venerdì 20 febbraio 2015
​Mission top secret al Cairo del sottosegretario con una lettera per al-Sisi. Allarme minacce Is su Twitter: «Stiamo arrivando a Roma».
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Il sottosegretario con delega ai Servizi segreti Marco Minniti si è recato in missione al Cairo con una lettera del premier Matteo Renzi per il presidente egiziano Abdel Fatah al-Sisi. La missione sarebbe dovuta restare segreta - e questo spiega anche la scelta dell’emissario di Palazzo Chigi, senza esporre la Farnesina - ma è stato il quotidiano egiziano al-Ahrama a darne notizia. Ricollegando la missione di Minniti agli ultimi sviluppi in Libia, alla luce dell’iniziativa egiziana per stabilire una coalizione internazionale contro le organizzazioni terroristiche in Libia, concretizzatasi con un bombardamento alle postazioni ritenute affiliate all’Isis, dopo la decapitazione di 21 cristiani copti egiziani da parte di combattenti autoproclamatisi aderenti al Califfato.  È il primo segno di quel «ruolo guida» che l’Italia assicura di voler tenere, e in un certo senza rivendica, ufficializzato nell’intervento del rappresentante permanente italiano Sebastiano Cardi al Consiglio di Sicurezza di lunedì. «Saremo sollecitatori di un’azione dell’Onu», dice da Washington il ministro dell’Interno Angelino Alfano. «Stiamo arrivando a Roma» (#We_Are_Coming_ O_Rome): è intanto il nuovo hashtag  su Twittercreato dai jihadisti dell’Isis, secondo quanto riferisce la direttrice di Site, Rita Katz, esponente di punta dell’inteligence americana. E mentre partono queste nuove minacce trapela l’insoddisfazione di Matteo Renzi per il ritardo delle Nazioni Unite nel prendere posizione su una vicenda praticamente alle porte d’Italia. Ma a Palazzo Chigi c’è anche la considerazione del bicchiere mezzo pieno per la mancata rottura in sede Onu, che se non consente, almeno non impedisce, di perseguire strade alternative. Strade che - senza alimentare idee di scontri di civiltà che favorirebbero la propaganda del Califfato - puntino invece a sostenere e affiancare il protagonismo dei Paesi Arabi più affidabili, senza ripetere recenti eccessi comunicativi poi pagati a caro prezzo, o l’errore della Francia apripista solitaria nel 2011. Di qui la missione di Minniti. Cui avrebbe dovuto far seguito anche una visita di Renzi al Cairo, secondo quanto riportato dallo stesso giornale egiziano. Ma la smentita poi arrivata da Palazzo Chigi finisce per confermare il profilo basso che l’Italia intende avere sul piano comunicativo, a fronte di un protagonismo che però intende mantenere sul piano dei fatti. Una lettera di «solidarietà», minimizza il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Ma l’obiettivo che la missione di Minniti porta alla luce, in realtà, è quello di tentare di fare fronte comune, nel Mediterraneo, per arginare le derive terroristiche, per cercare di fare chiarezza nel quadro istituzionale confuso sul terreno con due governi in Libia entrambi legittimati e nessuno davvero in grado di offrire garanzie in vista di un negoziato di pace.  Il viaggio fa seguito a due incontri, ad agosto e a novembre - il primo al Cairo e l’altro a Roma - tra i due premier, Renzi e al-Sisi ed ai contatti continui ad alto livello tra i due Paesi che si sono intensificati negli ultimi tempi in seguito all’escalation della tensione in Libia.
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