«Salvate Svetlana, Nikita, Zhenya»: l'appello all'Europa del Nobel Muratov per i prigionieri politici in Russia
di Dmitrij Muratov, Mosca
«Per chi non suona la campana»: il fondatore di “Novaya Gazeta” parla al Palamento europeo e racconta le storie di ciascuno. La mamma adottiva, lo studente 14enne, la fidanzata di un soldato: «Si sono opposti alla guerra, chiedete a Putin di liberarli»
Dmitrij Muratov, fondatore dello storico giornale indipendente Novaya Gazeta e Premio Nobel per la Pace, il 30 giugno ha rivolto un appello al Parlamento Europeo, seduto alla scrivania di Anna Politkovskaja che la redazione di Novaya Gazeta tiene conservata com'era il giorno in cui Anna è stata uccisa. Ancora una volta Muratov denuncia le torture e la detenzione dei prigionieri politici in Russia. Li ricorda uno per uno. Inclusi i minori. Parla di alcuni dei casi più terribili, di persecuzione di minori condannati per avere protestato contro la guerra è in particolare il caso del ragazzo in carcere da anni e al quale hanno dato una nuova condanna pochi giorni prima della fine della pena. L'appello di Muratov fa venire i brividi per le cose che descrive e chiede ai parlamentari europei di impegnarsi per favorire la liberazione dei prigionieri politici. Si rivolge ai parlamentari Europei. A quelli che si dichiarano democratici a sostegno dei diritti umani, ai membri del gruppo dei Socialisti europei, ai verdi. Ma anche ai conservatori chiedendogli di dimostrare misericordia. L’auspicio di Muratov è che il Parlamento europeo segua precedenti di mediazione che hanno favorito la liberazione di prigionieri civili e invita a sollecitare uno scambio tra detenuti dalla Russia e dall’Ucraina. Ricorda che parte di un processo che possa portare alla pace c’è anche questo genere di iniziative. Qui di seguito la traduzione del testo integrale del suo intervento, reperibile anche in video su YouTube. (Raffaella Chiodo Karpinsky)
Grazie mille per l'opportunità di rivolgermi oggi al Parlamento europeo. Faccio presente che mi trovo a Mosca e che le autorità russe mi hanno dichiarato agente straniero. Ho intitolato il mio intervento "Per chi non suona la campana", per parlare dei prigionieri politici che si trovano nelle carceri russe. Sto registrando questo intervento nell'ufficio della Novaya Gazeta, nella stanza 307. È l'ufficio di Anna Politkovskaya. Potete vedere i suoi effetti personali, sono i suoi occhiali, la sua borsa, il suo registratore, le sue bozze, i libri che stava leggendo prima di morire. Il 7 ottobre di quest'anno ricorreranno esattamente 20 anni dall'omicidio di Anna Politkovskaya. Qui, sulle pareti di questo ufficio, potete vedere come veniva perseguitata, come è stata uccisa, come lo Stato ha condotto le indagini e come le ha condotte la Novaya Gazeta. Sono passati vent'anni dal suo assassinio e i mandanti non sono ancora stati trovati. Qui, sulla scrivania di fronte a me, giacciono le bozze che avrebbe dovuto consegnare quel giorno al direttore. Era un dossier sulla tortura. Sono passati vent'anni e la tortura continua. La tortura ha invaso la nostra epoca. Carnefici ed esecutori sono diventati professioni apprezzate. La crudeltà è diventata la prova dell'amore per lo Stato. La tortura è diventata patriottismo. La tortura è coerente con la politica statale volta a instillare paura nella popolazione del paese.
Vi racconterò alcune storie che dimenticherete mai più. Perdonatemi per questo.
