La regressione insostenibile allontana l'Italia dagli obiettivi dell'Agenda 2030

L'ASviS ha presentato stamattina l'undicesimo rapporto evidenziando le criticità su povertà, futuro dei giovani e crisi climatica. Giovannini: accelerale e superare la logica dell'emergenza
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October 28, 2026
La regressione insostenibile allontana l'Italia dagli obiettivi dell'Agenda 2030
Mancano solo quattro anni al traguardo dell’Agenda 2030 e non c’è più tempo da perdere. Occorre reagire a quella “regressione insostenibile” che rischia di annullare i passi avanti fatti nell’ultimo decennio nella lotta alle diseguaglianze e al riscaldamento globale. Il grido d’allarme arriva dall’ultimo rapporto, l’undicesimo, dell'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) dal titolo “Agenda per la prossima legislatura. E non solo”, presentato stamattina nell’aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati. Il rapporto fotografa un'Italia in affanno: nel 2025, l’indice che sintetizza la performance rispetto ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile è sostanzialmente fermo e sei goals registrano un peggioramento. Inoltre, il 58% dei 38 target quantitativi non appaiono raggiungibili. Per la prima volta vengono presentati i risultati dell’analisi di 45 target qualitativi, dalla quale emerge come soprattutto in campo ambientale e sociale, le norme esistono, ma la loro attuazione è insufficiente. Ma insieme alle criticità il rapporto propone un'agenda serrata di interventi e riforme da attuare, una sorta di vademecum per la prossima legislatura, per creare un’Italia più equa, resiliente e sostenibile.

A livello mondiale soltanto il 15% dei target dell'Agenda 2030 sarà raggiunto

A livello internazionale la situazione è preoccupante: a questo ritmo soltanto il 15% dei target individuati nel 2015 sarà raggiunto. Guerre e instabilità geopolitiche minano i progressi compiuti finora, mancano investimenti in istruzione e salute, crescono inflazione e debito pubblico. Una persona su dieci nel mondo vive in povertà estrema, 2,3 miliardi di persone affrontano l’insicurezza alimentare e circa 2,1 miliardi non dispongono di servizi di acqua potabile. Parallelamente, gli aiuti pubblici allo Sviluppo sono diminuiti del 23% nel 2025, mentre la spesa militare mondiale ha raggiunto la cifra record di 2.900 miliardi di dollari, pari al 2,5% del Pil globale.
Anche in Europa si assiste ad una frenata dell’impegno per lo sviluppo sostenibile dettata da spinte populiste e nazionaliste con ben sette goals su 17 in peggioramento.
L'undicesimo rapporto ASviS evidenzia un generale rallentamento verso il raggiungimento deglio Obiettivi dell'Agenda 2030
L'undicesimo rapporto ASviS evidenzia un generale rallentamento verso il raggiungimento deglio Obiettivi dell'Agenda 2030
“A livello globale stiamo assistendo ad una vera e propria “regressione insostenibile” che incide sulle condizioni di vita delle persone e del Pianeta, e genera continue crisi – ha sottolineato Enrico Giovannini, direttore scientifico dell'ASviS – ma si moltiplicano i segnali negativi anche in Europa e in Italia. L’Alleanza propone profonde modifiche al modo di disegnare le politiche pubbliche nel nostro Paese, superando l’approccio emergenziale che oggi le caratterizza, e offre alle forze politiche un vero e proprio programma di legislatura elaborato dai suoi oltre 300 aderenti, con interventi precisi per le dimensioni economiche, sociali, ambientali e istituzionali”.
Rispetto al 2010 l'Italia ha registrato vari peggioramenti (dalle diseguaglianze alla giustizia) e progressi complessivamente modesti su istruzione, parità di genere e lavoro. “Il mondo di oggi è molto diverso da quello che ci eravamo impegnati a costruire con l'Agenda 2030 – ha aggiunto Marcella Mallen, presidente dell'ASviS – ogni ulteriore rinvio aumenta i costi sociali, economici e ambientali, soprattutto per i più deboli”.
L'ASviS propone un'agenda di interventi da attuare subito e nella prossima legislatura. Tra le proposte “di sistema” si segnalano l’assunzione della strategia nazionale di sviluppo sostenibile (attualmente oggetto di revisione da parte del governo) da porre sotto la responsabilità della Presidenza del Consiglio, l’introduzione dell’equità intergenerazionale come principio guida per tutte le politiche e della Valutazione d’impatto generazionale (Vig) e di genere (Vige).
Lotta alla poverà, salute e lavoro sono gli ambiti in cui l'Italia ha raggiunto buoni risultati   
Lotta alla poverà, salute e lavoro sono gli ambiti in cui l'Italia ha raggiunto buoni risultati   

