Leone XIV: accompagniamo il tempo della diplomazia con la preghiera
di Agnese Palmucci, Roma
Al termine dell'Udienza generale il Papa, in riferimento all'accordo sul cessate il fuoco di due settimane, ha esortato i credenti ad «accompagnare questo tempo delicato di lavoro diplomatico con la preghiera». Poi ha invitato tutti ad unirsi a lui nella Veglia per la pace che presiederà sabato a San Pietro

Dopo la tensione della notte scorsa, con gli ultimatum senza freni di Donald Trump all’Iran, e le minacce di guerra totale, papa Leone XIV ha accolto «con soddisfazione l’annuncio della tregua immediata di due settimane» raggiunta stanotte tra Stati Uniti, Israele e il governo di Teheran. Perché, ha detto oggi al termine dell’Udienza generale in piazza San Pietro, «solo attraverso il ritorno al negoziato si puo giungere alla fine della guerra». Dopo un lungo applauso dei fedeli presenti, Prevost ha esortato «ad accompagnare questo tempo delicato di lavoro diplomatico con la preghiera, auspicando che la disponibilità al dialogo possa divenire strumento per risolvere le situazioni di conflitto nel mondo». Poi ha invitato ancora una volta tutti a unirsi a lui nella Veglia di preghiera per la pace, che il Pontefice presiederà sabato prossimo, nella Basilica di San Pietro.
Il Papa è tornato a parlare del conflitto in Medio Oriente poche ore dopo la grande preoccupazione espressa ieri sera ai microfoni dei giornalisti, fuori da Villa Barberini. Tornando in Vaticano da Castel Gandolfo aveva definito l’ultimatum di Trump «inaccettabile», invitando a tornare al dialogo, per la tutela «di tanti innocenti, tanti bambini, tanti anziani totalmente innocenti». Proprio ai fedeli di lingua araba, presenti in piazza San Pietro, nell’Ottava di Pasqua stamattina il Papa ha ricordato con con la Resurrezione di Cristo «il male non ha più potere su di noi e la morte diventa passaggio per l’inizio di una vita nuova».

Iniziando la sua catechesi nell’Udienza del mercoledì, papa Leone XIV oggi ha sottolineato che la santità «non è un privilegio per pochi», ma «un dono che impegna ogni battezzato a tendere alla perfezione della carità». Dopo il consueto giro in papamobile in piazza per salutare i migliaia di fedeli arrivati da tutto il mondo, il Pontefice ha proseguito le meditazioni sulla Costituzione conciliare Lumen Gentium approfondendo il quinto capitolo, dedicato «alla universale vocazione alla santità di tutti», con una riflessione su «Santità e consigli evangelici nella Chiesa».
Nel testo conciliare si legge che ciascuno «è chiamato a vivere nella grazia di Dio, praticando le virtù e conformandosi a Cristo», e proprio la carità, ha spiegato Prevost, «è al cuore della santità alla quale tutti i credenti sono chiamati». C’è poi un «livello più alto della santità», che è il «martirio», definito dai Padri conciliari «suprema testimonianza della fede e della carità», e proprio Lumen Gentium, ha aggiunto il Papa, insegna anche «che ogni credente dev’essere pronto a confessare Cristo fino al sangue, com'è sempre accaduto e accade anche oggi». E questa «disponibilità alla testimonianza si avvera ogni volta che i cristiani lasciano segni di fede e d’amore nella società, impegnandosi per la giustizia», ha proseguito.

