«E Cristo se sentette scamazzato»: a Napoli c'è una Via Crucis che parla al popolo

di Rosanna Borzillo, Napoli
Il Venerdì Santo si anima con una rappresentazione speciale: le 14 stazioni in lingua napoletana. L'evento domani in piazza Mercato
April 2, 2026
«E Cristo se sentette scamazzato»: a Napoli c'è una Via Crucis che parla al popolo
«E Cristo se sentette scamazzato». Con queste parole, in napoletano, domani sera alle 22 prenderà vita la terza stazione della Via Crucis in piazza Mercato, a Napoli. La Passione si rinnova per parlare alla comunità contemporanea: Cristo indossa i costumi dell’epoca e la storia della sua sofferenza viene raccontata nella lingua della città, grazie all’impegno delle parrocchie e delle scuole del quartiere. Le quattordici stazioni sono illustrate dagli studenti, mentre i giovani animano la celebrazione, trasformando il rito in un momento vivo, partecipato e profondamente educativo. «Si parte da una provocazione evangelica», spiega don Francesco De Luca, parroco di Santa Maria La Scala. «San Paolo ci invita a proclamare il Vangelo “in ogni occasione, opportuna e inopportuna”. Abbiamo voluto che il Venerdì Santo non fosse solo un momento devozionale, ma un autentico tempo di evangelizzazione». La scelta del napoletano non è casuale. «Gesù non parlava un linguaggio distante, ma quello della gente», aggiunge don De Luca. «Così anche il dialetto restituisce al Vangelo immediatezza e concretezza: Cristo diventa uno di noi, che condivide sofferenze e speranze quotidiane». Un messaggio particolarmente significativo per i ragazzi seguiti da Asso.gio.ca., associazione promotrice dell’iniziativa. «Molti di loro sono minorenni già abituati alla delinquenza», racconta Gianfranco Wurzburger, presidente dell’associazione. «Il napoletano diventa uno strumento per entrare in contatto con loro e con le famiglie, spesso in contesti di povertà invisibili. Molti vivono ogni giorno una personale via crucis, segnata da difficoltà e attese». 
I disegni realizzati dagli studenti, accompagnati da scritte in napoletano, raccontano dolore, speranza e amore. «È la prima volta che proponiamo un progetto di questo tipo», spiega Alessia Del Forno, referente di Asso.gio.ca. «L’entusiasmo dei ragazzi ha trasformato l’iniziativa in un percorso educativo unico. Attraverso il lavoro creativo hanno sviluppato empatia, rispetto e senso di responsabilità, sentendosi protagonisti attivi e rafforzando la fiducia nelle proprie capacità». Anche i costumi storici, realizzati dal maestro artigiano Canzanella, noto per il teatro e il cinema, giocano un ruolo centrale. «Non è solo una questione estetica», sottolinea don Alessandro Overa, parroco di Sant’Eligio. «Indossare i vestiti tradizionali crea un legame empatico tra chi celebra e chi partecipa, riportando indietro nel tempo e facendo sentire tutti parte viva della storia e delle tradizioni». L’evento si svolgerà interamente all’aperto, immerso nel territorio e nelle atmosfere del quartiere. «Questo è fondamentale», aggiunge don Alessandro, «perché rende l’esperienza autentica, coinvolgente e memorabile».«Vogliamo ricordare che nessuno è solo o abbandonato», conclude don Francesco. «Cristo accompagna, sostiene e depone un seme di resurrezione». Ogni costume, disegno e stazione diventa così un ponte tra sacro e vita quotidiana, memoria storica e partecipazione comunitaria. Al termine della Via Crucis ci saranno le testimonianze di chi ha vissuto la propria “passione”: tra queste le storie di Lucia Montanino e Carmela Sermino, vittime innocenti della criminalità, il racconto di chi ha affrontato un tumore trovando nella fede la forza di rinascere, e la testimonianza di un giovane che ha trasformato le proprie difficoltà in un percorso di riscatto attraverso il volontariato.

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