Niente più "minorati" solo "persone con disabilità"
Primo sì in Senato alla modifica dell'articolo 38 della Costituzione. Con un valore non solo simbolico ma sostanziale per l'uguaglianza e la tutela di tutti cittadini che lo Stato si impegna a "garantire"

Nessuno è «minorato», ci sono sempre e solo persone. Alcune con una disabilità. È arrivato al primo via libera, infatti, il disegno di legge costituzionale sui diritti delle persone con disabilità: l'aula del Senato l'ha approvato all'unanimità – ed è un altro segnale positivo - con 135 voti. Ora passerà alla Camera e saranno necessari altri tre passaggi parlamentari per approvare definitivamente la modifica costituzionale.
Il provvedimento, infatti, modifica l'articolo 38 della Costituzione, sul diritto all'assistenza sociale, e lo aggiorna a livello semantico e di diritti. Sparisce dunque la parola «minorati» sostituita dall'espressione «persone con disabilità» (per cui il terzo comma reciterà così: «Gli inabili e le persone con disabilità hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale») e si aggiunge un passaggio specifico sulla tutela: «La Repubblica garantisce il diritto delle persone con disabilità all'autonomia e all'effettiva partecipazione all'organizzazione politica, economica e sociale, rimuovendo gli ostacoli che ne impediscono l'esercizio». Quel verbo "garantisce" segna un impegno forte ora iscritto nella nostra Carta fondamentale in particolare in tema di autonomia delle persone e piena partecipazione. E sottolinea la necessità di rimuovere gli ostacoli che impediscono di godere a pieno di questi diritti. Un passo avanti notevole e un compito tutto da svolgere per non lasciare che restino solo "belle parole".
Il dibattito se modificare anche l'articolo 3 della Costituzione
«La parola minorati non ha più lo stesso significato che poteva avere quando i Padri costituenti l'hanno inserita all'articolo 38 – ha spiegato in aula al Senato il relatore e presidente della commissione Affari costituzionali di palazzo Madama, Andrea De Priamo -. Oggi ha un'accezione decisamente negativa, superata, e che nessuno immagina di mantenere nella nostra Costituzione». Sulla riforma si era aperto un ampio dibattito prima sull’opportunità o meno di ritoccare anche l’articolo 3 della Carta. Già nei mesi scorsi, infatti, per una parte delle associazioni di persone con disabilità l’esplicito inserimento della «disabilità» nell'articolo 3 avrebbe permesso al legislatore di attuare una «discriminazione positiva»; per altre, invece, visto che l'articolo 3 già vieta discriminazioni basate su «condizioni personali e sociali» inserire la disabilità avrebbe ulteriormente ghettizzato le persone con disabilità facendone una sorta di categoria umana a parte. Accantonato questo tema, settimana scorsa, però, il provvedimento licenziato dalla commissione prima dell’estate era tornato in discussione per un'ulteriore correzione del testo, richiesta soprattutto dalle opposizioni. In particolare, si è modificata ulteriormente la formulazione dell’articolo 38 aggiungendo la parte sulla tutela specifica.
La soddisfazione della ministra Locatelli

«Il voto di oggi all’unanimità sul Ddl costituzionale che apporta modifiche all’art.38 della Costituzione in materia di diritti delle persone con disabilità, eliminando la parola minorati, è un segnale importante di cambiamento», ha commentato soddisfatta la ministra per le disabilità Alessandra Locatelli. Dopo aver abrogato da tutte le leggi ordinarie la parola «handicappato» e «portatore di handicap», ha spiegato ancora, «finalmente completiamo il percorso iniziato anche con la riforma della disabilità aggiornando la nostra Carta costituzionale. Voglio quindi ringraziare tutti i gruppi parlamentari, il relatore e presidente De Priamo, in particolare il senatore Guidi, primo firmatario, e tutti coloro che hanno contribuito a questo risultato: il mondo delle associazioni a partire da Fand e Fish e tutte le altre realtà che negli anni si sono sempre battute per un forte cambio culturale». Unanimi, infine, gli apprezzamenti di tutte le forze politiche presenti in Parlamento.
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