Nel Sulcis un data center porta nel futuro le vecchie miniere
di Maria Lucia Andria, Cagliari
Avanza il progetto del gruppo americano Energy Vault per realizzare l’infrastruttura negli spazi di Nuraxi Figus. Sarebbe alimentata da energie verdi e chiederebbe un investimento di 1,5 miliardi

C’è un luogo in Sardegna che per oltre un secolo ha vissuto di carbone e che oggi prova a riscrivere il proprio futuro. L’area mineraria di Nuraxi Figus, nel Sulcis, potrebbe trasformarsi in un nuovo polo tecnologico dedicato all’intelligenza artificiale, segnando una svolta per un territorio profondamente colpito dalla crisi industriale. Il progetto, denominato Digital Vault Sulcis, è promosso dalla società Energy Vault Sulcis S.r.l., controllata indirettamente dal gruppo statunitense Energy Vault Holdings Inc., e prevede la realizzazione di un data center “Edge AI” con una capacità fino a 30 MW, integrato con infrastrutture energetiche rinnovabili e sistemi di accumulo.
Con un investimento di quasi 1,5 miliardi di euro e una stima di circa 400 posti di lavoro tra occupazione diretta e indotto, il progetto è stato dichiarato dal Consiglio dei ministri - su proposta del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso - di “preminente interesse strategico nazionale”. Numeri che alimentano le aspettative di una comunità da anni alla ricerca di nuove opportunità. La decisione del Governo rappresenta un passaggio importante nel percorso di rilancio dell’ex bacino carbonifero del Sulcis. Dopo la chiusura della miniera, infatti, il sito era rimasto per anni in attesa di una nuova destinazione produttiva. La scelta non è casuale: le ex aree minerarie dispongono di ampi spazi industriali, infrastrutture già esistenti e collegamenti alla rete elettrica ad alta capacità, elementi essenziali per ospitare data center ad alto consumo energetico.
Per la Regione il progetto rappresenta molto più di un investimento tecnologico: è l’occasione per restituire una prospettiva a uno dei luoghi più emblematici della storia mineraria dell’Isola. «Il provvedimento rappresenta un primo riconoscimento istituzionale del percorso di riconversione industriale costruito in questi anni dalla Regione Sardegna», commentano la presidente Alessandra Todde e l’assessore dell’Industria Emanuele Cani. «È un passaggio storico: dopo anni di impegno il sito di Nuraxi Figus torna a essere un’opportunità. Il piano industriale mette insieme sostenibilità, innovazione e lavoro. La nostra priorità resta tutelare i lavoratori e creare nuova occupazione qualificata per le giovani generazioni».
Una visione condivisa anche da Luca Manzella, vicepresidente EMEA di Energy Vault, la società promotrice del progetto. «Il Sulcis è un territorio con una storia industriale profonda e crediamo che proprio da questa storia possa partire una nuova fase di sviluppo. Digital Vault Sulcis nasce con l’ambizione di valorizzare un’ex area mineraria proiettandola verso un settore strategico come quello delle tecnologie per l’intelligenza artificiale. È fondamentale che un’infrastruttura di questa portata mantenga un legame forte con il territorio: non vogliamo solo contribuire alla sovranità tecnologica del Paese, ma accompagnare nel tempo lo sviluppo economico e industriale della Sardegna.»
Una prospettiva che trova un’apertura anche nel mondo sindacale, dove però si insiste sulla necessità che l’investimento produca effetti concreti sull’economia locale. Per il segretario regionale della Cisl, Pier Luigi Ledda, il Digital Vault Sulcis rappresenta un’opportunità «a condizione che sia pienamente integrato nel sistema economico e produttivo della Sardegna, valorizzi le competenze delle persone, coinvolga università, centri di ricerca e imprese e produca ricadute concrete per il territorio». Ledda richiama inoltre l’attenzione sugli aspetti ambientali, da affrontare «con rigore, evitando allarmismi», e sottolinea che il Sulcis «ha bisogno di investimenti che non siano episodi isolati, ma parte di una strategia di lungo periodo capace di contrastare lo spopolamento, trattenere i giovani e attrarre nuove attività».
Per il Sulcis, che da anni è alla ricerca di una nuova prospettiva industriale che vada oltre il carbone, la sfida, adesso, sarà passare dagli annunci ai cantieri e dai cantieri ai posti di lavoro. Solo allora la riconversione di Nuraxi Figus potrà davvero diventare uno dei casi più significativi della transizione industriale italiana.
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