Migranti, il "no" ai centri per i rimpatri unisce l'Italia da Nord a Sud

L'arcivescovo di Trento, Tisi: sono una tragedia, l'unico obiettivo è innescare altra conflittualità tra noi e loro. La Chiesa c'è, tocca allo Stato tutelare i diritti umani. Il sindaco di centrodestra di Castel Volturno, Marrandino: nessuno vuole strutture del genere nei territori, il governo rivaluti gli interventi previsti
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July 19, 2026
Migranti, il "no" ai centri per i rimpatri unisce l'Italia da Nord a Sud
Migranti in transito da un centro di accoglienza in Italia
Qui Trento. «Dignità per chi è straniero, non muri. In Trentino gli immigrati mantengono già il nostro welfare»
«Il Cpr è una tragedia». Parole di Lauro Tisi, arcivescovo di Trento, città dove il Governo vorrebbe realizzare un Centro di permanenza per i rimpatri. Una denuncia che ha provocato durissime reazioni del centrodestra. Ma Tisi non cambia idea. «Non ritiro di un millimetro l’affermazione. Tutti sappiamo cos’è un Cpr, un sistema dove una persona può finire senza tante verifiche. E sappiamo quale è il trattamento, niente di umano. Ma la tragedia è anche perché si pensa con queste operazioni di rispondere alla realtà dell’immigrazione che invece avrebbe bisogno di tutt’altra risposta».
Quale?
Innanzitutto partendo dal fatto che gli immigrati oggi mantengono il nostro welfare e ci garantiscono un sacco di servizi. E noi in cambio li trattiamo con durezza, negligenza e freddezza. Perdonateci fratelli migranti.
In Trentino molta della forza lavoro, anche in agricoltura, è straniera.
Ma al di là dell’aspetto economico, gli immigrati sono importanti per ridare slancio a un mondo occidentale che sul fronte dell’immaginare un futuro è a corto di speranza. Queste persone non sono qui per turismo ma perché la situazione nei loro Paesi li porta a migrare, però hanno una voglia di riscatto, di sogno, di creatività che a noi manca. Inoltre, hanno un altro aspetto estremamente bello. Ci portano culture che affrontano la vita in una modalità diversa. Penso ad esempio al morire. Mentre noi non siamo riconciliati con la morte, queste persone sono molto sagge anche rispetto all’accettare la morte. Per cui il Cpr è una tragedia per quello che è, ed è inutile che vogliano raccontare che non è così.
Il Governo dice che i Cpr sono necessari.
I Cpr nascono dall’atteggiamento con cui trattano gli immigrati. Ma questi sono discorsi che non hanno una giustificazione neanche razionale. E innescano un rapporto di sfiducia e di conflittualità che a lungo andare rende difficile l’inclusione. Non ci fa bene avere sul territorio persone respinte, perché l’aggressività nei loro confronti, non fa presagire nulla di buono per il futuro.
In questo momento a Trento centinaia di persone vivono per strada, malgrado il forte impegno della Chiesa.
Va cambiato completamente l’approccio che è disumano perché la persona esiste, ha un valore e un diritto solo in base al passaporto e al colore della pelle. Una società che si muove su queste coordinate non è umana e non può avere uno sviluppo futuro. Può avere risorse economiche ma lo sviluppo è un’altra cosa.
La sua voce contraria al Cpr a Trento è emersa assieme a quella dell’arcivescovo di Caserta e Capua contro il Cpr a Castel Volturno. Ne avete parlato anche durante la recente assemblea della Cei.
L’idea è di coordinare i vescovi che già hanno o dovrebbero avere dei Cpr, per avere una voce unitaria. Io ci sono. E spero che questi Cpr non li facciano.
Quando voi vescovi parlate di immigrazione spesso vi dicono «ospitateli a casa vostra». Come risponde a questa provocazione?
Io non mi tiro indietro dicendo che la Chiesa ha fatto tutto quello che deve fare. Può fare molto di più, ma questa questione non può essere demandata a una sola istituzione qualunque sia. Tocca a tutti. Non è una questione di carità, non è solo etica ma di civiltà e va ben al di là della Chiesa. Lo ripeto, la Chiesa può fare di più ma non può essere una foglia di fico per non affrontare la questione. Spetta allo Stato tutelare i diritti umani. Invece oggi caricano sul volontariato questioni che dovrebbero risolvere le istituzioni. Il volontariato tampona. Ma poi se tenti di collaborare con le istituzioni, ti mettono dentro i loro format e rischi di bloccarti le mani.
