Servizio civile, oltre 40mila domande: cresce l'impegno dei giovani
di Antonio Fera
Gli enti rilanciano la difesa civile non armata mentre prende forma la riforma. Il Rapporto Cnesc chiede risorse stabili per garantire almeno 60mila posti l'anno

«Il contrario della guerra non è la pace, ma la comunità». La suggestione arriva da Hebron, in Cisgiordania, e riecheggia a Roma, dove la Conferenza nazionale enti per il servizio civile (Cnesc) presenta il suo XXIV Rapporto. La presidente Laura Milani la offre alla platea come una bussola per leggere un tempo che, a suo giudizio, vive una «normalizzazione della guerra». Perché, mentre il dibattito su sicurezza e riarmo torna a occupare il centro della scena europea e il Governo prepara la riforma del Servizio civile universale, gli enti che ogni anno accompagnano migliaia di giovani in un’esperienza di cittadinanza attiva rivendicano un’altra idea di difesa: non armata, fondata sulla partecipazione, sulla responsabilità condivisa e sui legami sociali.
I numeri del rapporto Cnesc
Nel rapporto ci sono oltre 40mila candidature, più di 16mila giovani avviati e quasi 19 milioni di ore di servizio svolte. Le attività si concentrano soprattutto nell’assistenza e nell’educazione, con una crescente attenzione anche all’ambiente, ai diritti e alla promozione della pace. «Il Servizio civile è stato inventato dai giovani e continua a essere realizzato dai giovani», ricorda il vicepresidente Cnesc Rossano Salvatore, sottolineando le radici di un’esperienza nata dall’obiezione di coscienza e diventata nel tempo uno dei principali strumenti di cittadinanza attiva del Paese.
La «normalizzazione della guerra»
L’evento si svolge all’Auditorium ExtraLibera, in zona piazza Bologna, uno spazio ricavato in un immobile confiscato alla criminalità organizzata e affidato all’associazione antimafia fondata da don Ciotti. «Siamo dentro una normalizzazione della guerra», osserva Milani. Accanto alle tensioni geopolitiche, il focus è su disuguaglianze, povertà educativa e crisi della partecipazione. In questo quadro, sostiene, la finalità della difesa civile non armata non appartiene al passato: «È forse oggi più attuale che mai». E se le forme dell’impegno cambiano, le oltre 40mila candidature raccolte dalla rete degli enti raccontano una disponibilità a mettersi in gioco che continua ad attraversare le nuove generazioni.
La sfida della riforma
Sullo sfondo c’è la riforma del Servizio civile universale contenuta nel disegno di legge delega sulle politiche giovanili. Gli enti seguono con attenzione il percorso che porterà ai decreti attuativi e chiedono di essere coinvolti nel confronto. «La qualità delle riforme dipende anche dalla qualità dell’ascolto», avverte Enrico Maria Borrelli, presidente della Consulta nazionale per il servizio civile universale, sottolineando la necessità di coinvolgere chi ogni giorno realizza il Servizio civile nei territori. Per la Cnesc il rischio è che venga progressivamente letto soprattutto come una politica occupazionale, mentre gli enti continuano a rivendicarne la dimensione educativa, civica e comunitaria.
La voce dei volontari
Per Corrado Capasso, rappresentante nazionale degli operatori volontari, il riconoscimento delle competenze maturate durante il servizio è un’opportunità, ma non può ridurre questa esperienza a uno strumento di inserimento lavorativo. «Non possiamo dimenticare le radici del Servizio civile», osserva, ribadendo il legame con l’obiezione di coscienza e la difesa non armata della patria.
Il nodo delle risorse
C’è poi il capitolo delle risorse. Nel 2024 gli enti della rete hanno investito oltre 116 milioni di euro di risorse proprie per sostenere il Servizio civile, una cifra superiore ai circa 113 milioni di finanziamenti pubblici attribuibili agli stessi enti. Per la Conferenza è il segno di un sistema che si regge anche sull’investimento diretto del Terzo settore. Da qui la richiesta di procedure più semplici e sostenibili.
Semplificare senza stravolgere
Giuseppe Pierro, capo del Dipartimento per le Politiche giovanili e il Servizio civile universale di Palazzo Chigi, riconosce la necessità di intervenire. «Dobbiamo salvaguardare l’esperienza», afferma, osservando come negli anni il sistema si sia progressivamente appesantito. La semplificazione, assicura, sarà uno degli assi della riforma. «Non cambiare per cambiare», ripete più volte durante la mattinata.
L'obiettivo dell'universalità
Resta aperta anche la questione dell’universalità. Le domande aumentano, ma l’obiettivo di offrire un’opportunità a tutti i giovani che desiderano svolgere il Servizio civile è ancora lontano. Più di 10mila candidati non arrivano ai colloqui di selezione e migliaia di posti finanziati restano comunque scoperti. Un paradosso che gli enti leggono anche come il segnale di percorsi sempre più frammentati e di una crescente difficoltà, per molti giovani, a programmare il proprio futuro. Tra le richieste avanzate dalla Cnesc c’è quella di rendere stabile una quota di almeno 60mila operatori volontari all’anno, considerata necessaria per garantire continuità ai progetti.
Una domanda aperta
Il confronto sulla riforma proseguirà nei prossimi mesi. Ma resta una domanda: quanto spazio c’è oggi per un’idea di difesa fondata su relazioni, partecipazione e cura delle comunità?
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