«Sempre più motovedette libiche, 
così i soccorsi dei migranti sono ostacolati»

La denuncia della Ong Emergency in navigazione verso Ortona con 68 persone soccorse. Nell’ultima settimana +655% di arrivi a Lampedusa Il 92% delle persone giunte via mare sono partite dalle coste libiche
April 28, 2026
«Sempre più motovedette libiche, 
così i soccorsi dei migranti sono ostacolati»
Una motovedetta libica che tenta di fermare un gommone carico di migranti/SeaWatch
Partono e vengono riportati da dove sono partiti. Succede così con i migranti che cercano di attraversare il Mediterraneo e vengono intercettati dalle cosiddette milizie libiche. L’ultimo caso è di ieri: 52 migranti alla deriva, per i quali Alarm Phone aveva lanciato un Sos, sono prima stati soccorsi da una nave cargo e poi consegnati alle motovedette libiche. La nave di rifornimento “Doenicke Tide” dopo averli fatto salire a bordo li ha poi trasbordati su un pattugliatore libico. Immediata la protesta di Alarm Phone. «Condanniamo questo intercettamento illegale di persone in difficoltà. La Libia non è un paese sicuro» scrive sui social la linea telefonica di supporto (non un servizio di salvataggio diretto) dedicata alle persone che si trovano in pericolo nel Mar Mediterraneo mentre tentano di raggiungere l’Europa.
Ormai è la Libia a controllare i flussi migratori nel Mediterraneo: e lo fa con i barconi che lascia partire dalle sue spiagge lucrando su chi è costretto a pagare migliaia e migliaia di euro per un passaggio su un barcone a rischio naufragio e con quelli che intercetta al largo e che tenta di riportare a terra minacciando le Ong che hanno soccorso. Ma lo fanno anche “su chiamata” di chi preferisce affidare le persone in mare a Tripoli.
Al pugno duro del Viminale, che assegna porti di sbarco sempre più lontani e continua a disporre i fermi amministrativi per le unità che hanno violato le regole, si aggiunge la presenza sempre più massiccia di motovedette libiche in mare pronte a riportare a terra le persone partite, ostacolando così l’attività delle Ong.
L’ultima denuncia arriva da Emergency, che domenica con la sua Life Support ha soccorso due gommoni con 68 persone a bordo ad una trentina di miglia dalle coste libiche. «Oltre a tutte le difficoltà legate alla forte limitazione dei soccorsi multipli, ai fermi amministrativi e alla pratica di assegnare porti lontani (la Ong è ora in navigazione verso Ortona, il porto assegnato da Roma, a circa quattro giorni di navigazione dall’area di soccorso, ndr) che aumenta le sofferenze dei naufraghi e ci tiene lontani dall’area operativa dove sappiamo c’è drammatico bisogno di navi di ricerca e soccorso - spiega Jonathan Nanì La Terra, capomissione della Life Support - sta diventando anche molto difficile fare soccorsi nella zona Sar libica per la forte presenza della Guardia costiera libica e delle loro intercettazioni e respingimenti illegali verso le coste libiche».
E l’Italia da tempo sostiene - con la cessione di motovedette, mezzi e formazione della guardia costiera - gli sforzi di Tripoli per contrastare (è questo l’obiettivo) l’immigrazione “clandestina” e fermare la rete dei trafficanti.
Dei 60 migranti soccorsi nel corso di due distinte operazioni della Life Support, tutti hanno riferito di essere partiti da Zuwara, in Libia. E provengono da Somalia, Sudan, Etiopia, Costa D’Avorio, Eritrea e Sud Sudan.
Intanto con l’estate che si avvicina e il beltempo riprendono le partenze nel Mediterraneo. Tanto che nell’ultima settimana, sono 891 i migranti arrivati in Italia dal 20-26 aprile: il 655% in più rispetto alla settimana precedente (che ha visto l’arrivo complessivo di 118 persone). Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Unhcr, ben il 92% delle persone che arrivano via mare sono partite dalla Libia. Il 69% sono sbarcate a Lampedusa. Malgrado gli accordi e il sostegno, risale a poco meno di un mese fa l’ultimo ed ennesimo rapporto dell’Onu che denuncia come il traffico di esseri umani, in Libia, prosegue impunito. Secondo le Nazioni Unite, è un intero Paese in mano ai gruppi armati: secondo il rapporto del “Panel of experts” dell’Onu sono infatti i miliziani a comandare l’economia e la politica della Libia.
Ma c’è anche chi non riesce, dalla Libia e dalla Tunisia, a raggiungere le coste europee e italiane. E purtroppo il 2026 potrebbe essere al riguardo l’anno più letale di sempre per i morti e i dispersi in mare. Secondo gli esperti dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) Gli esperti affermano che una combinazione di politiche di confine sempre più restrittive e limiti imposti alle operazioni di salvataggio privato in mare stanno rendendo la già pericolosa via, ancora più pericolosa. Sono complessivamente 1.115 le persone decedute nel Mediterraneo da inizio anno (2.185 i deceduti in tutto il 2025).

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