venerdì 1 settembre 2017
Il sacerdote, 97 anni, stava confessando. L'aggressore pretendeva soldi
Anziano parroco aggredito in chiesa e preso a sputi
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A 97 anni scende ancora a confessare, a celebrare la Messa, ad ascoltare i problemi di chi a lui si rivolge con fiducia. Proprio ciò che don Antonio Bottoglia stava facendo l’altro giorno, nella chiesa di Santa Caterina a Mantova, quando nel pomeriggio è stato aggredito da un cinquantenne marocchino mentre stava amministrando il sacramento della penitenza. La classica frase «dammi i soldi», il rifiuto del sacerdote («Non ne ho») e la situazione degenera: il malvivente inizia a sputare contro il prete, lo malmena, inizia a inveire contro di lui e contro la gente presente in chiesa. Un testimone oculare chiama la Polizia, poco dopo arriva la volante: immediate le ricerche dell’aggressore, breve la sua fuga. Dovrà rispondere anche per turbativa di funzioni religiose (articolo 405 del codice penale) l’extracomunitario autore del fatto, dal momento che l’aggressione ha comportato l’interruzione di un sacramento: tale è appunto quello della riconciliazione, che l’anziano parroco emerito di sant’Apollonia stava amministrando nella chiesa sussidiaria. Fatto sta che l’anziano sacerdote, caduto in stato di choc, ha dovuto ricorrere alle cure dei medici.

E non è la prima volta che gli accade qualcosa di simile. Un’altra rapina, forse ancora più efferata, lo aveva sconvolto nell’aprile del 2016. Quella volta don Bottoglia era in canonica, e il suo errore fu quello di aprire a due uomini – entrambi italiani – che egli aveva più volte aiutato. Ma ecco che di fronte all’ennesima richiesta il sacerdote disse «no», scatenando anche in questo caso la furia dei malviventi. Comparve un coltello che arrivò alla gola del prete per poi scendere sulla sua talare, l’abito di una vita, recidendola in corrispondenza della tasca. Alla fine, però, niente soldi, solo un’agendina e la carta d’identità. Partono allora insulti e minacce e la fuga dei rapinatori terminata anche in quel caso grazie alla Polizia.

Non c’è dunque pace per quel don Antonio a cui Mantova deve gli Istituti Santa Paola, la scuola professionale che dal 1973 – allora da lui fondata con il nome “Casa del lavoratore” – sta formando generazioni di restauratori, pasticceri ed elettrotecnici. Anche allora protagonista era stato il cuore grande del sacerdote, che all’idea della scuola professionale era giunto per dare una risposta alle tante richieste di lavoro. In quegli anni, la sfida era generare le competenze professionali richieste dal mercato: una sfida vinta e vincente, se è vero che l’istituto è attivo oggi come quasi mezzo secolo fa. Lui lo visita spesso, e più volte è stato visto rallegrarsi perché «chi lo guida oggi è più bravo di me». L’anno scorso, in occasione del suo 96esimo compleanno, aveva augurato a tutti di giungere alla sua età, purché «attivi su tutti i fronti». Proprio come lui, che alla soglia dei 100 anni confessa, celebra la Messa e accoglie tutti indistintamente. A costo di rischiare la vita.

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