Perché lo strappo tra Trump e Meloni può avere effetti sul vertice Nato di luglio

di Gianluca Carini, Roma
Il segretario generale dell'Alleanza atlantica, Rutte, mercoledì sarà a Washington per incontrare il tycoon e già ci si interroga sugli effetti che le tensioni recenti tra le due sponde dell'Oceano avranno su riarmo e basi militari, in vista del cruciale summit di Ankara previsto tra due settimane. Ecco il punto della situazione
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June 22, 2026
Perché lo strappo tra Trump e Meloni può avere effetti sul vertice Nato di luglio
Il segretario generale della Nato, Mark Rutte / Afp
Si naviga a vista. Gli insulti di Donald Trump a Giorgia Meloni gettano ora ombre anche sul vertice della Nato in programma il 7 e l’8 luglio ad Ankara, in Turchia. Con un presidente Usa così imprevedibile, infatti, ci si può aspettare di tutto. Il segretario generale dell’Alleanza atlantica Mark Rutte – uno che per Trump ha solo parole al miele – mercoledì sarà a Washington per incontrare il tycoon, per collegarsi poi con i leader di Francia, Germania, Italia, Polonia e Regno Unito (i Paesi E5), in trasferta a Berlino dal cancelliere Friedrich Merz. Un vertice convocato «per fare un bilancio del G7 e del Consiglio Europeo», ma anche «per preparare ulteriormente il prossimo vertice Nato», aveva spiegato Merz al G7. Nel mezzo ci sono stati i ripetuti attacchi di Trump a Meloni. E così oggi ci si interroga sulle possibili conseguenze: lunedì scorso il ministro della Difesa, Guido Crosetto, dopo aver incontrato il suo omologo Pete Hegseth aveva detto di non aver percepito la volontà di ridurre la presenza degli Usa nelle basi italiane.
Sul fronte della collaborazione militare, invece, se i due Paesi collaborano sui Lockeed per il caccia di quinta generazione F-35 (l’Italia ospita l’unico centro di produzione fuori dagli Usa), per la sesta generazione G-Cap l’Italia ha scelto come partner Giappone e Regno Unito. Tensioni ci sono anche sulla riapertura dello stretto di Hormuz. Se da qui al vertice di Ankara qualcosa si inceppasse, Trump non perderebbe occasione per accusare di scarso impegno gli europei. Il problema è che i Paesi dell’Ue sono divisi anche tra di loro ad esempio sul riarmo: Germania e Polonia hanno avviato campagne massicce, Italia, Francia e Regno Unito viaggiano su altri numeri. Frizioni anche sull’Ucraina: Berlino, Parigi e Londra si sono presi il ruolo di mediatori principali con la Russia, mettendo in secondo piano Varsavia e Roma. «Noi siamo vicini sia della Russia che dell'Ucraina, voi in Germania no», ha detto il ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, al giornale tedesco Fas. A testimonianza di un clima teso tra Polonia e Ucraina c’è poi un episodio, in apparenza legato a diatribe del secolo scorso. Il presidente nazionalista Karol Nawrocki ha revocato l’onorificenza dell’Ordine dell’Aquila Bianca a Volodymyr Zelensky per una controversia sui massacri della Seconda guerra mondiale. Per reazione Kiev ha annunciato di voler restituire i riconoscimenti ricevuti da Varsavia. «Se si ritiene che questo simbolo speciale possa invece rimanere a Caterina II, Benito Mussolini e Gerhard Schroeder (l’ex cancelliere tedesco amico di Vladimir Putin, ndr), noi ucraini non ci opporremo», ha detto il leader ucraino.

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