La lunga preparazione al diaconato, poi la malattia: Pino, ordinato in terapia intensiva a Catania

Al Policlinico
della città siciliana l’arcivescovo Renna ha ordinato diacono permanente Pino Cannavò, davanti alla moglie e ai due figli. E a sorpresa al rito erano presenti le reliquie di sant’Agata
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July 16, 2026
Un momento dell'ordinazione a diacono permanente di Pino Cannavò, ricoverato in terapia intensiva al Policlinico di Catania. A presiedere il rito l'arcivescovo Luigi Renna / DIOCESI DI CATANIA
Un momento dell'ordinazione a diacono permanente di Pino Cannavò, ricoverato in terapia intensiva al Policlinico di Catania. A presiedere il rito l'arcivescovo Luigi Renna / DIOCESI DI CATANIA
«Quando mi è stata proposta la possibilità di essere ordinato qui sono stato entusiasta. Ho trovato nel vescovo un vero padre e un vero pastore». Dall’altra parte del telefono la voce di Pino Cannavò è ancora segnata dalla fatica, ma si illumina quando ripercorre quanto accaduto poche ore prima nel reparto di Terapia intensiva del Policlinico di Catania. Era pronto a ricevere il diaconato quando una grave malattia ha cambiato improvvisamente i programmi. Non la risposta. Quell’«Eccomi», preparato in anni di formazione, mercoledì è risuonato accanto al suo letto d’ospedale, dove l’arcivescovo Luigi Renna lo ha ordinato diacono permanente. La celebrazione si è svolta in forma strettamente riservata, nel rispetto delle esigenze del reparto. Accanto a lui c’erano soltanto la moglie Maria Rita e i due figli. Per pochi minuti la Terapia intensiva ha accolto uno dei gesti più solenni della vita della Chiesa: l’imposizione delle mani e la preghiera di ordinazione.
Alle spalle di quel momento c’era un cammino lungo diversi anni. Cannavò, 60 anni, aveva infatti completato il percorso della Comunità diaconale “Sant’Euplo”, l’itinerario con cui l’Arcidiocesi di Catania accompagna gli aspiranti diaconi permanenti e le loro famiglie. Non un semplice corso di studi, ma una formazione umana, spirituale, teologica e pastorale, vissuta insieme alle mogli e alle comunità di appartenenza. Il diaconato permanente, infatti, quando è conferito a uomini sposati, coinvolge l’intera famiglia, chiamata a condividere una vocazione che trova il suo centro nel servizio della Parola, della liturgia e della carità. Solo quattro mesi fa Cannavò aveva ricevuto il ministero dell’accolitato, ultimo passaggio prima dell’ordinazione.
A rendere ancora più particolare la giornata è stato un dettaglio inatteso. Poco prima dell’inizio della celebrazione, nel reparto era giunta la reliquia di sant’Agata, portata al Policlinico nell’ambito del pellegrinaggio per il IX centenario della traslazione delle reliquie. Così, durante l’ordinazione, la Patrona di Catania è rimasta accanto al suo letto, accompagnando uno dei momenti più importanti della sua vita. «Non era stato deciso per niente – dice il nuovo diacono – perché la reliquia di sant’Agata era lì per la visita ai reparti. Io ho chiesto che rimanesse proprio durante l’ordinazione. È stata una doppia sorpresa».
Poi l’arrivo dell’arcivescovo. «Appena il vescovo è entrato mi sono messo a piangere. È stato un pianto ininterrotto. Anche lui si è emozionato tantissimo, mi ha abbracciato. È stato un momento bellissimo anche per la mia famiglia». La malattia aveva cambiato il luogo dell’ordinazione, ma non la vocazione. «Si può essere pronti a dire il proprio “Eccomi” al Signore che chiama a seguirlo e trovarsi davanti ad un ostacolo: la malattia, con l’imprevedibilità che prospetta. Può essere un ostacolo, quando il cuore è pronto? No, per Pino Cannavò, come per tanti altri nella storia della Chiesa, non lo è stato – dice l’arcivescovo Luigi Renna –. Mi sono ricordato di quanto è accaduto ad un mio seminarista a Molfetta, dieci anni fa, colpito da una severa neoplasia. Il suo cuore era pronto e l’arcivescovo di Trani lo ordinò presbitero anche se era solo al terzo anno». Per il presule catanese il luogo dell’ordinazione non cambia il significato del ministero ricevuto.
Il diaconato permanente, ripristinato dal Concilio Vaticano II, rappresenta oggi una presenza sempre più importante nella vita della Chiesa. L’Arcidiocesi di Catania conta 66 diaconi permanenti, chiamati a esercitare il ministero della Parola, della liturgia e della carità nelle comunità del territorio. L’ordinazione di Pino Cannavò è stata accolta con grande gioia dall’intera comunità diaconale. Nei gruppi di condivisione si sono susseguiti per tutta la giornata messaggi di affetto, vicinanza e preghiera da parte dei confratelli, insieme agli auguri del responsabile della formazione degli aspiranti, padre Antonio Gentile, e del responsabile del diaconato permanente, padre Salvatore Alì, segno di una fraternità costruita nel cammino e condivisa anche nel tempo della prova.
«Ora Pino è diacono – conclude Renna – il reparto di terapia intensiva dove è stato ordinato è il luogo da dove proclama il Vangelo che ha ricevuto nei riti esplicativi. È un pulpito “scomodo”, che somiglia tanto alla Croce. Ma è proprio dalla Croce che scaturisce la salvezza per l’umanità. Auguri diacono Pino, diacono con Cristo Crocifisso e Risorto».

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