L’aiuto più grande, nel cammino verso la santità, sono i Sacramenti. Tutti, e «in modo eminente l’Eucaristia», sono «nutrimento che fa crescere una vita santa, assimilando ogni persona a Cristo, modello e misura della santità». Gesù stesso «santifica la Chiesa, della quale è Capo e Pastore», e la santità «è, in quest’ottica, dono suo, che si manifesta nella nostra vita quotidiana ogni volta che lo accogliamo con letizia e vi corrispondiamo con impegno». Poi Leone XIV ha citato san Paolo VI quando, nell’Udienza generale del 20 ottobre 1965, ricordava «che la Chiesa, per essere autentica, vuole che tutti i battezzati debbano “essere santi, cioè veramente suoi figli degni, forti e fedeli”».
Dunque la santità, secondo Lumen Gentium è «una caratteristica costitutiva» della Chiesa cattolica, che è ritenuta «indefettibilmente santa». Questo, ha continuato il Papa, «non significa che lo sia in maniera piena e perfetta, ma che è chiamata a confermare questo dono divino durante il suo pellegrinaggio verso la meta eterna». La stessa «triste realtà del peccato nella Chiesa, cioè in tutti noi», ha ammesso il Pontefice, «invita ciascuno a condurre un serio cambiamento di vita, affidandoci al Signore, che ci rinnova nella carità». La santità, dunque, ha ribadito, «non ha soltanto natura pratica, come se fosse riducibile a un impegno etico, per quanto grande, ma riguarda l’essenza stessa della vita cristiana, personale e comunitaria».

In questo contesto, Leone XIV ha sottolineato «il ruolo decisivo» assunto dai consacrati, di cui la Costituzione conciliare tratta nel capitolo sesto. «Nel popolo santo di Dio essa costituisce un segno profetico del mondo nuovo, sperimentato nel qui ed ora della storia - ha proseguito -. Infatti, segni del Regno di Dio, già presente nel mistero della Chiesa, sono quei consigli evangelici che danno forma ad ogni esperienza di vita consacrata: la povertà, la castità e l’obbedienza». Le tre virtù «non sono prescrizioni che incatenano la libertà, ma doni liberanti dello Spirito Santo, attraverso i quali alcuni fedeli sono consacrati totalmente a Dio», ha aggiunto, prima di entrare nel dettaglio dei consigli evangelici.
La povertà, ha spiegato, «esprime il pieno affidamento alla Provvidenza, liberando dal calcolo e dal tornaconto», mentre l’obbedienza «ha per modello il dono di sé che Cristo ha fatto al Padre, liberando dal sospetto e dal predominio». Infine la castità «è la donazione di un cuore integro e puro nell’amore, a servizio di Dio e della Chiesa». Con questo stile di vita i consacrati «testimoniano l’universale vocazione alla santità di tutta la Chiesa, nella forma di una sequela radicale», ha detto il Papa. Parlando poi della «croce» di Cristo, Leone XIV ha ricordato che, contemplando la Passione, morte e Resurrezione di Cristo «sappiamo che non c’è esperienza umana che Dio non redima: persino la sofferenza, vissuta in unione con la passione del Signore, diventa via di santità».

Saluti dopo l’Udienza
Rivolgendosi ai pellegrini di lingua francese, e in particolare a quelli provenienti da Francia, Belgio e Svizzera, Prevost ha esortato ad essere «testimoni gioiosi di carità e di pace, di cui il mondo ha tanto bisogno». In particolare, poi, salutando i fedeli di lingua portoghese, si è rivolto ai giovani scout di Vila Flor, in Portogallo, ricordando l’amore di san Carlo Acutis per l’Eucarestia. «Andate, dunque, da Gesù Risorto e stringete amicizia con Lui: - ha detto il Papa - cercatelo ogni domenica, passate a salutarlo in chiesa, accogliete il dono del suo Spirito e custodite sempre la sua Pace». Sempre parlando ai tanti adolescenti e giovani presenti, tra cui molti italiani cresimandi o da poco cresimati, il Pontefice ha esortato «a seguire fedelmente i consigli evangelici, in particolare nel cammino della vocazione alle diverse forme di vita consacrata». Poi il saluto ai pellegrini di lingua italiana, inglese, tedesca, polacca, spagnola, cinese.
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