Il Papa agli studenti: «Attenti ai falsi maestri che radicalizzano la fede»
di Agnese Palmucci, Roma
Leone XIV ha presieduto la Messa in occasione dell'apertura dell'anno accademico delle università pontificie, nella Basilica di San Pietro. «Coltivate le amicizie, nelle vostre aule siede il mondo», ha detto ai circa 5mila presenti.

Per le Università pontificie il «nuovo anno accademico è «più di una semplice ripresa delle attività di studio e di ricerca». A ricordarlo, davanti a centinaia di studenti e insegnanti, è stato papa Leone XIV durante l’omelia della Messa che nel pomeriggio ha presieduto nella Basilica di San Pietro, in occasione dell’apertura dell’anno accademico. «Nessuno, allora, insegnerà, studierà, ricercherà solo per sé stesso, ma con gli altri, per gli altri e soprattutto con il Signore e per il Signore», ha aggiunto. Lo scorso anno il Pontefice aveva inaugurato l’anno di studi con un discorso alla Pontificia Università Lateranense, a metà novembre.

Tra i concelebranti era presente anche il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la cultura e l’educazione. In paramenti rossi, Prevost ha esortato giovani e adulti, tra cui moltissimi sacerdoti e consacrate da tutto il mondo, a «stimare lo studio come servizio alla fede e alla verità: per il bene vostro e di tanti fratelli e sorelle per i quali il Signore ha dato la sua vita». Poi, commentando la Lettera di san Paolo ai Gàlati, proposta dalla liturgia del giorno, ha ricordato che «l’intelligenza è determinante per la fede e la missione» e ha messo in guardia dai «falsi maestri» che in ogni epoca «volgono ai propri interessi il sentimento religioso di non pochi credenti, spingendoli spesso a radicalizzare qualche aspetto dell'insegnamento ricevuto a discapito dell'intero, che è Cristo e il suo Vangelo».

La ragione, dunque, il porsi e porre domande, «alla luce della Parola di Dio e della Tradizione della Chiesa», ha ribadito Prevost, «sono parte essenziale del cammino di fede alla sequela di Gesù Cristo». Guardando ancora all’insegnamento dell’apostolo, il Papa ha chiesto di utilizzare l’intelligenza anche per fare memoria, «non semplicemente accostando dati, come un algoritmo fa ormai più rapidamente di noi, ma ricordando le esperienze vissute, con le risonanze che solo l’animo umano può provare, ed entrando più intensamente in contatto con la loro bontà». Poi ha spinto tutti a coltivare le amicizie che nascono negli anni di studio, specialmente negli atenei pontifici, con studenti da ogni continente. «Guardatevi intorno: nelle vostre aule siede il mondo», ha detto con forza Leone XIV. «Sono molti a non avere le stesse opportunità formative che noi abbiamo ricevuto. Apriamo la porta, non chiudiamoci», ha aggiunto.

Infatti se «la routine, le ambizioni, le rivalità e altri fattori negativi possono col tempo distrarre attenzione ed energia, lasciando inariditi e fiacchi, litigiosi e tristi» occorre «ritornare al cuore», dove tutto è cominciato». «Portate la vita nello studio e lo studio nella vita», perché più ci si allontana dalla «realtà intera che il Figlio di Dio ha assunto e abitato con infinito amore», meno «avremo qualcosa da dire e possibilità di capire». Neppure lo studio della teologia è «estraneo a queste sfide», ha detto ancora il Papa, ma nel «cantiere della "città di Dio" la sua ricerca contribuisce a illuminare il lavoro di tutti ponendosi come crocevia dei diversi saperi».

E un pensiero particolare Prevost lo ha rivolto alla grande Comunità ecclesiale di Roma, in cui tutto questo si fa corpo. Essa «con la sua vocazione a servire l'intera cattolicità è punto d'incontro, di confronto e di reciproco arricchiamento fra sensibilità, culture e tradizioni diverse, nelle quali il Vangelo dischiude i suoi inesauribili tesori».
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