Oltre 60mila nuovi posti negli studentati, ma il nodo prezzi non è risolto
La ministra Bernini fa il bilancio sul piano di housing del Pnrr: 63.200 nuovi alloggi. Ma circa 30mila non sono ancora attivi. Il Mur: «Arriveranno tutti entro il 2027». Udu: «Promesse non mantenute». A Milano stanze fino a mille euro

Tutto era cominciato nel maggio del 2023 quando Ilaria Lamera, all’epoca studentessa di Ingegneria, si era appostata in tenda di fronte al Politecnico di Milano per protestare contro il caro affitti. In pochi giorni, la mobilitazione si era allargata a tutta Italia e, a un anno di distanza, il ministero dell’Università e della Ricerca (Mur) aveva risposto alle matricole con una promessa: «Triplicare i posti letto per gli studenti» entro il 2026. L’obiettivo dichiarato era la costruzione di 60mila nuovi alloggi finanziati con 1,2 miliardi di euro del Pnrr. A data di scadenza raggiunta, ieri il Mur ha tracciato il bilancio: «Abbiamo superato il target di 60mila posti – annuncia la ministra Anna Maria Bernini –. Sono complessivamente oltre 63.200 i posti letto attivati. L’offerta è più che raddoppiata».
In realtà, gli alloggi già costruiti sono circa 33mila, poco più della metà di quelli annunciati. Gli altri 30mila sono ancora solo in programma e affidati alla gestione di Cassa depositi e prestiti (Cdp), tramite 600 milioni di euro presi dai fondi del Pnrr. Bernini assicura che anche questi posti letto vedranno la luce, ma nel 2027: «Ogni nuovo posto letto – dice la ministra – significa dare a un ragazzo la possibilità di scegliere l'università che desidera, senza che il costo dell'abitare diventi un ostacolo».
In Italia, del resto, i fuori sede sono moltissimi. Circa 450mila secondo il Mur, che conta solo chi si sposta da una Regione all’altra, e oltre 900mila per l’Unione degli universitari (Udu), che invece calcola anche i pendolari interni alle Regioni. Per loro, i posti letto negli studentati erano insufficienti, prima dell’intervento del Pnrr: secondo Assolombarda, in Italia la percentuale di alloggi disponibili rispetto al totale delle matricole si attesta attorno al 5%, contro il 13% in Germania, il 16% in Francia e il 30% nel Regno Unito. E i prezzi, anche quelli dei letti affittati a tariffa agevolata, nelle grandi città sono alti: a Milano - rileva il gruppo Gabetti - uno studente in camera singola iscritto a un’università pubblica, con Isee superiore a 30mila euro, spende per vitto e alloggio fino a 1.600 euro al mese. Una cifra pari allo stipendio medio mensile di un lavoratore italiano.
Anche per questo, i nuovi posti letto avranno un impatto maggiore nei centri universitari dove latitano studentati, pubblici o privati. I fondi del Mur, finiti perlopiù in mano ai privati, hanno contribuito con 20mila euro a posto letto alla costruzione – o, nella maggior parte dei casi, alla ristrutturazione – di alloggi in edifici che erano industrie, caserme o persino villaggi olimpici. In totale, contando anche quelli ancora da costruire, ne nasceranno 24mila al Nord, 14.650 al Centro e 25mila al Sud. Non tutti, però, nelle grandi città né vicini agli atenei. È il caso, ad esempio, di un alloggio finanziato con oltre due milioni di euro a Camaiore, in provincia di Lucca, dove sorgeranno 107 posti letto a distanza di 30 chilometri dalla più vicina università di Pisa. La Regione dove arriveranno più alloggi finanziati dal Mur è il Lazio, con 9.978 posti letto, seguita dalla Campania (8.080) e dal Piemonte (6.771). Al quarto posto la Lombardia (5.917).
Per valutare il successo del piano di housing universitario, però, serve guardare ai prezzi dei nuovi posti letto. Il bando prevede che almeno il 30% dei nuovi alloggi sia riservato a studenti meritevoli e privi di mezzi. Per gli altri, sono previste tariffe inferiori di almeno il 15% rispetto ai valori medi di mercato, almeno per i primi dodici anni, ovvero il periodo per il quale è vincolata la destinazione d’uso dei nuovi studentati.
Ma calmierato non è sinonimo di accessibile. A Milano, nel maxi-studentato che sorgerà sulle ceneri del villaggio olimpico, una singola costerà 1.065 euro al mese nonostante, secondo il portale Immobiliare.it, il prezzo medio sul mercato superi di poco i 700 euro. Nel capoluogo lombardo, però, l’arrivo di migliaia di nuovi posti letto ha già cambiato le abitudini degli studenti: il centro studi SoloAffitti ha rilevato una flessione della domanda di affitti, a fronte dei nuovi alloggi arrivati in città. Ma i prezzi rischiano di essere inaccessibili anche fuori dalle metropoli. In uno degli studentati finanziati a Foggia, come si legge nei decreti del Mur elaborati da Chora/Will, una singola viene affittata a 722 euro, a fronte di un prezzo medio sul mercato – sempre per Immobiliare.it – che si aggira attorno ai 350 euro. Casi simili si registrano pure a L’Aquila e a Catania.
«Di fatto, ad oggi abbiamo a disposizione la metà dei posti letto promessi – lamenta Alessandro Brusciella, coordinatore nazionale Udu –. E quelli realizzati sono ancora troppo cari. Non è vero che ora abbiamo la possibilità di scegliere dove studiare perché, se una stanza costa 800 euro, solo chi può permettersi affitti tanto cari può vivere da fuori sede».
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