lunedì 9 ottobre 2017
L'urto era avvenuto al largo delle coste di Tunisi, in acque maltesi. Sul barcone viaggiavano almeno 70 persone. Lampedusa, sbarchi a ripetizione
Foto d'archivio

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Decine di morti sulla nuova rotta tunisina. Nella notte tra domenica e lunedì una nave da guerra ha speronato e affondato una barca di legno carica di migranti: 8 persone sono state salvate, 38 i corpi fino ad ora recuperati. Ma il bilancio dei morti potrebbe salire: almeno 30-40 persone mancano all’appello. Il barcone, partito da Sfax, uno dei principali porti d’imbarco per la nuova rotta che arriva direttamente a Lampedusa e in Sicilia, secondo i primi racconti dei superstiti avrebbe infatti imbarcato circa 70-80 persone.

Intanto tre sbarchi sono avvenuti a Lampedusa nelle ultime ventiquattr'ore e un altro arrivo d'un centinaio di persone è previsto entro il pomeriggio. I primi ad arrivare erano stati 67 stranieri, tra cui una donna, seguiti da altri 22 trasbordati sulle navi di soccorso mentre altri 69 hanno raggiunto l'isola. In tarda serata altri 110 tunisini erano stati salvati dalla Guardia costiera italiana. La riprova che la rotta tunisina è stata riaperta. Il rischio di nuovi incidenti, dunque, è alto. La Guardia costiera tunisina ha fermato ieri al largo di Chott Mariem, nel governatorato di Sousse, 6 giovani a bordo di una piccola imbarcazione diretta verso le coste italiane. Lo rivelano fonti della polizia locale precisando che durante gli interrogatori i fermati avrebbero confessato di voler raggiungere illegalmente le coste italiane. Durante l'operazione gli agenti hanno sequestrato loro una somma di valuta sraniera.

La dinamica della collisione di lunedì è ancora coperta da molte ombre. Lo scontro tra i due vascelli è avvenuto in area Sar (ricerca e soccorso) di competenza maltese. La nave da guerra tunisina, dunque, si trovava in acque internazionali quando ha individuato e inseguito la barca dei migranti. Nel corso delle manovre il mezzo militare ha centrato l’imbarcazione, più piccola e più lenta, non si sa se a causa delle manovre degli scafisti o di un azzardo del comandante della nave da guerra. Il coordinamento di soccorso era affidato a la guardia costiera della Valletta. Alla ricerca dei dispersi stanno partecipando anche due motovedette della guardia costiera e una motonave della marina militare italiana.



La collisione, a quanto è stato possibile ricostruire fino ad ora, è avvenuta tra le due e le tre di notte, a circa 54 chilometri dalla spiaggia di El Ataya, nelle isole Kerkennah. La barca è subito affondata e decine di persone non avrebbero avuto scampo. Il Ministero della Difesa tunisino ha aperto un’inchiesta per fare luce sulle cause della collisione che, riferisce un comunicato, sarebbe avvenuta nella fase di avvicinamento della nave per identificare l’imbarcazione sconosciuta. Diverse fonti accreditano l’ipotesi di una manovra estrema dello scafista, nel tentativo di seminare nel buio la nave militare e sfuggire alle norme tunisine, secondo cui i migranti irregolari, una volta fermati, vengono rimpatriati e detenuti in carcere per due mesi. Secondo Rim Bouarouj, portavoce del Forum tunisino per i diritti economici e sociali (Ftdes), il numero dei giovani tunisini che tenta o ha tentato di uscire dal paese illegalmente è aumentato, spiegando alla radio locale "Shems fm" che il 54% dei giovani del Paese nordafricano vuole emigrare. Bouarouj ha dichiarato che in base alle stime del Ftdes 1.384 giovani sono stati arrestati nei primi nove mesi del 2017 per aver tentato di emigrare illegalmente verso l’Europa.



La forte contrazione delle partenze dalla Libia ha avuto come immediata conseguenza il ripristino della rotta tunisina che solo nell’ultimo mese ha visto partire oltre 1.400 persone, contro i 1.357 dei primi otto mesi dell’anno. «Questi numeri non tengono conto dei cosiddetti "sbarchi fantasma" sulle spiagge siciliane – sottolinea Flavio Di Giacomo, portavoce dell’Organizzaione internazionale dei migranti in Italia –. Bisogna considerare quindi un 20-30% in più». Che vorrebbe dire oltre due mila migranti partiti dalla Tunisia solo nel mese di settembre. «Non siamo ancora riusciti a delineare una spiegazione plausibile su così tante partenze, proprio ora – aggiunge Di Giacomo, fra l’altro appena rientrato da una missione in Tunisia –, alcuni parlano di giovani che hanno messo da parte i risparmi del lavoro estivo e ora vogliono venire i Europa a lavorare. Altri attribuiscono le partenze al recente indulto che ha aperto le porte delle carceri per migliaia di detenuti che adesso vorrebbero lasciarsi alla spalle il Paese». Ma altre fonti locali parlano di trafficanti libici che stanno progressivamente spostando le basi in Tunisia.



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