Innanzitutto, quella di un pianista. Si chiamava Pavel Kushnir. Ecco com'era prima del suo arresto. Nel luglio del 2024, è morto in una prigione nella città di Berobidzhan, dove Stalin esiliò gli ebrei sovietici dopo la Seconda Guerra Mondiale. Un interprete unico di Rachmaninoff e Schubert, autore di libri meravigliosi. Si era schierato contro lo spargimento di sangue. Il suo post su YouTube è stato visto solo da cinque persone. È morto, dopo due mesi di sciopero della fame, senza mai rinunciare alle sue convinzioni. Negli ultimi cinque giorni, aveva rifiutato persino l'acqua. Era in sciopero della fame dal giorno del suo arresto. So che è stato anche picchiato. Dei criminali gli hanno perseguitato. Ecco com'era Pavel Kushnir nella bara. Eravamo al suo funerale.
Ecco Alexey Gorinov, un consigliere comunale locale, un uomo onesto, uno scienziato. Questo era il suo aspetto prima dell'arresto. È in prigione da quattro anni. Si è rifiutato di appoggiare la politica governativa che ha portato alla creazione dell’Operazione Speciale. Hanno iniziato a torturarlo immediatamente. Prima con il freddo. A Gorinov è stata asportata parte di un polmone. Gorinov è un invalido per questo. È stato tenuto per mesi in una cella non riscaldata con una finestra rotta, dove si accumulava ghiaccio all'interno. Non gli davano una coperta e lo costringevano a togliersi il maglione minacciandolo di violenza. Quando si è ammalato, si sono rifiutati di ricoverarlo in ospedale per molto tempo. Ben presto, Gorinov, un uomo con parte di un polmone asportato, ha contratto la tubercolosi. Ora tossisce sangue. Questo è il suo aspetto attuale.
Ecco la storia di una tortura più sofisticata. In questo momento, una bambina piccolissima sta morendo in ospedale per mancanza d'aria. Si chiama Valeria. Ha un anno. Vive in ospedale dalla nascita, attaccata a un respiratore. Le sue ossa sono così fragili che si rompono al minimo tocco. Alla nascita, Valeria pesava solo 530 grammi. Sua madre, Oleksandra Strelets, è ucraina di nazionalità ma russa di passaporto. È stata accusata di tradimento per aver tentato di sostenere l'Ucraina e condannata a 12 anni di carcere. Date le condizioni di salute della bambina, vivrà meno della pena detentiva inflitta alla madre. E la madre sta morendo di dolore in carcere.
Questo ragazzo è cresciuto in prigione. Si chiama Nikita Uvarov. Sei anni fa, l'FSB ha arrestato cinque adolescenti nella città siberiana di Kansk. Questi studenti avevano affisso un volantino su un edificio a sostegno dei prigionieri politici. Furono fermati dalle forze speciali. Due furono rilasciati subito. Uno di loro era il figlio di un alto funzionario. Gli altri si dichiararono subito colpevoli e vennero liberati. Solo uno dei cinque, Nikita Uvarov, non ammise la colpa e non testimoniò contro i suoi amici. E fu mandato in prigione. Vi dico quanti anni aveva. Aveva 14 anni. Venne condannato a cinque anni con l'accusa di terrorismo. La sua pena di cinque anni era stava per scadere ma giusto una settimana prima del rilascio, di recente, ha avuto un’altra accusa, di aver partecipato a un'organizzazione estremista, e così l’hanno lasciato in carcere. Ora rischia una nuova condanna, sei anni di prigione. In tribunale, è apparso completamente annichilito e distaccato. La sua famiglia dice che questo significa che è sull'orlo di una crisi.
Queste sono invece due giovani donne: Svetlana Petriychuk e la regista Evgenij Berkovič. Una drammaturga e una regista. Vi dirò il mio punto di vista. Sono figure di spicco del teatro a livello europeo. Sono state incarcerate per sei anni per un'opera teatrale che, prima dell'inizio dell’operazione speciale, aveva vinto il principale premio teatrale nazionale in Russia. La realtà è che più probabilmente sono state incarcerate per le poesie contro la guerra scritte da Zhenya Berkovič. Devo precisare che diversi anni fa, Berkovič, sperando in una vita felice, lunga e serena, ha adottato due bambine orfane dal destino difficile. Ora si ritrovano di nuovo senza madre, per la seconda volta nella loro vita. Chi può spiegare loro il perché?
