La regina Camilla e le suore cattoliche: insieme per la dignità delle donne

Ricevute a Clarence House a Londra le rappresentanti dell'Unione internazionale delle superiore generali. Al centro del colloquio anche l'impegno delle religiose contro la tratta e per la giustizia climatica
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July 16, 2026
La regina Camilla con le rappresentanti dell'Unione Internazionale delle Superiore Generali, che riunisce le congregazioni religiose femminili cattoliche / BUCKINGHAM PALACE
La regina Camilla con le rappresentanti dell'Unione Internazionale delle Superiore Generali, che riunisce le congregazioni religiose femminili cattoliche / BUCKINGHAM PALACE
Non è una semplice visita di cortesia quella che ha portato alcune rappresentanti dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali (Uisg) a Clarence House a Roma. A meno di un anno dallo storico incontro avvenuto in Vaticano durante la Visita di Stato dei sovrani britannici alla Santa Sede, il nuovo colloquio con la regina Camilla conferma l’attenzione della Corona britannica verso il lavoro svolto dalle religiose cattoliche nei contesti più fragili del mondo e rafforza un dialogo che ha al centro la tutela delle donne e delle ragazze più vulnerabili, la lotta alla tratta di esseri umani e l’impegno per la giustizia climatica.
All’udienza a Londra mercoledì hanno preso parte suor Roxanne Schares, nuova segretaria esecutiva della Uisg, suor Abby Avelino, coordinatrice internazionale della rete antitratta Talitha Kum, e suor Maamalifar Poreku, co-segretaria esecutiva della Commissione giustizia, pace e integrità del creato della Uisg. Presente anche suor Lynne Baron, responsabile per la Gran Bretagna delle Suore Fedeli Compagne di Gesù e delegata dell’arcivescovo di Liverpool per l’azione sociale cattolica.
L’incontro ha offerto l’occasione per presentare il lavoro delle circa 600mila religiose rappresentate dalla Uisg, impegnate quotidianamente nell’accompagnamento di migranti e rifugiati, nel sostegno alle vittime della tratta, nell’assistenza alle comunità colpite da guerre, povertà e discriminazioni e nelle iniziative a favore delle popolazioni più esposte agli effetti dei cambiamenti climatici. «Ogni giorno le suore scelgono di essere presenti ovunque la dignità umana sia minacciata», ha affermato suor Roxanne Schares, sottolineando come le religiose continuino a operare attraverso l’educazione, l’assistenza sanitaria, la cura pastorale, il sostegno sociale e la costruzione della pace, offrendo una testimonianza concreta di speranza soprattutto nei contesti più difficili.
Particolare attenzione è stata dedicata all’attività di Talitha Kum, la rete internazionale nata per contrastare la tratta di esseri umani e oggi presente in oltre 110 Paesi attraverso 68 reti nazionali e regionali. Suor Abby Avelino ha illustrato i progressi compiuti nell’ultimo anno, soffermandosi sul programma “Young Ambassadors Against Human Trafficking”, avviato con il sostegno del Governo britannico e oggi diffuso a livello globale. L’iniziativa promuove il protagonismo dei giovani nella prevenzione dello sfruttamento e nella sensibilizzazione delle comunità.
Nel colloquio si è parlato anche di cura del creato. Suor Maamalifar Poreku ha presentato i progetti della Uisg per la giustizia climatica, che comprendono educazione ambientale, agricoltura sostenibile, accesso all’acqua e sostegno alla resilienza delle comunità locali. «La crisi climatica colpisce in modo sproporzionato le popolazioni più vulnerabili, comprese le donne e le ragazze», ha ricordato la religiosa, evidenziando il legame tra tutela dell’ambiente e promozione della giustizia sociale.
Secondo Anabel Inge, incaricata d’affari ad interim dell’Ambasciata britannica presso la Santa Sede, il lavoro delle suore cattoliche dimostra «il potere della fiducia, della presenza e dell’impegno a lungo termine» nel sostenere le comunità più fragili. Per la Uisg, il nuovo incontro con la regina Camilla rappresenta dunque il segno di una collaborazione che continua a crescere attorno a sfide globali condivise. Un dialogo che riconosce il ruolo delle religiose come presenza capillare e spesso insostituibile accanto alle persone più vulnerabili e che punta a favorire, attraverso il lavoro comune di istituzioni, società civile e comunità locali, percorsi di dignità, protezione e sviluppo

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