«Proteggerà le frontiere». «No, è come l'Ice». Frontex 2.0 divide i partiti e l'Europa

di Gabriele Rosana, Bruxelles
L'Agenzia (che oggi ha 3mila persone) sarà riformata e diventerà il braccio operativo per gestire i rimpatri. Potrà contare a regime su 30mila agenti e su forze di reazione rapida per rispondere alle emergenze nei flussi migratori. Esultano destre e popolari, preoccupata la sinistra. Il commissario Brunner: difendere i confini per difendere le nostre libertà
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October 28, 2026
«Proteggerà le frontiere». «No, è come l'Ice». Frontex 2.0 divide i partiti e l'Europa
Il pattugliatore Monte Cimone della Guardia di Finanza con a bordo 255 dei 1350 migranti soccorsi ieri nel Mediterraneo da unità della GdF, della Guardia Costiera e di Frontex, Messina, 26 ottobre 2022. ANSA/CARMELO IMBESI
«Possiamo difendere le nostre libertà solo se proteggiamo efficacemente le nostre frontiere esterne». Con una premessa che, dichiaratamente, punta a sfidare sul suo stesso terreno un’estrema destra «alimentata dalla pressione ai confini», Magnus Brunner, commissario agli Affari interni e alla Migrazione, ha presentato la riforma con cui Bruxelles vuole rafforzare ed espandere i poteri di Frontex a presidio della “Fortezza Europa”.
Nelle intenzioni della Commissione, l’Agenzia Ue della guardia di frontiera e costiera – che già l’anno scorso ha fornito assistenza in 63.500 espulsioni – diventerà un «braccio operativo centrale» nel sistema dei rimpatri. Ciò grazie a un centro di coordinamento che si occuperà di «organizzare in maniera proattiva» i trasferimenti e i voli charter, di propria iniziativa ma d’intesa e «in linea con le esigenze di assistenza» dello Stato che ha emesso la decisione di espulsione, il quale dovrà comunicare ogni anno entro il 1° novembre la pianificazione indicativa dei rimpatri volontari o forzati. Sulla base di accordi specifici da negoziare di volta in volta fra Commissione e Paesi terzi interessati, inoltre, Frontex potrà per la prima volta occuparsi anche di trasferimenti fra Stati non-Ue: ad esempio a partire da un Paese di transito o da (futuro) “hub” fuori dal territorio europeo verso la destinazione finale anch’essa extra-Ue.
La bozza di regolamento era già in cantiere prima della crisi estiva di Ceuta, segnata dall’afflusso contestuale di decine di migliaia di persone al confine tra il Marocco e l’exclave spagnola, ma due novità riportano a quell’episodio e promettono di dotare Frontex di maggiori strumenti nel prossimo futuro. Anzitutto, la creazione di una “Forza di reazione rapida” per rispondere a una situazione ritenuta di crisi o di minaccia ibrida (come la strumentalizzazione della migrazione): consentirà, su richiesta dei governi interessati, di dispiegare agenti in meno di 24 ore (e per un mese al massimo), con un controllo, di regola solo ex post, del rispetto dei diritti umani. L’agenzia con sede a Varsavia vedrà, poi, estendersi le proprie funzioni di sorveglianza nella sfera digitale, stavolta per monitorare i social media alla ricerca di contenuti di disinformazione o relativi ad attraversamento irregolare delle frontiere e traffico di migranti, simili a quelli diventati virali su TikTok e Instagram poco prima dei fatti di Ceuta. Se necessario, l’agenzia potrà segnalare i post alle piattaforme o richiedere alle autorità nazionali un ordine di rimozione.
Per fare tutto ciò, Frontex vedrà crescere «gradualmente» la propria dotazione di personale, con il proposito di arrivare sulla carta a 30mila unità nei prossimi 15 anni: si tratta di triplicare l’obiettivo attuale di avere 10mila agenti del “corpo permanente” (tra dipendenti e distaccati) per il 2027, finito tra le priorità della campagna elettorale dei popolari del Ppe alle europee del 2024 e in seguito incluso nel programma di legislatura di Ursula von der Leyen. Ad oggi, Frontex conta quasi 3mila dipendenti, un numero che la Commissione intende raddoppiare; al nucleo di 6 mila donne e uomini alle dirette dipendenze di Varsavia si aggiungeranno progressivamente, nel “corpo permanente”, 7mila agenti distaccati dagli Stati membri. A loro si affiancherà una inedita e aggiuntiva “riserva europea per le frontiere e i rimpatri”, che arriverà a 17 mila unità: saranno guardie costiere e di frontiera nazionali che, dispiegate al bisogno, potranno vestire la divisa di Frontex. L’orizzonte finale del potenziamento del personale dell’agenzia è il 2041, ma già nel bilancio Ue per il settennio 2028-2034 attualmente in fase di (difficile) negoziato Bruxelles ha proposto di assegnare a Frontex 11,8 miliardi di euro, quasi il doppio della dotazione attuale.
Prima di diventare definitiva, la riforma dovrà essere approvata dai governi riuniti nel Consiglio e dal Parlamento europeo, dove tuttavia i dossier che realizzano la stretta migratoria godono ormai di un sostegno maggioritario grazie al fronte comune di popolari e destra radicale. E infatti, tra i banchi dell’Eurocamera, esulta Fratelli d’Italia, secondo cui il nuovo giro di vite «segue la linea politica tracciata dal governo italiano». Per il gruppo dei Verdi, invece, «la Commissione rischia di trasformare Frontex in una versione europea dell’Ice (la controversa agenzia federale Usa responsabile dell’immigrazione, ndr), assecondando la retorica di destra che disumanizza i migranti e li tratta come una minaccia alla sicurezza», mentre i socialisti e democratici (S&D) respingono il tentativo di affidare a Frontex «l’esecuzione di una politica di espulsioni spietata» e pure al di fuori dell’Ue, una novità giudicata - così Cecilia Strada del Pd - l’«ennesimo capitolo di un processo di esternalizzazione delle frontiere che è l’ossessione delle destre europee». In anni recenti, denunce delle organizzazioni per i diritti umani e inchieste giornalistiche indipendenti hanno associato l’azione di Frontex a casi di abuso e di “pushback”, i respingimenti illegali oltreconfine dei richiedenti asilo.

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