mercoledì 19 luglio 2023
Aveva 70 anni. Per anni al "Corriere della Sera", era anche sceneggiatore, autore e conduttore su La7 di "Atlantide". La sua battaglia per la verità sul caso Ustica
Il giornalista Andrea Purgatori

Il giornalista Andrea Purgatori - Fotogramma

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È morto questa mattina a Roma in ospedale dopo una breve malattia il giornalista, sceneggiatore, autore Andrea Purgatori. Era nato nel 1953. La notizia è stata data dai figli Edoardo, Ludovico, Victoria e dalla famiglia rappresentata dallo studio legale Cau.

«I tracciati radar dicono anche molte altre cose». Andrea Purgatori era fatto così. E lavorava così. Scovava una notizia, metteva le mani sui documenti, cercava le testimonianze, ma oltre alle parole e ai pezzi di carta lui vedeva «molte altre cose». Lo ha scritto anche nel suo ultimo articolo sulla strage di Ustica, pubblicato dal Corriere della Sera due anni fa. Tornava sugli insabbiamenti di Stato per l’abbattimento del Dc-9, e sgretolava ancora quel “muro di gomma” portato al cinema da Marco Risi con la sceneggiatura del giornalista.

Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti ha osservato un minuto di silenzio, commemorando una delle più prestigiose firme del giornalismo italiano. Cronista d’inchiesta, inviato di guerra, autore di reportage e sceneggiature, Purgatori incarnava l’autorevolezza dei grandi del nostro mestiere: lavorare sul serio senza prendersi sul serio. E in fondo, dalla carta stampata alla tv, dal cinema al teatro, non ha fatto altro che declinare il giornalismo con diversi linguaggi. Compreso quello della comicità.

Il sodalizio con Corrado Guzzanti ne era la riprova. «Compagno di molte follie – lo ha ricordato ieri Guzzanti – come “il caso Scafroglia”, “Fascisti su Marte” e “Aniene”». Un modo per raccontare il nostro tempo, la politica, le ambizioni, le delusioni e il passato che non passa mai, con lo spartito della satira e la precisione del cronista che intravede «molte altre cose».

Del giornalismo Purgatori aveva un’idea precisa: ad altezza d’uomo. Del resto, scrivendo la sceneggiatura di “Fortapàsc”, sempre con la regia di Marco Risi, fece spiegare a “Sasà”, il caposervizio di Giancarlo Siani, il quale voleva mettere in guardia il giovane reporter del Mattino che verrà ucciso dalla camorra nel 1985, che nelle redazioni “ci stanno due categorie: ci stanno i giornalisti giornalisti e i giornalisti impiegati”. Con una avvertenza che Purgatori aveva sperimentato sulla sua pelle: «Quelli portano le notizie, gli scoop e non sempre si devono aspettare gli applausi della redazione. No, perché le notizie e gli scoop sono una rottura», lo ammoniva.

In molti hanno speso parole per ricordare chi è stato Purgatori, ma sono le parole di chi lo ha avuto a fianco nelle battaglie più dure a stabilire la cifra del suo lascito umano e professionale. «È stato il primo a non credere al cedimento strutturale del Dc-9 e ha sempre cercato di non farsi fregare dalle menzogne. La grande capacità di Andrea è stata quella di non lasciare mai perdere», ha detto Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione Parenti delle Vittime della strage di Ustica.

«Una battaglia per la verità che Andrea ha portato avanti dalla sera del 27 giugno 1980 quando un suo amico militare che lavorava a Ciampino lo chiamò per dirgli «é caduto un aereo civile, é stato abbattuto, non farti fregare». Inchieste giornalistiche che hanno impedito di insabbiare, recuperando e ricostruendo il relitto dell’aereo che ora è conservato a Bologna, nel “Museo per la memoria di Ustica».

Negli ultimi anni con “Atlantide” (La 7) aveva riportato in prima serata casi italiani e internazionali fatti cadere volutamente nel dimenticatoio. Sempre per quella regola non scritta del «non lasciare mai perdere». Compresa la vicenda ancora senza verità per Emanuela Orlandi, di cui Purgatori ha pubblicamente ringraziato Papa Francesco per aver rilanciato le indagini, e da ultimo la guerra in Ucraina, raccontata senza cliché. Perché i fatti, a volerli esaminare con ostinazione, «dicono anche molte altre cose».



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