Perché in Italia i matrimoni sono in calo e ci si sposa sempre più tardi
Il Rapporto Istat relativo al 2024 fotografa la diminuzione continua delle nozze: -5,9% in un anno. In discesa anche separazioni e divorzi. I ricercatori dell'istituto: mutano i modelli culturali, pesano percorsi di formazione più lunghi e difficoltà di ingresso nel mondo del lavoro. In controtendenza le nozze miste

In Italia ci si sposa sempre di meno e in età sempre più avanzata. È la (poco confortante) fotografia scattata dall’Istat nell’annuale rapporto "Matrimoni, Unioni civili, separazioni e divorzi", relativo al 2024. In quell’anno sono stati celebrati 173.272 matrimoni, con un calo del 5,9% rispetto al 2023. Di questi, i primi matrimoni sono stati 130.488, anche questi in diminuzione del 6,7% rispetto ai dodici mesi precedenti. E anche i primi dati del 2025, relativi al periodo gennaio-settembre, non segnalano un’inversione di tendenza: le previsioni sull’anno indicano una nuova contrazione del 5,9%. Giù anche le separazioni e i divorzi: nel 2024 le separazioni sono state complessivamente 75.014, il 9,0% in meno rispetto all’anno precedente. I divorzi sono stati 77.364, il 3,1% in meno rispetto al 2023 e il 21,9% in meno nel confronto con il 2016, anno in cui sono stati finora i più numerosi (99.071).
Complessivamente, più di sei matrimoni su dieci (il 61,3% per l’esattezza) sono celebrati con rito civile. Una tendenza che, però, tende a riequilibrarsi in occasione dei primi matrimoni (50,2%), mentre resta il rito più diffuso (95,1%) nelle seconde nozze. Anche queste caratterizzate da una discesa delle celebrazioni. Nel 2024, le seconde (o successive) nozze sono state 42.784, con un calo del 3,5% che raggiunge il 4,5% considerando sposi che abbiano entrambi un matrimonio precedente alle spalle. In linea con l’andamento generale, anche i matrimoni religiosi, rileva l’Istat, presentano un calo consistente rispetto all’anno precedente (-11,4%), accentuando una tendenza alla diminuzione in atto da tempo. Diminuiscono anche i matrimoni misti (29.309 quelli celebrati nel 2024, in calo dell’1,4% rispetto al 2023) e le unioni tra le persone dello stesso sesso: 2.936 nel 2024 (-2,7%), per il 54,8% costituite da uomini.
La diminuzione del numero di matrimoni va di pari passo con l’innalzamento dell’età al matrimonio: 34,8 anni per gli uomini (+0,1 decimi di anno sul 2023) e a 32,8 anni per le donne (+0,1). Nel 2011 erano rispettivamente 32,6 e 30,1 anni, nel 2015 33,3 e 30,9 anni, nel 2019 33,9 e 31,7 anni. Un fenomeno che l’Istat spiega con «il mutamento nei modelli culturali, nonché l’effetto di molteplici fattori quali l’allungamento dei percorsi di formazione e le difficoltà di ingresso e permanenza nel mondo del lavoro». Condizionamenti negativi che, sottolinea l’Istituto nazionale di statistica nel suo report, «hanno contribuito a una progressiva posticipazione del calendario di uscita dalla famiglia di origine». Secondo l’indagine "Aspetti della vita quotidiana (2024)", la quota di giovani che resta nella famiglia di origine fino alla soglia dei 35 anni è pari al 63,3% (nel 2012 era il 61,2%). «Questa protratta permanenza – nota l’Istat – comporta un effetto sul rinvio delle prime nozze che si amplifica in periodi di congiuntura economica sfavorevole, spingendo i giovani a ritardare ulteriormente le tappe dei percorsi verso la vita adulta, tra cui quella della formazione di una famiglia. Sul rinvio del primo matrimonio, inoltre, incide anche la diffusione delle convivenze prematrimoniali».
Tra i pochi dati con segno positivo contenuti nel rapporto Istat, c’è l’aumento dei matrimoni tra stranieri e nuovi cittadini italiani. Un dato caratterizzato dal «consistente aumento sul territorio nazionale di cittadini residenti che hanno acquisito la cittadinanza italiana» (nel 2024 sono stati 2 milioni e 90 mila), segno, sottolinea il Rapporto Istat, «di un sempre più avanzato processo di integrazione dei cittadini stranieri». In realtà, avverte l’Istat, sempre più matrimoni, teoricamente misti, sono celebrati tra cittadini che alla nascita erano entrambi stranieri. Tra i matrimoni misti (complessivamente 21mila nel 2024), il 16,5% coinvolge uno sposo italiano per acquisizione; nel 2018 questa quota era esattamente la metà. Tra i matrimoni di entrambi sposi italiani (144mila) quelli in cui almeno uno dei due è italiano per acquisizione sono il 4,9%, quota più che raddoppiata rispetto al 2018.
Considerando i matrimoni con almeno uno sposo italiano per acquisizione celebrati nel 2024, la maggior parte dei nuovi italiani sono di origine albanese, marocchina e romena. Quando la sposa per acquisizione è di origine romena è particolarmente frequente che il partner sia un italiano dalla nascita (62,3%). Infine, altro dato in crescita è quello che vede l’Italia tra le mete preferite del cosiddetto “turismo matrimoniale”. Nel 2024 si rilevano 3.378 nozze tra sposi entrambi stranieri e non residenti, quasi il 2% di tutti i matrimoni.
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