Chiesa luterana di Svezia, 126 sacerdoti contro l'obbligo di celebrare i matrimoni gay

La libertà di coscienza divide il clero luterano, mentre si discute dei requisiti per le future ordinazioni. Sullo sfondo, la vitalità dei movimenti legati al dettato biblico, che attirano giovani
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October 9, 2026
Chiesa luterana di Svezia, 126 sacerdoti contro l'obbligo di celebrare i matrimoni gay
Chiesa della comunità EFS di Östersund, nella Svezia centro-settentrionale / efsostersund.se
Centoventisei sacerdoti contro l'obbligo di celebrare matrimoni omosessuali. È il numero che in questi giorni ha portato alla luce una divisione che nella Chiesa luterana di Svezia (Svenska kyrkan) viene da lontano, ma che potrebbe essere arrivata a un passaggio decisivo. A raccontare la protesta sono i principali media nazionali, dal quotidiano Dagens Nyheter alla radio pubblica Sveriges Radio. Alla lettera dei 126, che chiedono di conservare la libertà di non celebrare nozze tra persone dello stesso sesso, ha risposto un controappello di oltre cento sacerdoti, favorevoli invece a superare l'attuale disciplina.
All'origine della controversia c'è una mozione presentata da cinque gruppi al Kyrkomötet, il sinodo nazionale della Chiesa svedese, massimo organo deliberativo composto da 251 membri eletti. L'obiettivo è superare il compromesso del 2009, quando furono introdotti i matrimoni omosessuali lasciando ai singoli sacerdoti la libertà di non celebrarli. Una libertà che i 126 firmatari chiedono di preservare. Non tutti, peraltro, sono contrari a quelle nozze: alcuni le celebrano, ma ritengono che anche la posizione di chi le rifiuta debba continuare ad avere diritto di cittadinanza nella Chiesa. La commissione competente del sinodo ha proposto di respingere la mozione, chiedendo però di approfondire le possibilità di realizzarne gli obiettivi. L'assemblea sarà chiamata a pronunciarsi nella sessione del 16-18 novembre.
La Chiesa luterana di Svezia conta poco meno di 5,4 milioni di membri, circa la metà della popolazione. È articolata in 13 diocesi, 1.256 parrocchie e 27 comunità all'estero. Ha conservato una struttura episcopale con 14 vescovi, compreso l'arcivescovo di Uppsala, Martin Modéus, che ne è il primate.
Separata dallo Stato soltanto nel 2000, la Svenska kyrkan è tra le realtà più liberal del protestantesimo europeo. Già nel 1958 aprì il ministero sacerdotale alle donne, ordinate per la prima volta nel 1960, decenni prima della Chiesa anglicana. Nel 1997 ebbe la sua prima donna vescovo e nel 2014, con Antje Jackelén, la prima donna primate. Sul terreno della morale familiare e sessuale ha progressivamente assunto posizioni secolarizzate, fino all'introduzione, nel 2009, del matrimonio religioso per le coppie omosessuali.
Eppure, al suo interno è sopravvissuto un piccolo mondo fedele alla tradizione dottrinale luterana e all'autorità della Scrittura, che continua a considerare il matrimonio come unione tra un uomo e una donna. Punto. Sono realtà come l'Evangeliska Fosterlands-Stiftelsen (Efs), movimento di risveglio evangelico-pietista fondato nel 1856 che, anziché separarsi dalla Chiesa nazionale, scelse di rinnovarla dall'interno. Conversione personale, evangelizzazione, missione e centralità della Bibbia ne costituiscono ancora oggi i tratti caratteristici. Nel 2025 il direttivo dell'Efs ha ribadito che la Bibbia resta il riferimento fondamentale per la fede e morale, riaffermando la concezione del matrimonio come unione tra un uomo e una donna. Accanto all'Efs operano anche realtà influenzate dal movimento carismatico internazionale, come Oasrörelsen, nata negli anni Ottanta, che promuove incontri di preghiera e iniziative per i giovani, insistendo sulla centralità della Bibbia e dell'Eucaristia. Anche Oasrörelsen sostiene il matrimonio sia per definizione solo quello tra uomo e donna.
Questa fedeltà al dettato biblico ha già provocato forti tensioni con i vertici della Chiesa svedese. Nel 2019 una sacerdotessa legata all'Efs fu sospesa dal ministero nella diocesi di Luleå per alcune affermazioni sull'omosessualità durante una catechesi con i cresimandi. Nel maggio 2020 la Commissione d'appello della Chiesa svedese annullò il provvedimento, stabilendo che non esisteva una posizione vincolante per tutti sulle relazioni omosessuali e che, pertanto, le affermazioni della sacerdotessa non violavano la dottrina ecclesiale né le promesse dell'ordinazione. Le tensioni sono poi riemerse più volte, fino alla decisione del 2025 di consentire alle parrocchie di chiedere, in sede di assunzione, se un sacerdote sia disponibile a celebrare matrimoni omosessuali oppure no.
Un aspetto particolarmente significativo è la presenza di giovani in questi ambienti tradizionali, che non sembrano dunque destinati a esaurirsi con le generazioni più anziane. La stessa Sunniva Rettinger, la sacerdotessa di Oskarshamn che ha promosso la lettera dei 126, ha 38 anni e si è formata alla Johannelunds teologiska högskola di Uppsala, l'istituto storicamente legato all'Efs che prepara anche candidati al ministero presbiterale. Una realtà che registra un interesse crescente: tra il 2024 e il 2025 le candidature ai suoi diversi percorsi formativi sono salite da 383 a 442, e il percorso di preparazione al sacerdozio è quello che registra la maggiore richiesta.
Il dato generazionale acquista un peso particolare alla luce del confronto in corso sulle future ordinazioni. Nell'aprile scorso tutti i vescovi della Svenska kyrkan hanno indicato come obiettivo che i candidati al ministero siano disponibili a celebrare matrimoni sia eterosessuali sia omosessuali. In un documento ad hoc, Vägar framåt, vengono prospettati percorsi di formazione e discernimento che possono arrivare, in ultima istanza, alla mancata ammissione di un candidato. Non si tratta ancora di un requisito obbligatorio generalizzato, ma la prospettiva rischia di chiudere le porte del ministero proprio a una parte di quei giovani che, attraverso i movimenti di risveglio, continuano ad avvicinarsi alla vita ecclesiale. In una Chiesa alle prese con una secolarizzazione terminale e una partecipazione religiosa ai minimi termini, è un interrogativo che riguarda il suo stesso futuro.
Tensioni analoghe si registrano tra l'altro anche nella vicina Finlandia, dove alcuni storici movimenti luterani di risveglio, tra cui correnti lestadiane, che prendono il nome dal pastore svedese Lars Levi Laestadius (1800-1861), promotore nell'Ottocento di un movimento di rinnovamento religioso in Lapponia, stanno organizzando una federazione per salvaguardare la propria identità teologica e assicurare la presenza di sacerdoti nelle loro comunità.

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