La povertà colpisce soprattutto i minori

La povertà rappresenta la prima emergenza anche nel nostro Paese, complice la strisciante crisi economica: nel 2025 si trovano in condizione di povertà assoluta oltre 5,4 milioni di persone, il 9,3% della popolazione, di cui 1,1 milioni sono minori. L’incidenza è particolarmente elevata nel Mezzogiorno (11%) e tra le famiglie esclusivamente composte da stranieri (29,4%). Inoltre, la presenza di figli, le difficoltà abitative e l’accesso diseguale ai servizi tendono a trasformare una condizione di disagio economico in una vulnerabilità duratura. Quasi la metà delle famiglie in povertà assoluta vive in affitto e la povertà energetica rigurada il 9,1% delle famiglie.
L’obiettivo qualitativo relativo al goal 1 prevede che entro il 2030 il numero di persone a rischio di povertà o esclusione sociale si riduca del 16% rispetto al 2020, al momento la riduzione è pari al 22,6% e quindi tutto lascia presupporre che verrà raggiunto. Per agire in maniera più efficace l’ASviS chiede una revisione dell’Assegno di Inclusione secondo il principio dell’universalismo selettivo, correggendo le criticità dell’indicizzazione, della scala di equivalenza legata al numero di componenti della famiglia e degli incentivi al lavoro. Per contrastare quella minorile occorre invece un sistema integrato di sostegni economici, servizi sociali, educativi e sanitari, in particolare viene proposta l’estensione del tempo pieno nella scuola e un finanziamento strutturale delle mese scolastiche. Secondo uno studio dell’Unicef il 23% dei bambini e delle bambine residenti in Italia vive in famiglie con redditi inferiori al 60% di quello mediano nazionale. Le difficoltà materiali si accompagnano spesso a carenze educative e culturali. Il contrasto all’abbandono scolastico precoce - sceso all’8,2% nel 2025, sotto la soglia-obiettivo del 9% - costituisce un risultato positivo ma non coincide automaticamente con il possesso delle competenze necessarie.

Occupazione in aumento, ma l’inattività di genere è strutturale

Il lavoro rappresenta l’ambito con parametri più positivi, con un effetto traino degli investimenti finanziati dal PNRR. Eppure, restano consistenti le sacche di inattività, bassi livelli retributivi per numerose categorie e difficoltà d’inserimento lavorativo per giovani e donne. In particolare, il tasso di occupazione femminile tra i 20 e i 64 anni è pari al 58% nel 2025, contro una media europea del 71,3%. La distanza è ancora maggiore nel Mezzogiorno e tra le donne con figli e senza figli. Il divario nei carichi di cura, il part-time involontario e la scarsa disponibilità di servizi per l’infanzia continuano a limitare l’autonomia economica femminile. La parità di genere, peraltro, è uno dei campi nei quali emerge più chiaramente la distanza tra l’esistenza di strumenti normativi e la loro effettiva attuazione.
Il rapporto ASviS fotografa le principali difficoltà del nostro Paese a partire dall'istruzione 
Il rapporto ASviS fotografa le principali difficoltà del nostro Paese a partire dall'istruzione 

Diritto alla salute a geografie variabili

Anche il sistema sanitario mostra un intreccio di avanzamenti e fragilità. La speranza di vita in Italia resta relativamente elevata e alcuni indicatori di salute migliorano, ma l’invecchiamento demografico esercita una pressione crescente su strutture e servizi sanitari. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica è stata pari al 6,2% del Pil, mentre le differenze territoriali nell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza rimangono significative. Le liste d’attesa e la rinuncia a prestazioni sanitarie confermano che l’accesso effettivo alle cure è una questione fondamentale di equità. Preoccupa la fragilità dei più giovani: circa il 16% degli adolescenti e delle adolescenti e quasi un giovane su cinque nella fascia 18-34 anni presentano disagi psicologici e oltre 600mila minori sono seguiti dai Dipartimenti di Salute mentale.

Transizione energetica lenta ed emergenza idrica

Sul fronte ambientale la gestione delle risorse idriche rappresenta un’altra debolezza strutturale del nostro Paese: in fatti, si registra un peggioramento dell’indicatore composito del Goal 6 sia nel lungo periodo sia nell’ultimo anno disponibile, con disuguaglianze territoriali crescenti. In un Paese esposto sempre più frequentemente a siccità ed eventi meteorologici estremi, le inefficienze delle reti (nel 2022 le perdite di rete erano pari al 42,4%) hanno conseguenze economiche, ambientali e sociali rilevanti. La transizione energetica è caratterizzata da alcuni miglioramenti, ma resta drammaticamente lenta. La quota di energia da fonti rinnovabili sui consumi finali è pari al 20,5% nel 2025, meno della metà dell’obiettivo europeo del 42,5% da raggiungere entro il 2030. Nonostante la riduzione dell’intensità energetica registrata nel lungo periodo, il sistema energetico italiano continua a dipendere in misura eccessiva dalle importazioni di combustibili fossili e resta esposto alle fluttuazioni dei mercati internazionali.

La nuova questione meridionale: il diritto a restare

Nel 2025 gli squilibri regionali sono aumentati per povertà, servizi socio-sanitari e vita sulla terra. La distanza tra Nord, Centro e Mezzogiorno continua a incidere sulla qualità dei servizi, sulle opportunità educative e lavorative e sulla possibilità stessa di scegliere dove vivere. La mobilità dei giovani qualificati dal Sud verso altre regioni o verso l’estero è, sotto questo profilo, una misura della difficoltà a garantire il “diritto a restare”. La questione non riguarda esclusivamente il Mezzogiorno ma anche aree interne, periferie e territori esposti a rischi ambientali.
Per molti giovani, quella di migrare non è considerata una libera scelta, ma una risposta obbligata a fronte dell’assenza di condizioni economiche, professionali e sociali nei territori di origine: si tratta, quindi, di una conseguenza estrema della progressiva marginalizzazione dei giovani nel nostro sistema Paese.

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