sabato 22 novembre 2008
Uccide moglie e tre figli, poi si spara. «Una famiglia tranquilla e normale». Mistero sui motivi del gesto. Il vescovo: «Interroghiamoci su cultura che banalizza la vita».
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Ieri sera restava solo un mazzo di fiori davanti alla porta verde di casa Mariacci, a San Felice Extra. Un nome, quello di questa frazione di Verona, che stride con la strage scoperta in questo borgo immerso nel verde della Valpantena: un’intera famiglia, genitori e i tre figlioletti, uccisi in un gesto di inspiegabile follia compiuto dal padre poi suicida, Alessandro Mariacci, 43 anni.Sei colpi di pistola hanno distrutto una famiglia dipinta come «tranquilla e normalissima» da vicini e conoscenti, ancora increduli e silenti per quanto successo. La persona a scoprire i cinque cadaveri è stata la domestica, una donna dell’Est Europa, arrivata ieri mattina - come suol solito - intorno alle 8.30 nella casa di via Belvedere 169, un’ex fattoria, ristrutturata da soli 4 anni con 12 famiglie residenti. La colf ha scoperto i corpi senza vita dei tre figli di 9, 6 e 3 anni, quindi è stata la volta del cadavere della signora Maria Riccarda Carrara Bottagisio (avvocato: «una signora alta e bellissima» la dipingono i vicini) e poi del coniuge Alessandro Mariacci, commercialista molto noto in città, con uno studio tributario in via Mazzanti, a due passi dalla centralissima piazza Erbe. Intervenuti sul posto la squadra mobile della questura scaligera, gli investigatori della polizia scientifica. «Davanti all’immagine di tre bambini uccisi in quel modo – ha detto Vincenzo Stingone, il questore del capoluogo veneto. – sfido chiunque a restare impassibile. Sono cose che ti distruggono umanamente. È una tragedia, inspiegabile, sono molto scosso». A metà giornata è arrivata la conferma degli inquirenti: si è trattato di un omicidio-suidicio compiuto dal padre. I due figli più grandi sarebbero stati ammazzati mentre dormivano nella loro cameretta; il bambino più piccolo e la signora in taverna: il piccolino stava giocando con dei soldatini. Il cadavere della moglie dell’omicida-suicida presenta, secondo una prima ricostruzione, una ferita al braccio, segno - secondo gli investigatori - del fatto che ha provato un disperato tentativo di difendersi dal marito; l’uomo è stato rinvenuto cadavere sul letto matrimoniale. I vicini hanno riferito che ieri sera avevano sentito alcuni "colpi" intorno alle ore 23, ma pensavano si trattasse di petardi. E invece erano i colpi della pistola di Mariacci. Il medico legale intervenuto sul posto ha ricostruito che la morte della famiglia dovrebbe essere successa tra le 22.30 e le 23.Motivi avvolti nel mistero. Ma i motivi del gesto violento di Mariacci restano tutt’ora avvolti nel mistero: il movente passionale non viene preso in considerazione dagli inquirenti; l’uomo non aveva disturbi né fisici né psichici; ora sono al setaccio le attività professionali del commercialista - socio dello studio "Mariacci Gastaldello", specializzato in consulenza tributaria nazionale e internazionale - per capire se sul fronte lavorativo si possano trovare eventuali motivazioni del gesto assassino. «Non so spiegarmi una cosa del genere», ha dichiarato un collega dell’uomo. «Sono distrutto, è una cosa assurda: pensare che i tre piccoli, così belli giocavano con i miei nipoti». Il signor Antonio è il vicino di casa Mariacci: l’uomo ieri mattina è stato "sorpreso" dalle volanti della polizia entrate nella corte del complesso edilizio. «Mai mi sarei immaginato una cosa del genere: una famiglia modello, sempre gentilissimi. Non ho mai visto uno screzio né un litigio tra marito e moglie. I figli, poi, erano sempre gioiosi e giocavano qui nella corte con il pallone. È terribile» dice ancora mentre non riesce a trattenere le lacrime. La famiglia Mariacci era abbastanza "nuova" da queste parti: era arrivata dal centro città a San Felice Extra da soli 2 anni, in paese pochi le conoscevano; i figli non frequentavano le scuole della zona; uno dei pochi legami con il paese era la partecipazione di uno dei figli al catechismo della parrocchia. Per il giorno dei funerali il sindaco Flavio Tosi ha indetto una giornata di lutto cittadino: «Il dolore è troppo grande e troppo forte per essere espresso con le parole. Il silenzio resta l’unico possibile segno di rispetto».Il vescovo: «Interroghiamoci su cultura che banalizza la vita». Smarrimento» e «silenzio», ma anche la forza della preghiera e della con-passione. Sono queste le riflessioni che il vescovo di Verona Giuseppe Zenti ha espresso sulla tragedia di San Felice Extra. «Il dramma che si è consumato nella nostra città lascia in tutti noi un profondo senso di smarrimento. Nel momento stesso in cui la vita viene offesa, fino a negarla nel suo diritto ad esistere, tutti noi ne percepiamo il valore incommensurabile e l’importanza di difenderla come valore fondante di ogni altro valore». Di qui il presule invita alla riflessione: «quanto una cultura che banalizza la vita può influire su quanto avvenuto?». Monsignor Zenti chiede di «fare silenzio e pregare. Per questi fratelli che non sono più con noi, per le loro famiglie. Pregare perché a questo nostro tempo sia concesso il dono della Sapienza. Dono prezioso per aiutarci ad apprezzare il valore della vita». Il presule chiede infine di «piangere. Non le lacrime delle emozioni, ma quelle interiori e profonde del con-piangere. Spartire il dolore, perché questa condivisione si traduca in rinnovati rapporti umani, vissuti all’insegna della responsabilità e della solidarietà».
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