venerdì 27 luglio 2018
Da Nord a Sud è già scontro coi giudici sulle trascrizioni: «Violano la legge»
(Siciliani)

(Siciliani)

La lista è lunga: Torino, Roma, Catania, Napoli. E pure Gabicce Mare (Pesaro) e Crema (Cremona). Eccoli i Comuni che nelle ultime settimane hanno trascritto certificati di nascita rilasciati da un Paese estero, relativi a bimbi “commissionati” da coppie omosessuali (sia formate da donne che da uomini) ottenuti attraverso l’acquisto di gameti e la gestazione in un utero affittato. Una pratica, quella della maternità surrogata, che la legge penale italiana vieta. E un riconoscimento – quello dell’atto di nascita estero – che cozza anche con il nostro codice civile secondo cui madre (dunque genitore) è colei che partorisce.

Di qui la mossa delle procure, che ben prima del ministro per la Famiglia hanno iniziato a esprimere le loro perplessità sulla “scia” delle trascrizioni. Capofila quella di Roma, che ha impugnato l’atto del Campidoglio relativo alla trascrizione del figlio di “due papà” per non aver avviato alcuna istruttoria interna sui documenti provenienti dall’estero. «Serve la verifica, e la pronuncia di un giudice», in sostanza, l’obiezione della procura. Anche per il principio di tutela del supremo interesse del minore, che va di volta in volta valutata in base alle relazioni familiari che lo circondano.

A muoversi nella stessa direzione, successivamente, la Procura di Pesaro, che ha competenza sulla cittadina litoranea di Gabicce: anche qui impugnazione della trascrizione dell’atto di nascita di due gemelli effettuata da quel Comune, perché «non basta produrre un documento californiano con la scritta 'i gemelli hanno due padri' per farci stare tranquilli», hanno spiegato i magistrati inquirenti. In ultimo, appena qualche giorno fa, quella di Belluno, dove il procuratore Paolo Luca ha fatto ricorso al Tribunale per dichiarare illegittima la trascrizione nei registri di nascita del Comune di Mel, in provincia di Belluno, di un bimbo con due mamme. «Non c’è alcuna connotazione di carattere morale in questa iniziativa, ci mancherebbe altro. Si tratta semplicemente di applicare la legge» ha spiegato. Un rotondo no al diritto creativo, in questo caso del sindaco. Secondo la Prefettura e, successivamente, la Procura in particolare la certificazione è illegittima perché viola il decreto del Presidente della Repubblica numero 396 del 2000 sull’ordinamento dello stato civile, secondo il quale il legame tra le donne non è riconducibile al concetto di matrimonio e non esiste alcun legame biologico o genetico tra la donna che non l’ha messo al mondo e il bambino.

La Cassazione d’altronde, con sentenza 24001 del 2014, aveva già ritenuto impossibile riconoscere «genitori» – e proprio per contrarietà all’ordine pubblico – due persone che avevano comprato un bimbo attraverso la maternità surrogata compiuta all’estero. In quel caso, tra l’altro, si trattava di una coppia etero, ma per i supremi giudici, in ogni caso, il fatto che l’utero in affitto fosse vietato dalle nostre leggi impediva il riconoscimento dei suoi frutti.

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