Calabria-Nord Europa: chi sono i migranti di passaggio in Italia e che ora devono tornarci
Pochi dei circa 40mila sbarcati in sette anni sulle loro coste sono rimasti, ma nessuno ha mai bloccato i partenti. Molti vengono da Siria Afghanistan, scarsi gli africani. Gli aiuti di Caritas e Comune

Per capire quello che sta accadendo tra l’Italia e alcuni Paesi europei che ci vorrebbero rinviare alcuni migranti giunti all’inizio sulle nostre coste, bisogna andare in Calabria e in Puglia. Più esattamente a Roccella Jonica, Crotone e Santa Maria di Leuca, dove negli ultimi sette anni sono sbarcati circa 40mila migranti. Quasi nessuno di loro però è rimasto in Italia. La maggior parte ha proseguito il viaggio verso altri Paesi europei, tra i quali proprio quelli che ora annunciano la decisione di rimandarcene alcune migliaia. Tra di loro ci sono quelli sbarcati in Calabria e Puglia? Molto probabile perché si tratta proprio dei cosiddetti “dublinanti”. Ce lo spiega, per l’ennesima volta, il sindaco di Roccella Jonica, Vittorio Zito: «L’80-90% al momento dell’identificazione non fa domanda d’asilo, anche se ne avrebbero tutti diritto». Molti vengono da Afghanistan, Siria, Iran, Iraq. Molti sono curdi. Africani pochissimi, solo somali. Paesi tutt’altro che sicuri. Se facessero domanda di asilo la protezione internazionale sarebbe certa. Spesso sono famiglie intere, con tanti bambini, anziani e anche disabili. Come a voler tagliare definitivamente i ponti con i loro Paesi per rifarsi una vita altrove, ma non in Italia. È la rotta turca della quale si è scritto molte volte, ma meno nota di quella che passa per il Mediterraneo centrale, muovendo da Libia e Tunisia. Fino al drammatico naufragio di Cutro del 25 febbraio 2023, con 94 morti (tra i quali 34 minori) e decine di dispersi.
Poi tutto è tornato come prima, sbarchi e naufragi, come quello del 17 giugno 2024 proprio a Roccella Jonica che provocò 56 morti, 26 bambini, dei quali solo 36 recuperati. Fino allo scorso anno. Nel 2026 gli sbarchi dalla “rotta turca” verso l’Italia sono quasi scomparsi, mentre sono fortemente aumentati quelli verso la Grecia, per poi risalire i Balcani, tragitto con tutta evidenza attualmente preferito dai trafficanti di uomini (non sono mancati gravi naufragi anche nel mar Egeo). Ma fino al 2025, e anche per i pochi eventi del 2026, le modalità di sbarco in Calabria e Puglia sono rimaste sempre le stesse. «Quasi nessuno degli immigrati che vengono dalla Turchia fa domanda d’asilo - ripete il sindaco -. Non lo fanno per evitare le regole di Dublino, che obbligherebbero loro a restare in Italia, perché non si vogliono fermare da noi, ma intendono raggiungere altri Paesi europei. Così vengono identificati e fotosegnalati e ricevono il foglio di via con l’obbligo a lasciare l’Italia entro 7 giorni». In questi giorni da “irregolari” cercano di risalire la Penisola per raggiungere Milano e da lì passare il confine e raggiungere Germania, Svizzera, Svezia e anche Finlandia, come ci hanno raccontato gli operatori delle Caritas diocesane di Locri-Gerace e di Ugento-Santa Maria di Leuca che hanno raccolto le loro testimonianze. Tutto avviene alla luce del sole, nessuno li ha mai bloccati. Evidentemente, visti i numeri, ha fatto comodo che non si fermassero in Italia, che non fosse necessario accoglierli. Infatti, sottolinea ancora il sindaco, «una volta ricevuta la notifica del provvedimento di espulsione, i migranti non hanno più diritto ad alcuna assistenza. Cercano ogni mezzo e possibilità per lasciare immediatamente Roccella, per non perdere tempo, ma senza informazioni e un minimo di assistenza il rischio è che siano abbandonati a se stessi in attesa di prendere un treno o un autobus».
Ad aiutarli, ancora una volta, volontari e operatori della Caritas in collaborazione col Comune. Rifornendoli di cibo e acqua, e anche pagando loro il biglietto per Milano o, addirittura, organizzando un pullman per il trasporto fino a Milano. Non assistiti dall’Italia e accolti invece negli altri Paesi. Una situazione “irregolare” che è andata bene fino ad ora. E con le nuove regole del “Patto europeo” ora i profughi della “rotta turca” tornano in Italia.
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