giovedì 20 aprile 2017
Scomparso all'improvviso l'articolo sui poteri straordinari assegnati all’Anac per scongiurare il rischio di gravi illeciti. Nessuno ne sapeva nulla. Chi è stato? Gentiloni assicura che tornerà
Raffaele Cantone. Una manina misteriosa ha fatto sparire i poteri straordinari dell'Anac contro la corruzione, chi è stato? (Ansa)

Raffaele Cantone. Una manina misteriosa ha fatto sparire i poteri straordinari dell'Anac contro la corruzione, chi è stato? (Ansa)

Una gravissima «scorrettezza istituzionale»: dalla sede dell’Autorità nazionale anticorruzione trapela un forte irritazione per l’eliminazione dal Codice degli appalti dei poteri straordinari assegnati all’organismo presieduta da Raffaele Cantone per scongiurare il rischio di gravi illeciti. Una modifica uscita dal Consiglio dei ministri del 13 aprile, senza farlo sapere al Parlamento che così non è potuto intervenire come avrebbe dovuto. Ed è questa violazione di metodo, più che il merito della norma eliminata, a far insorgere l’Anac, dove si è «più che esterrefatti». Perché quello che doveva essere un provvedimento "correttivo" a un anno dall’approvazione del Codice, una sorta di "tagliando", si è trasformato in un colpo di mano contro Cantone.

Ma qual è stata la "manina" che ha fatto sparire il comma 2 dell’articolo 211 sui poteri dell’Anac? Tutti prendono le distanze. Insorgono i relatori in commissione, attacca il M5S, protestano Cgil e Cisl, e così vari esponenti del Pd, a partire dal reggente del partito Matteo Orfini: «Depotenziare l’Anac è un errore che sicuramente Governo e Parlamento correggeranno subito». Parla anche chi in quel Consiglio dei ministri era presente, il ministro della Giustizia e candidato alle primarie, Andrea Orlando. «Dobbiamo verificare, perché se le norme producono questi effetti, il Cdm deve fare una riflessione».

Ma emerge soprattutto l’irritazione dei renziani, e dello stesso ex premier che quella norma aveva fortemente voluto. E in serata arriva una netta precisazione di fonti di Palazzo Chigi. «Nessuna volontà politica di ridimensionare i poteri dell’Anac – si rassicura – . Il Presidente Gentiloni in missione a Washington, è stato in contatto con Cantone. Sul punto, sarà posto rimedio già in sede di conversione della manovrina e in maniera inequivocabile». E Cantone fa sapere di «prendere atto positivamente» dell’impegno politico assunto dal premier, confermando il colloqui telefonico chiarificatore.


Resta però la domanda su chi sia intervenuto. Anche perché proprio da ambienti dell’Anac si sottolinea che «il premier non era informato» e che la modifica non arriva dal ministro Delrio.

Ma quali erano questi poteri che, sempre spiegano all’Authority, proprio perché così straordinari per ora non sono stati mai usati? In sostanza, se Anac si accorge che sussistono pesanti inadempienze da parti de una stazione appaltante e casi conclamati di illegittimità, può imporre il ritiro in autotutela di un atto, pena la multa del dirigente che si rifiuti di eseguirlo. Anche senza un intervento della magistratura. E probabilmente proprio questo non è piaciuto.

«Abrogato», si legge nel testo uscito dal Cdm. «Mi auguro sia un mero errore materiale da parte degli uffici di Palazzo Chigi – reagisce il senatore del Pd Stefano Esposito, relatore del "correttivo" –. Se qualcuno tenta di dare un calcio negli stinchi all’Anac, lo restituiremo con gli interessi». E anche lui sottolinea la "scorrettezza istituzionale". «Nel "correttivo" non abbiamo riesaminato l’intero Codice ma solo le parti variate. Per questo, nel testo che abbiamo maneggiato, il comma 2 non c’era perché non si prevedevano modifiche». Invece nel testo successivamente uscito da Palazzo Chigi il comma 2 cassato è saltato fuori. Una decisione che sarebbe stata presa nel pre-Consiglio dei ministri sulla base di un parere del Consiglio di Stato, che però proprio per i relatori «non aveva chiesto di cancellare la norma ma solo avanzato qualche dubbio». Ma poi è passata la linea della secca abrogazione.

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