«Amare è fare la strada insieme». Le "sorelle del dolore" e il titolo del Meeting
Roseline Hamel e l'amicizia con Nassera, la madre di uno dei terroristi che ha ucciso suo fratello, padre Jacques, nel 2016. Le due donne hanno aperto la 47esima edizione della kermesse di Cl, intitolata "L'amor che move il sole e l'altre stelle"

Al Meeting di Rimini hanno raccontato la loro storia, la volontà di ribellarsi a un destino di odio che sembrava scritto. Roseline Hamel è la sorella di padre Jacques Hamel, il sacerdote ucciso il 26 luglio 2026 dopo una messa a Saint-Étienne-du-Rouvray. Nassera è la madre di Adel, uno dei due terroristi che compì quell'attentato dopo aver giurato fedeltà allo Stato Islamico, freddato a sua volta dalle forze dell'ordine intervenute per salvare gli ostaggi. Alla kermesse di Cl, le due donne hanno raccontato la nascita di un legame inaspettato che le porta a definirsi “sorelle di dolore”, da cui è nato un libro omonimo. «Chi può soffrire più di me?» si chiedeva infatti Roseline nei mesi successivi alla tragedia e il pensiero, a sorpresa, andava alla madre dell'attentatore. Roseline e Nassera hanno cominciato così a sentirsi per telefono. Fino a quando è arrivato l'invito di Roseline, inaspettato, a vedersi: «Signora, è da tempo che l’aspetto» rispose Nassera. Ne è nato un rapporto fatto di ascolto reciproco, lacrime e condivisione.
In mezzo al flusso di interviste, chiediamo alle due donne solo una cosa: cosa significhi per loro il titolo della 47esima edizione del Meeting, "L’amor che move il sole e l’altre stelle", tratto dalla Divina Commedia di Dante Alighieri. Al sentire la domanda, Nassera allunga la mano per stringere quella di Roseline. E per tutto il tempo delle risposte, le due mani resteranno così, intrecciate. La prima a prendere la parola è Roseline: «Amare ci chiede tanta considerazione verso l'altro e anche un po' di riflessione, di analisi, di filosofia sulla vita dell'altro. Amare non è desiderare che l'altro sia come me, ma cercarne le qualità, perché nessuno di noi è perfetto, lo sappiamo tutti. Amare è comunicare senza giudicare, fare la strada insieme, non importa il cammino, percorrere questa strada dentro la grazia di Dio». Dopo qualche secondo è il turno di Nassera: «Noi amiamo i nostri figli in mondo incondizionato, indipendentemente dalle scelte che fanno. Amare non è provare a cambiarli, ma accettare l'altro com'è, anche nei suoi difetti. Amare è lasciare libero l'altro».
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