Mattarella a Seveso: «Intollerabile irresponsabilità dei vertici aziendali»
Il presidente della Repubblica è andato ieri nel luogo del disastro dell'Icmesa per commemorare il cinquantesimo anniversario

A Seveso c’è un bosco che cammina. Sono i bambini e i ragazzi con le maglie verdi e gialle del grest estivo e delle associazioni sportive locali. Chi all’ombra degli alberi, chi in posizione sotto il sole, nel Bosco delle Querce tutti aspettano l’arrivo del presidente Sergio Mattarella. Il capo dello Stato ha raggiunto i ragazzi nel prato preceduto dai corazzieri e controllato a vista da poliziotti a cavallo. Si è fermato di fronte al “Grande pioppo”, l’unico albero sopravvissuto alla nube tossica sprigionata dall’Icmesa il 10 luglio 1976, e così ha avuto inizio la commemorazione del cinquantesimo anniversario dell’incidente industriale di Seveso. Davanti al presidente i giovani attori dell'associazione culturale Teatro Contatto hanno messo in scena un flash mob dedicato alla memoria della tragedia. Dieci metri sotto le suole delle scarpe di Mattarella si trovano le due vasche di contenimento in cui sono stati sigillati il terreno inquinato, gli animali abbattuti, i resti delle case demolite, gli oggetti contaminati dalla diossina e parte dell’atrezzatura utilizzata nelle operazioni di bonifica. Lì sotto «sono custoditi i ricordi, i segreti e le storie di tutti gli abitanti di Seveso» dice Alessia Borroni, sindaca del comune brianzolo. Ai ragazzi in abiti scuri che si sono mossi coordinati tra le querce e i pioppi Mattarella ha detto: «Siete il futuro di questo parco, affido a voi la responsabilità di gestirlo nel migliore dei modi».
Il presidente si è diretto in seguito verso la tensostruttura allestita per la seconda fase della cerimonia. I sevesini lo hanno accolto in piedi, applaudendo, mentre la banda cittadina e il coro degli Alpini intonavano l’inno nazionale. La cerimonia è stata aperta da una rievocazione teatrale e dalle testimonianze di chi visse quei giorni. Accanto al Capo dello Stato anche il presidente del Senato Ignazio La Russa, il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. Nel suo discorso il presidente ha definito l’incidente dell’Icmesa «un punto di svolta nella coscienza italiana ed europea, per la cultura della sicurezza e della prevenzione» a cui la successiva gestione dell'emergenza ha impresso una «doverosa accelerazione». Nella memoria dei fatti di cinquant’anni fa non è mancato il riferimento ai processi: «Risalta ancora oggi l'intollerabile irresponsabilità dei vertici aziendali che, con gravissime reticenze e occultamenti, ritardarono la piena consapevolezza della natura e della gravità di quanto era accaduto» ha detto Mattarella, ricordando che nei giorni seguenti alla fuoriuscita della nube tossica «la presenza di diossina nell'aria fu taciuta, occultata, quindi minimizzata». La vicenda giudiziaria di Seveso si ricorda per il contrasto tra le lievi condanne penali ai dirigenti, che evitarono il carcere, e una sentenza storica sul fronte civile. Per la prima volta, infatti, i tribunali riconobbero ai cittadini il diritto al risarcimento per il trauma psicologico e l'angoscia subiti, segnando un precedente fondamentale per le leggi sul danno ambientale in Italia.
«Quanto avvenne era inammissibile, e le norme successivamente elaborate su scala continentale ebbero valore storico, perché si fondarono sulla tutela della vita delle persone, sulla tutela della comunità e dell'ambiente come diritto umano primario» ha continuato il presidente, facendo riferimento alla direttiva europea, chiamata Seveso, che nel 1982 ha regolamentato per la prima volta la prevenzione dei rischi industriali. Ma quella svolta nacque dalla tragedia umana della gente di Seveso, Meda, Cesano, Desio e Limbiate. «Drammi personali e per la comunità» ma sostenuti da una rete di solidarietà e Mattarella ha citato Carlo Galante, l’operaio dell’Icmesa che entrò nel reparto in cui il reattore aveva causato il disastro e indossando soltanto una mascherina azionò una valvola per limitare i danni. «Fu un’azione di vero eroismo», ha insistito il capo dello Stato.
Il sindaco Alessia Borroni Borroni ha ricordato il senso di isolamento vissuto dopo quel 10 luglio 1976 e ha indicato nel Bosco delle Querce il segno concreto del riscatto della comunità. «Noi siamo contagiosi, ma contagiosi di vita» ha concluso la prima cittadina di Seveso, ringraziando Mattarella per la presenza, «non solo un atto istituzionale ma il riconoscimento del dolore di una citta che non ha mai smesso di fare il suo futuro». Sull’importanza della memoria viva si è concentrato anche il presidente della regione Lombardia Attilio Fontana affermando che la commemorazione «non è solo un momento di ricordo ma un richiamo alla responsabilità». La risposta della comunità di Seveso, ha spiegato il Capo dello Stato è stato un esempio di ripartenza sociale in cui «la riscossa civile è andata al di là della bonifica e della ricostruzione». Un concetto ripreso anche dal presidente del Consiglio regionale, Federico Romani: «le tragedie entrano nella storia. Ma il modo in cui una comunità reagisce entra nella sua identità». Seveso ha scelto di seppellire la diossina e di piantarci sopra un bosco.
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