Si dice che i Cpr servono per la sicurezza di un territorio.
La sicurezza si costruisce dialogando, non barricandoti, chiudendo le porte, ma soltanto aprendoti e conoscendosi. Quando tu uno non lo conosci, crei un muro, ma quella non è sicurezza.
Che ne pensa della proposta di “remigrazione”?
Sono assolutamente contrario. È un nonsenso totale. E come ha detto Papa Leone, non è una risposta cristiana.
Lei nella recente lettera pastorale riflette sulla necessita di incontrarsi e dialogare e aprirsi anche all’aiuto. Inizia raccontando di un uomo in difficoltà, steso a terra. A fermarsi per aiutarlo solo un migrante. Lei scrive “ecco il Samaritano del Vangelo. Ecco Gesù Cristo”.
La vera sicurezza è incontrarsi e contaminarsi e soprattutto tornare umani. Il vero è che tu sei mio fratello e non sei un corpo estraneo.
Qui Castel Volturno. «Non si costruisce una comunità sulla pelle degli ultimi»
Anche l’amministrazione comunale di Castel Volturno si oppone alla decisione del governo di realizzare un Cpr sul proprio territorio. «Nessuno vuole una struttura del genere» annuncia il sindaco Pasquale Marrandino, alla guida di una giunta di centrodestra, riferendo che mercoledì il Consiglio comunale ha votato quasi all’unanimità un ordine del giorno nel quale si esprime «preoccupazione e contrarietà politico-istituzionale rispetto alla realizzazione del Cpr». E si chiede «al governo di rivalutare complessivamente l’intervento previsto». L’occasione dell’annuncio è l’iniziativa promossa dall’associazione Libera e da varie altre organizzazioni, ospitata nell’aula del Consiglio comunale.
Presente anche l’arcivescovo di Capua e Caserta, Pietro Lagnese, che per primo ha condannato la scelta del Cpr. Ora è soddisfatto della presa di posizione del Comune. «Questa battaglia si vince solo mettendosi insieme. La nostra è un’ostinata resistenza e diciamo no al Cpr a Castel Volturno e anche altrove». E denuncia «le menzogne che sentiamo ogni giorno. Di chi identifica le violenze coi migranti, di chi parla di invasione, di chi dice che col Cpr saranno risolti i problemi di sicurezza». Invece, insiste, «noi diciamo no perché non si può costruire una Castel Volturno nuova sulla pelle dei migranti. E diciamo sì alla dignità di ogni persona». Ragionamenti analoghi fa Tina Cioffo, coordinatrice del Comitato don Peppe Diana. «Non siamo solo contro il Cpr ma vogliamo lottare per i diritti fondamentali. La nostra voce si alzerà sempre di più. Non ci stancheremo. Siamo l’esercito dei buoni».
Come Antonio Casale, responsabile del Centro Fernandes, esempio positivo di condivisione. «Abbiamo aiutato tanti “clandestini” arrivati qui senza nulla, neanche un pezzo di carta. Mi chiedono di pregare per non finire nei Cpr». Invece, denuncia Francesca Rispoli, copresidente nazionale di Libera, «qui vogliono realizzare un recinto per persone che non hanno fatto nulla, se non fuggire da guerre e fame». E l’assurdo è che «questa zona è un’area protetta dalla Ue per chi giunge il volo, gli uccelli migratori, ma la chiudono per chi giunge a piedi». Il sindaco rivendica come altri soldi siano stati spesi bene, proprio per i migranti. Sono i fondi del Pnrr destinati al superamento dei ghetti. «Castel Volturno è tra i pochi comuni che non li ha persi» Il comune casertano ha ristrutturato 4 villette confiscate alla camorra che ospiteranno 80 migranti, tra i quali anche soggetti fragili, con disagio mentale. In centinaia raggiungono l’area destinata al Cpr, per formare una catena umana. "Zona sottoposta a vincolo umanitario", recita uno striscione. Sullo sfondo, oltre il cancello, stagni, macchia mediterranea, il volo degli uccelli. Natura libera.

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