domenica 12 marzo 2017
Diminuiscono gli iscritti alle associazioni venatorie, ma aumentano le «patenti» per caccia e tiro sportivo. Mistero (per legge) sul numero di armi vendute
Porto d'armi, licenze record

Con il rapinatore ucciso a Lodi, quest’anno siamo già a 46 casi con protagoniste armi legalmente detenute. Non sempre c’è scappato il morto, ma per quanto l’ultimo episodio potrebbe trovare accoglienza nella casistica della legittima difesa, per tutti gli altri (tra cui 11 omicidi e 14 suicidi) non vi sono molte attenuanti. Di mezzo c’è sempre un porto d’armi. L’Osservatorio di Brescia sulle armi leggere (Opal) ha avviato un archivio informatico sugli episodi di cronaca che hanno per protagoniste armi da fuoco legalmente possedute. Dalla guardia giurata che si sbarazza della moglie dopo aver tolto la sicura alla pistola d’ordinanza, al benzinaio che scambia i carabinieri in borghese per dei rapinatori e si mette a sparargli addosso, per fortuna con la mano che trema e il piombo che schizza via a casaccio. «Alcuni episodi di cronaca recente mi hanno fatto pensare alla necessità di pubblicare un database degli omicidi e dei reati compiuti in Italia con armi legalmente detenute», spiega Giorgio Beretta, analista di Opal.

«È importante - aggiunge - raccogliere in un unico elenco queste informazioni anche perché spesso le statistiche disponibili sugli omicidi e sui reati con armi non distinguono tra quelli effettuati da malfattori e criminali, utilizzando armi illegali, e quelli compiuti con armi legalmente detenute». Lo scorso 16 gennaio a Santa Maria Capua Vetere (Caserta) un’ex guardia giurata, Franco Sorbo, di 47 anni, ha ucciso la moglie, Teresa Cotigno, di 48 anni, con un colpo di pistola alla testa e poi si è tolto la vita. Il fatto che la coppia avesse frequenti litigi e che fosse noto che il marito avesse ripetutamente minacciato la moglie, non è purtroppo stato motivo sufficiente per ritirare l’arma all’ex guardia giurata. Nel 2016 su 115 'femminicidi', 23 sono stati compiuti con armi da fuoco. Lo scorso 16 gennaio a Santa Maria Capua Vetere (Caserta) un’ex guardia giurata, Franco Sorbo, di 47 anni, ha ucciso la moglie, Teresa Cotigno, di 48 anni, con un colpo di pistola alla testa e poi si è tolto la vita. Il fatto che la coppia avesse frequenti litigi e che fosse noto che il marito avesse ripetutamente minacciato la moglie, non è purtroppo stato motivo sufficiente per ritirare l’arma all’ex guardia giurata.

La percentuale di italiani che detiene legalmente delle armi non raggiunge il 10%. Ma c’è poco da stare tranquilli. «Perché, se è vero che un femminicidio o un uxorcidio può essere compiuto con qualsiasi strumento e anche a mani nude, sembra indicare che - argomenta l’esperto - quando vi è un’arma a disposizione questa viene usata». Alcune questure si stanno muovendo. È il caso di Treviso, dove è stato ordinato di riconsiderare la concessione della 'patente' per il possesso di armi a tutti quegli uomini finiti al centro di segnalazioni o denunce per liti in famiglia e atteggiamenti violenti. Nel 2016 erano stati già disarmati 60 cittadini. A 39 di essi è stata revocata la licenza, tra cui 34 uomini protagonisti di violente liti in famiglia. «Nel 2016 su 115 femminicidi, 23 sono stati compiuti con armi da fuoco. Si tratta - osserva Beretta - di una percentuale molto alta: il 20% cioè, praticamente 1 su 5». Gli ultimi dati ufficiali dicono che solo nel 2015 sono state rilasciate 1.265.484 licenze. Solo tre anni prima erano poco più di un milione (1.094.487).

Negli ultimi anni una serie di norme approvate quasi in sordina hanno però fatto la fortuna del mercato delle armi per 'uso proprio'. I permessi concessi per 'uso sportivo' sono passati da circa 370 mila a quasi mezzo milione. Con un’anomalia che riguarda i cacciatori. Gli iscritti alle associazioni venatorie sono poco più di mezzo milione, con un calo di quasi 250mila aderenti nell’ultimo decennio. Curiosamente è invece aumentato il numero di permessi per la detenzione d’arma a scopi venatori.

Ottenere il porto d’armi per difesa personale è molto complicato: bisogna dimostrare di averne necessità. Ma per la caccia o il tiro sportivo bastano pochi documenti. Ambiguità corredate dall’opacità delle norme. Ogni rivoltella e ogni doppietta ha un numero di matricola. Grazie a questo si potrebbe sapere con millimetrica esattezza quante armi vengono prodotte in Italia e quante ne vendono vendute. Ma non c’è alcun obbligo di legge a fornire questo dato. Il resto, è cronaca nera.

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