Quella volta su Avvenire in cui, prima della guerra in Iraq, evocò la pace disarmata
di Enzo Bianchi
Il 15 febbraio 2003 Enzo Bianchi scrisse un corsivo per il nostro giornale, pubblicato in prima pagina, ricordando la lezione dei monaci di Tibhirine. Parole profetiche in cui si spiegava tra l'altro la scelta del digiuno della Chiesa, alla vigilia del conflitto contro Saddam Hussein. Ecco il testo

Questa è la fede della Chiesa. I cristiani supplicano Dio per la pace, convinti che la preghiera è una dinamica imprescindibile della storia e ha un'efficacia nella polis. Così ha promesso loro il Signore Gesù. Certo, sanno anche che la preghiera è una forza "debole", ma proprio per questo essa può rivelarsi un'arma decisiva. Pregare, infatti, non significa evadere dalle proprie responsabilità e starsene in una passività di comodo; pregare è "contemplare" Dio e in lui leggere la complessità delle situazioni di crisi con un'ottica "altra", con una forza che viene dall'alto, con dei sentimenti che sono quelli di Cristo Gesù e, quindi, affrontare le vicende umane con una maggior capacità di discernimento e una maggior risolutezza nell'azione.
Chi prega lo fa per decidere con Dio un comportamento, prega per ascoltare i fratelli e attuare con loro una convergenza di intenzioni, prega per affermare con tutto il proprio essere un radicale rifiuto della violenza, prega per compiere un atto di fede fino a interporsi tra il male e il bene per far trionfare il bene. Il cristiano accompagna la preghiera anche con il digiuno, strumento di partecipazione del corpo alle istanze dello spirito. Fermarsi in silenzio, sperimentare con le fibre del nostro corpo la carenza di cibo quotidiano, interrogarsi su cosa alimenta le nostre ragioni di vita è operazione carica di fecondità e di forza. Gesù non ha forse detto che certi demoni si vincono solo con la preghiera e il digiuno? La guerra, come il terrorismo, è uno di questi demoni! Sì, la preghiera dei cristiani in questi giorni è quella dei monaci martiri di Tibhirine in Algeria: "Signore, disarmali, Signore disarmaci!"
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