«Noi, che stiamo assieme ai giovani: così la Chiesa
ascolta le loro domande»

Portare il Vangelo alle nuove generazioni. Prendendo
sul serio le loro domande di senso. E offrendo esperienze di servizio ai poveri. Percorsi a confronto al Convegno nazionale di pastorale giovanile svoltosi a Brindisi
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June 3, 2026
Un momento della veglia di preghiera nella Basilica di San Nicola a Bari con i partecipanti al 29° Convegno nazionale di pastorale giovanile
Un momento della veglia di preghiera nella Basilica di San Nicola a Bari con i partecipanti al 29° Convegno nazionale di pastorale giovanile
C’è chi viene da vicino e chi ha attraversato l’Italia per esserci. Chi presta il suo servizio nelle scuole e chi è impegnato nelle parrocchie e negli oratori. Ci sono vescovi che si occupano dei giovani e ragazzi e ragazze impegnati nelle diocesi per i loro coetanei, assieme a laici, consacrati, consacrate e sacerdoti. Ognuno con la sua storia, ma soprattutto con le ferite dei “propri” giovani e la storia dei territori da cui provengono nel cuore. È per condividerle che dal 31 maggio al 2 giugno il Servizio nazionale di pastorale giovanile della Cei ha riunito circa cinquecento membri delle équipe diocesane tra Brindisi e Bari per un convegno dal titolo “Va’ e accostati”, preso dal racconto degli Atti degli Apostoli, dove a Filippo lo Spirito Santo chiede di farsi vicino a un eunuco a cui ancora non era stato annunciato il Vangelo. In lui gli educatori delle diocesi si sono rivisti, di fronte a una generazione non sempre vicina agli ambienti ecclesiali, ma non per questo priva di domande profonde, come quelle sull’esistenza di Dio.
In questo, il convegno diventa un’occasione per ascoltare assieme cosa i giovani chiedono oggi alla Chiesa italiana, ma anche per lasciarsi provocare dall’esperienza di chi vive in realtà lontane dalla propria e costruire percorsi comuni.
A raccontarlo è don Francesco Pesce, responsabile della pastorale giovanile di Trieste, che grazie ai legami nati nei passati convegni ha costruito un gemellaggio tra la sua e la realtà di Aosta. «Siamo andati a trovare i giovani di quella diocesi e loro sono venuti da noi – racconta –. Abbiamo costruito ponti di dialogo tra realtà che, proprio per la loro diversità hanno interrogato i ragazzi e offerto loro occasione di confrontarsi sul loro vissuto di fede». In particolare, sono tanti i giovani che da altre diocesi chiedono di poter andare a Trieste: «La scorsa estate abbiamo ricevuto circa duemila richieste, perché c’è voglia di mettersi al servizio e conoscere la realtà della rotta balcanica, che porta in Italia migranti segnati da profonde sofferenze». La pastorale giovanile, allora, si è fatta polo organizzatore, offrendo anche occasioni di formazione, «per far sì che i giovani arrivati a servizio delle realtà caritative della Chiesa triestina e della città riescano ad intercettare meglio i bisogni di chi hanno davanti».
A Trapani, invece, nonostante la pastorale giovanile sia «prevalentemente dedicata agli adolescenti, per via di un’emigrazione che porta verso il nord o altri Paesi europei molti dei nostri ragazzi», spiega il responsabile don Giuseppe Grignano, è nato un progetto per portare il modello degli oratori anche nel Sud Italia. «È stato fondamentale in questo il dialogo con i responsabili delle diocesi lombarde, che ci hanno aiutato a pensare iniziative più strutturate in questo senso. Adesso stiamo pensando ad un convegno utile per dare delle linee guida a tutta la nostra regione, per poi riportarle nelle comunità e rileggerle nei territori, tenendo conto delle nostre specificità – continua don Grignano –. Nel convegno intanto, dopo una fase formativa in cui abbiamo ascoltato le esperienze degli altri, potremo fare presenti le nostre aspettative e indicazioni su come dovranno nascere gli oratori in Sicilia». Nel frattempo, «le diocesi stanno chiedendo alle parrocchie di mettersi in discussione», mentre, dal punto di vista operativo si cercano «figure adulte» da coinvolgere in questo nuovo progetto.
Ma a Brindisi sono arrivati anche tanti giovani, coinvolti nella pastorale dei propri coetanei. Tra loro ci sono Anna Bongini, dell’Azione Cattolica, e Giovani Spinelli, della Gioventù francescana, arrivati dall’arcidiocesi di Firenze, che sono tornati a casa colpiti da nuove strade su cui sentono di voler investire energie. «Il confronto con altre realtà permette di lasciarsi colpire da aspetti a cui altrimenti avremmo dato poco peso – racconta Anna –. Come giovani fiorentini, ad esempio, in questi giorni ci siamo resi conto che è essenziale in questo tempo puntare sulla formazione sociale e politica e ci piacerebbe offrire più occasioni che vadano in questa direzione, supportati dai movimenti e dalle associazioni di cui l’arcidiocesi è ricca». «Eventi come questi avevano già fatto nascere in passato gemellaggi tra la nostra e altre città, portandoci a fare visita ai giovani di Verona prima e di Napoli poi – prosegue Giovanni –. Lì in particolare abbiamo potuto visitare il Rione Sanità e scoprire molte iniziative avviate in diocesi, come il Museo diocesano diffuso e realtà nate grazie al Progetto Policoro. Tutte occasioni che a Firenze ancora non sono presenti, ma di cui nasce il desiderio grazie a queste relazioni che si vengono a creare».

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