«No alla riforma della Difesa, ci porta verso la warfare society»
L’appello della Rete Italiana Pace e Disarmo. Intanto Crosetto continua a chiedere di rispettare "gli impegni" sulle spese militari presi con gli alleati Nato, mentre avanza la raccolta firme per un'altra difesa possibile

Da welfare state a warfare society: è questo in sintesi il salto che rischiamo secondo la Rete Italiana Pace e Disarmo, che negli scorsi giorni ha lanciato un appello contro la riforma dello strumento militare promossa dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, che nel frattempo, però, ieri al termine della Ministeriale Nato a Bruxelles è tornato a chiedere di rispettare gli impegni presi con gli alleati Nato.
Le riforme attese
In sintesi, nei testi di due disegni di legge che stanno prendendo forma si ipotizzano entro il 2033 circa 42mila unità aggiuntive tra Forze Armate, Sanità militare e Carabinieri. Innanzitutto, si punta a superare il modello dell’esercito professionale “puro”, costruendo invece una forza multilivello, con un sistema di riserve operative, territoriale e specialistica. Il personale in congedo sarebbe vincolato per cinque anni a una disponibilità diretta e il Governo potrebbe richiamarlo dopo un passaggio parlamentare di soli cinque giorni. Il bacino da cui attingere sarebbe chiaramente quello dei giovani. «Questa riforma significa più spese militari e più soldati. Parliamo di sette-otto miliardi di euro aggiuntivi all’anno a regime, risorse strutturali e permanenti sottratte a sanità, istruzione, lavoro, ambiente e welfare», ci ha spiegato Francesco Vignarca, coordinatore delle campagne della Rete. Le bozze prevedono un ecosistema fatto di compensi, premi e decontribuzioni: un salto, avverte la Rete, verso la militarizzazione di incentivi, organizzazione del lavoro e cultura pubblica.
Crosetto e gli impegni per la difesa
Nel frattempo, il governo tira dritto. Ieri, alla Ministeriale Nato a Bruxelles, il tema centrale è stato il futuro dell’Alleanza e il ruolo crescente degli europei nella sicurezza comune. Secondo il ministro, la questione non riguarda un aumento immediato della spesa militare, ma il rispetto degli impegni presi. In particolare, il percorso verso il 5% del Pil entro il 2035 riguarda un impegno nazionale che dovrà essere affrontato nei prossimi anni. Il piano di aumento delle spese per la difesa approvato dal Parlamento lo scorso anno ha subito uno stop per la mancata uscita dell’Italia dalla procedura per deficit eccessivo, ma il ministro ha chiarito che andrà recuperato: «Il piano che era stato approvato dal Parlamento l'anno scorso, che prevedeva un aumento dello 0,15% quest'anno, 0,15% quello successivo e 0,20% quello dopo, era un piano credibile di un percorso per arrivare agli impegni presi. Quest'anno è mancato perché c'è stato questo inciampo della non uscita dalla procedura di infrazione. Mi auguro che sia recuperabile immediatamente e lo vedremo già subito da ottobre, dal bilancio '27, ma penso non ci sia alternativa qualunque sia la maggioranza e la forza politica che guida il Paese». Crosetto ha assicurato che anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, è consapevole della necessità di rispettare gli impegni presi dall’Italia e ha ipotizzato di usare prestiti europei Safe per sostenere gli investimenti, se fosse necessario.
Un'altra difesa
Mentre si fa spazio una società sempre più militarizzata, dall’altra i pacifisti avanzano proposte per una difesa civile, non armata e nonviolenta, che va costruita nel concreto con Istituzione di Pace (come ci ha suggerito l’anno scorso papa Leone). A questo scopo la Rete Italiana Pace e Disarmo rilancia un sostegno allargato alla legge di iniziativa popolare “Un’altra difesa è possibile”, di cui è in corso la raccolta firme, un modo concreto per scegliere quale idea di sicurezza vogliamo per l’Italia. Il testo prevede un Dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta, sotto la Presidenza del Consiglio. Secondo la proposta, si dovrebbe potenziare e coordinare il servizio civile, la protezione civile, i Corpi Civili di Pace e un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo. Insomma, una scelta alternativa all’aumento di spese militari e soldati. Sono molti i volti noti – dello spettacolo, dell’informazione e della scienza – che hanno già firmato. Tra questi: i giornalisti Gad Lerner, Marco Damilano, Giulia Innocenzi e Nico Piro; i docenti Donatella Di Cesare e Carlo Rovelli; gli attori Alessandro Bergonzoni, Ascanio Celestini e Giulio Cavalli e il vignettista Mauro Biani, che hanno deciso di metterci la faccia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire Temi






