venerdì 10 maggio 2019
Oltre 50 dispersi in acque internazionali, 16 salvati da pescatori. A Lampedusa approdano i 30 salvati dalla Mare Jonio e altre 70 persone intercettate al largo
Decine di morti al largo della Tunisia. Mare Jonio, indagato il comandante
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Decine di persone migranti sono annegate, oggi, a causa dell'affondamento delle loro imbarcazioni in acque internazionali a 40 miglia dalla città di Sfax in Tunisia. I numeri della tragedia non sono accertati: per il momento si sa che 16 persone sono sopravvissute, messe in salvo da alcuni pescherecci tunisini nella zona. All'operazione di recupero ha partecipato la Marina militare tunisina.

Finora è che sono già stati recuperati quattro corpi senza vita, ma stando al racconto dei sopravvissuti, a bordo dell'imbarcazione partita dalla città libica di Zuara giovedì dovevano esserci circa 60-70 persone. Insomma il numero di dispersi, annegati in mare, potrebbe essere circa 50.

L'ALLARME DI ALARMPHONE: BARCA IN AVARIA

Quello che è certo è che sono riprese le partenze delle persone migranti dal Nord Africa: questa mattina AlarmPhone, il call center di attivisti di WatchTheMed, che aiuta i migranti in difficoltà, aveva lanciato un allarme per un'imbarcazione partita dalla Libia con un centinaio di persone in grave difficoltà. Ma non è stato chiarito quale sia stata la loro sorte in mare: se intercettati dalla cosiddetta Guardia costiera libica, se morti annegati.

Altri 70 giovani, tutti uomini, sono invece stati soccorsi e recuperati a sud di Lampedusa da tre motovedette italiane e sono stati fatti sbarcare nell'isola. "Qui entrano tutti", ha confermato il sindaco Totò Martello, "i porti sono aperti o sono chiusi? Ce lo spieghi Matteo Salvini".

L'ARRIVO A LAMPEDUSA DELLA NAVE MARE JONIO

Intanto la nave Mare Jonio, dopo aver soccorso giovedì 30 persone, è ormeggiata a Lampedusa; ha ricevuto il via libera per l'approdo a Lampedusa intorno alle 11 del mattino. I migranti sono stati fatti scendere: tra loro due donne incinte, una bambina e anche quattro minori non accompagnati. Le persone sono di differenti nazionalità tra cui Bangladesh, Liberia, Mali, Camerun, Sudan, Burkina Faso, Ciad, Nigeria, Costa d'Avorio.

Ancora in mare, l'imbarcazione della piattaforma Mediterranea Saving Humans era stata sottoposta a un "controllo di polizia" e fonti del Viminale indicano che la Guardia di Finanza starebbe procedendo a un "sequestro di iniziativa" e per questo motivo il rimorchiatore sarebbe stato autorizzato a raggiungere Lampedusa. In seguito a questo atto la Procura di Agrigento ha iscritto nel registro degli indagati il comandante per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La stessa Procura di Agrigento ha tempo poi 48 ore per valutare se confermare il sequestro della nave o restituirla a Mediterranea, come era peraltro accaduto dopo l'operazione di soccorso dello scorso 19 marzo.

L'indagine ipotizza anche, a carico dei 30 migranti salvati in acque libiche, il reato di clandestinità. Puntuale la replica della Ong: il "sequestro è un atto per tentare di fermarci. Ma importante per noi è che le persone siano salve. Unico crimine è far morire la gente in mare o in Libia".

LA NAVE DELLA MARINA MILITARE AD AUGUSTA

Anche la nave Stromboli della Marina militare italiana con a bordo i 36 profughi soccorsi giovedì dalla nave della Marina militare italiana Cigala Fulgosi è attesa al porto militare di Augusta (Siracusa). Dopo il soccorso i migranti sono stati trasbordati giovedì stesso sull'imbarcazione che è approdata nel porto siciliano.

Il tutto è accaduto nonostante le dichiarazioni del ministro dell'Interno, Matteo Salvini, che giovedì aveva rimarcato la (presunta) chiusura dei porti italiani. Già nella serata di giovedì, però, la decisione di Palazzo Chigi aveva smentito le parole del titolare del Viminale e venerdì le 36 persone soccorse dalla Marina sono approdate al porto di Augusta. Il premier Giuseppe Conte aveva anche comunicato di aver ottenuto la disponibilità da parte di altri Paesi europei «a prendere alcuni migranti». E va ricordato che trovandosi su una nave della Marina militare, i migranti soccorsi erano di fatto già sul territorio italiano: presupposto che non ha lasciato altra scelta al governo italiano, se non l'approdo in un porto italiano.

COME HA OPERATO LA MARINA MILITARE ITALIANA?

La Marina militare ha spiegato che i 36 migranti, tra i quali ci sono 2 donne e 8 bambini, sono stati salvati a 75 chilometri dalla costa libica, quindi non in acque territoriali libiche, e che la loro barca «imbarcava acqua e quindi era in procinto di affondare e le persone a bordo erano in imminente pericolo di vita». Le persone soccorse sono stati prima fatti salire sul pattugliatore Cigala Fulgosi e poi trasferiti sulla nave Stromboli, sulla quale attualmente si trovano e che li porterà ad Augusta.

La Marina militare ha spiegato anche che il pattugliatore Cigale Fulgosi fa parte dell’Operazione Mare Sicuro, "assegnata dal Governo e dal Parlamento e finalizzata a proteggere gli interessi nazionali nel Mediterraneo centrale". La Marina ha spiegato che il pattugliatore stava "conducendo attività di presenza, sorveglianza e deterrenza, anche in ragione all'attuale situazione di sicurezza presente in Libia".

IL VIDEO DELL'OPERAZIONE DI SOCCORSO DELLA MARE JONIO

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