa», ha ricordato Prevost.

Un «pastore saggio e sollecito» a cui la Chiesa italiana e la Diocesi di Roma devono «moltissimo». Ha iniziato così, Leone XIV, la sua omelia per le esequie del cardinale Camillo Ruini, morto martedì sera all’età di 95 anni. Poco distante dal Papa la bara di legno, su cui è stato posto un Vangelo aperto. A concelebrare oggi pomeriggio, seduti nelle prime file davanti all’altare della Cattedra della Basilica di San Pietro, 34 cardinali, tra cui l’attuale presidente della Cei, Matteo Zuppi, il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, e il Vicario di Roma, Baldo Reina. Presenti anche molti vescovi e sacerdoti romani. Il Pontefice ha affidato «alla misericordia del Signore» il «fratello» Ruini, che «per molti anni ha servito la Chiesa svolgendo con la stessa dedizione sia gli incarichi più umili sia quelli più gravidi di responsabilità», come presbitero, vescovo e porporato.

Prevost ha ripercorso le molte tappe della vita e del servizio ecclesiale del cardinale emiliano, che per quasi diciassette anni, dal 1991 al 2007 è stato presidente della Cei, e nello stesso periodo ha svolto anche il ministero di Vicario per la Diocesi di Roma, fino al 2008. Poi l’impegno «nell’insegnamento, nello studio e nell’approfondimento teologico, nel servizio pastorale, nell’animazione giovanile, nell’ambito culturale, nella cura del laicato e delle vocazioni, nell’esercizio dell’autorità», ha proseguito il Pontefice. In Basilica, oltre ai molti fedeli, c’erano anche esponenti politici, da Alfredo Mantovano, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, a Pier Ferdinando Casini e Romano Prodi, ex presidente del Consiglio, il cui matrimonio fu celebrato proprio dal futuro cardinale, nel 1969. Con il mondo politico e la società civile Ruini ha cercato sempre di dialogare, interpretando i cambiamenti della storia alla luce del Vangelo.


«Ha saputo guidare il popolo di Dio e i fratelli nell’episcopato in momenti importanti e delicati, – ha specificato il Papa – affrontando con entusiasmo, discernimento e coraggio molteplici sfide». Ieri mattina tra i primi a rendergli omaggio alla camera ardente allestita nel Seminario romano il cardinale Zuppi e il segretario della Cei, l’arcivescovo Giuseppe Baturi. Proprio a Ruini poi, che fu anche arciprete della Basilica di San Giovanni in Laterano, «si devono intuizioni e iniziative che hanno lasciato un segno profondo nel cammino della Comunità ecclesiale e anche di quella civile», ha proseguito il Pontefice. Come il “Progetto culturale”, «l’impegno profuso nel promuovere l’apporto del mondo cattolico nei più diversi ambiti della vita religiosa, civile e politica italiana», ma anche il «grande lavoro del Sinodo diocesano e della sua applicazione» a Roma, la «sua presenza attiva e dialogante ai vari livelli della vita della Chiesa», come del mondo laico e della società. Nella fede in Cristo, e nella sua «carità invincibile», ha detto il Papa, è da ricercare «la radice della forza» con cui ha affrontato le tante vicissitudini del suo tempo, accompagnando «i fedeli e le comunità che gli sono stati affidati nel corso del suo lungo servizio». Dal porporato anche la testimonianza che la preghiera è «una delle risorse che più lo hanno accompagnato nella sua lunga esistenza, fin dall’infanzia». Una vita, la sua, «spesa per il bene dei fratelli e vissuta nella ricerca costante dei disegni di Dio per la propria e la loro salvezza», ha sottolineato ancora Leone XIV.

Molto importante per la vita del cardinale anche l’amicizia con Giovanni Paolo II, del quale per anni è stato collaboratore. Come ha ricordato nelle ultime ore anche il cardinale Stanislaw Dziwisz, storico segretario del Papa polacco, Ruini fu vicino a Wojtyla «in momenti decisivi per la vita della Chiesa e della società, sempre animato dal desiderio di testimoniare il Vangelo nel cuore degli uomini e del mondo». Leone XIV, poi, ha citato anche il motto episcopale del defunto: “La verità ci renderà liberi”, ispirato al Vangelo di Giovanni. Parole, queste, che «ci ricordano con chiarezza un messaggio particolarmente significativo per il nostro tempo, in cui si può essere disorientati da derive relativistiche e da visioni totalmente fluide della realtà e dell’uomo». Dalla sua vita, ha aggiunto, «possiamo cogliere un segno della forza e della solidità con cui l’uomo cresce e matura quando trova nella Verità che viene da Dio il centro e il perno della propria esistenza». Prima di concludere l’omelia, Prevost ringraziato chi è stato vicino a Ruini «fino all’ultimo con devota dedizione», come Pierina, sua assistente da una vita. Dopo i funerali il feretro, che sarà sepolto nel cimitero di Dinazzano, è stato condotto a Reggio Emilia, sua diocesi natale, dove oggi alle 16 si terrà una seconda celebrazione esequiale, presieduta nella cattedrale dall’arcivescovo Giacomo Morandi.
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