Era questo l'aspetto di Zhenya Berkovič al momento dell'arresto. (Mostra una foto, ndr) E questo era l'aspetto di Zhenya Berkovič non molto tempo fa, quando il tribunale respinse il suo ricorso.
Ecco un'altra giovane donna. Questa è la sua foto prima dell'arresto. Un anno dopo appare oggi in modo del tutto diverso. Non abbiamo un’immagine ma immaginerete perché. Svetlana rischia 15 anni di carcere. Il suo crimine è l'amore. Lei è una cittadina russa e lui un soldato ucraino. Vivevano in paesi in guerra. Senza essersi mai incontrati… hanno scoperto che persino il loro libro preferito d'infanzia era lo stesso. Nonostante morte e l'odio, quest'ucraino e questa russa si sono innamorati e Svetlana è partita per andare dal suo fidanzato. Una cosa incredibile! Che abbia fatto le valigie e sia andata dal suo fidanzato. Le dicevano: "È una cosa assurda". “Ma sei stupida?". Ma io chiedo a voi: "Dove avete mai visto un amore intelligente?". È stata arrestata dai servizi segreti russi. Per diversi giorni, hanno picchiato Svetlana a scosse elettriche, poi l'hanno semplicemente picchiata, e infine hanno chiamato il suo fidanzato perché vedesse cosa le era stato fatto, offrendogli di liberarla se avesse tradito la sua patria. Le hanno chiesto di confessare che stava andando in Ucraina per uccidere dei russi, e l'hanno condannata a 15 anni. Svetlana Savelyeva è in prigione da un anno ormai. Nel corso di tutto quest'anno, il soldato ucraino Alexander Chechetko si batte per la sua liberazione. L'ucraino intercede per la donna russa e scrive ai difensori internazionali per i diritti umani. "Questa è una questione che riguarda me", scrive il soldato ucraino, "perché è da me che stava venendo". “E io non posso, non ho nemmeno il diritto di rimanere in silenzio, perché cose del genere non possono accadere nel mondo civilizzato. Una persona è stata condannata per il fatto di amare un ucraino”.
Mi rivolgo ora a quei membri del Parlamento europeo e ai leader dei rispettivi gruppi parlamentari che, come me, condividono i valori democratici. Mi rivolgo alla leader del gruppo parlamentare dell'Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici, Iracha García; alla leader del gruppo parlamentare dell'Alleanza Verde Europea Libera, Therese Renntke; al leader del Partito Popolare Europeo, Manfred Weber; e chiedo anche ai miei cari amici di vecchia data, Andrius Kubelis e Sergei Lagadinsk: sostenete gli sforzi per la liberazione dei prigionieri politici. Forse si tratta di una proposta rischiosa: è possibile raggiungere un accordo con la parte ucraina su lo scambio di civili con altri civili? Ovvero prigionieri politici russi che si sono opposti alla guerra, in cambio di coloro che si trovano in Ucraina, sostenitori di Vladimir Putin, e che sono detenuti nelle carceri ucraine per aver collaborato con le autorità russe. Forse uno scambio di civili è possibile. Anche lo scambio di civili è parte del processo che può portare alla pace. Vi prego di riflettere su questo. Vi esorto a intervenire.
