Pubblicità dell’azzardo: le nuove regole dell’Agcom e la protesta del Forum delle famiglie
Via a una consultazione di 30 giorni con gli operatori del settore: «Ma le realtà sociali devono essere ascoltate»

Si muove, quasi in sordina, un nuovo tassello della regolazione dell’azzardo in Italia: l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha approvato un atto di indirizzo destinato a fissare le regole sulla pubblicità del cosiddetto “gioco responsabile”. Un documento tecnico, ma dalle implicazioni culturali e sociali tutt’altro che marginali, destinato a incidere su come — e quanto — si potrà comunicare il gioco d’azzardo nei prossimi anni. Il testo, che sarà reso pubblico a metà della prossima settimana, definirà il perimetro entro cui gli operatori del settore dovranno muoversi per promuovere messaggi legati al gioco responsabile. È previsto un periodo di consultazione di trenta giorni, durante il quale i concessionari potranno presentare osservazioni e proposte. Dopo questa fase, il provvedimento potrebbe diventare operativo prima dell’estate. Le prime indiscrezioni delineano una disciplina piuttosto dettagliata: si ipotizza, ad esempio, il divieto di utilizzare alcuni testimonial particolarmente attrattivi — come i calciatori — e l’obbligo di adottare toni comunicativi sobri, con limiti precisi anche alle dimensioni dei loghi degli operatori. Misure che si collocano nel solco del decreto legislativo 41 del 2024, che impone ai concessionari di destinare ogni anno lo 0,2% dei ricavi netti — fino a un massimo di un milione di euro — alla promozione del gioco. È proprio su questo passaggio — e in particolare sulle modalità con cui sarà avviata la consultazione — che si concentra la protesta del Forum delle Associazioni familiari, che chiede di non limitare il confronto ai soli operatori economici del settore. Il presidente del Forum, Adriano Bordignon, ha espresso una preoccupazione esplicita per un’impostazione che rischierebbe di lasciare ai margini proprio i soggetti che quotidianamente affrontano le conseguenze sociali dell’azzardo. «Stupisce molto negativamente il riferimento a una consultazione rivolta agli operatori del settore — ha osservato —: sembra che per Agcom sia del tutto irrilevante il pensiero e il vissuto delle famiglie, delle figure educative e di quelle con responsabilità sociali e sanitarie». Una presa di posizione che non riguarda soltanto la procedura, ma il significato stesso del concetto di “gioco responsabile”, che secondo il Forum rischia di trasformarsi in una formula rassicurante più che in un reale argine alla diffusione del fenomeno. «Il dispositivo del cosiddetto “gioco responsabile” appare come una irresponsabile foglia di fico», prosegue Bordignon, indicando come prioritaria una strategia di contenimento dell’offerta complessiva piuttosto che una semplice regolazione dei messaggi pubblicitari. Da qui l’invito all’Autorità a coinvolgere in modo strutturato anche il Terzo Settore e le realtà sociali che operano sul territorio, nella convinzione che il tema non riguardi soltanto il mercato ma la tenuta delle relazioni familiari e della coesione sociale.
Le preoccupazioni del mondo associativo si collocano, del resto, dentro un quadro numerico che continua a espandersi. L’affare dell’azzardo in Italia, lo abbiamo appena scritto su Avvenire, ha superato nel 2025 i 165 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 157 miliardi del 2024, mentre restano ancora incompleti i dati ufficiali che il governo dovrebbe trasmettere annualmente al Parlamento. Un aumento che si accompagna all’introduzione di nuovi giochi e all’ampliamento delle occasioni di puntata — dalle estrazioni sempre più ravvicinate ai nuovi prodotti numerici — contribuendo a rendere l’azzardo una presenza costante nella quotidianità. È in questo scenario che la discussione sulle linee guida dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni assume un valore che va ben oltre la dimensione tecnica: non si tratta soltanto di stabilire le dimensioni di loghi o i limiti ai testimonial vari, ma di decidere quale idea di responsabilità pubblica debba guidare un settore che, per volume economico e impatto sociale, si colloca ormai tra i fenomeni più rilevanti (e controversi) del nostro Paese.
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