Ma oggi voglio rivolgermi in modo specifico e deliberato a coloro che, nel Parlamento europeo, sostengono i valori conservatori. Voglio rivolgermi a coloro che vengono definiti di destra. Sono ben consapevole che tutti i media mi criticheranno per aver oltrepassato il confine tra democratici e conservatori della destra, per aver infranto tutti i muri di separazione. Posso dirvi francamente che, per me, tale confine non esiste. Bisogna parlare con tutti coloro che possono salvare le persone. E visto che il presidente russo Vladimir Putin non asseconda le richieste dei suoi nemici, ma è incline a rispondere ai desideri di coloro i cui valori, a giudicare dalle sue dichiarazioni, condivide. Onorevoli deputati, signori Bardela, Aust, Belimski e Ugrik. Voi, e in particolare alcuni membri delle vostre fazioni, avete la reputazione di essere forze politiche le cui critiche all'Unione Europea riecheggiano quelle di Vladimir Putin. Forse condividete le sue idee. Vi chiedo di avvicinarlo, presentandovi come qualcuno che vi considera affini. Chiedete un'amnistia, una grazia parziale o totale, per i suoi oppositori politici. Dimostratelo, usate la vostra influenza per salvare vite umane. Chiedete un'amnistia al signor Putin. Abbiamo opinioni diverse sulla guerra, sull'Europa, sui diritti delle donne e sui diritti degli immigrati, ma forse almeno la pietà non è esclusa dai valori conservatori? Se vorrete, vi fornirò l’elenco dei prigionieri politici più vulnerabili, delle donne, anziani, dei malati gravi e dei adolescenti. Come si fa? E difficile.
Ma vi farò un esempio che mi ha colpito profondamente. Vi racconterò come ha fatto John Call, un negoziatore eccezionale, a mio parere uno dei membri più efficaci del team dell'attuale presidente americano Donald Trump. Ha liberato quasi 500 ostaggi, prigionieri politici, dalle mani del presidente bielorusso Lukashenko. Ecco cosa mi ha raccontato di recente: quando il primo gruppo di ostaggi politici bielorussi, liberati su sua iniziativa, è partito su furgoni cellulari. Si tratta di veicoli usati per trasportare i prigionieri dal carcere al confine, John ha chiesto di aprire il portellone. I prigionieri erano seduti curvi. Avevano le mani dietro la schiena, stringendole l'una nell'altra. Quando il portellone si è aperto, sui loro volti si poteva leggere il terrore. John Call ha letto in quei volti l'orrore dell’addio alla vita. Successivamente, gli hanno raccontato che erano certi di essere stati portati via per essere fucilati. John gli disse: "Sono un rappresentante del presidente americano Donald Trump. Mi chiamo John Coll. Non hanno battuto ciglio." Ripeté: "Mi chiamo John Coll. Sono un rappresentante del presidente Trump” e poi ha pronunciato parole magiche, incredibili, inverosimili, grandiose: Siete liberi! Chi sarà il John Coll per i prigionieri politici russi? Forse quella persona è seduta qui in questa stanza proprio ora.
Chi dirà ai prigionieri politici russi: "Siete liberi", e proverà la stessa incredibile sensazione che ha provato John Coll? Mi direte: "Che senso ha parlare di diritti umani durante una guerra? I soldati difendono i diritti dello Stato, non i singoli individui. E le persone devono morire per l'idea dello Stato." Beh, sì infatti, recentemente, al Forum economico di San Pietroburgo, ospitato dal governo russo, un ideologo moderno di nome Malofeev ha parlato dal podio governativo. Ha affermato che, a suo parere, lo scenario migliore per la Russia è quello di usare armi nucleari in Europa per ottenere la vittoria e costruire un mondo russo. Questa è la sua idea. Mi è venuto in mente il cartone animato Shrek. Dove, se ricordate, Lord Farquaad dice: "Alcuni di voi potrebbero morire. Ma è un sacrificio che sono disposto a fare". Un generale una volta mi disse: "In guerra, il compito di alcuni è combattere e quello di altri salvare le vittime della guerra”. Facciamolo anche noi, finché le persone sono vive.
Ora ascolterete Schubert interpretato da Pavel Kushnir. È stato sepolto con le labbra sporche di sangue. Ascoltate Schubert. Grazie.
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