Le suore trovano una bimba nella Culla per la Vita e la chiamano Maria Stella

di Chiara Pazzaglia, Bologna
L'allerta è scattato poco prima delle 23 di sabato a Bologna presso le Suore minime di Santa Clelia Barbieri. La piccola sta bene «era pulita, l'abbiamo coccolata nell'attesa del 118»
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August 10, 2026
Le suore trovano una bimba nella Culla per la Vita e la chiamano Maria Stella
La Culla per la vita di Bologna / Ansa / Google Maps
La notte dell’8 agosto, alle 22.45, in via Tambroni, a Bologna, nella casa delle Suore Minime dell’Addolorata di Santa Clelia Barbieri, la culla per la vita ha compiuto il suo servizio: un allarme, la discesa delle religiose, la scoperta di una neonata. Un gesto che porta con sé dolore, coraggio, ma soprattutto speranza. Le suore spiegano che la culla «non è nostra, ma dell’Associazione Medici Cattolici Italiani (Amci): noi abbiamo dato la possibilità di fare un servizio di custodia, dato che ci siamo sempre». Attiva dal 2017, ha registrato vari falsi allarmi: «Era capitato che cliccassero il pulsante per sbaglio, quindi suona spesso. Però stavolta è suonata per il suo servizio».
Il dispositivo è pensato per garantire sicurezza: una porticina che si apre, una molla che permette alla madre di ripensarci, un monitor che si attiva alla chiusura. «Quando si chiude partono un allarme e una telefonata»: quella sera, l’allarme era reale. Le suore trovano “un fagottino”: una bambina. «L’abbiamo portata subito a casa». Immediatamente chiamano il 112 e il 118: «Sono arrivati in cinque minuti. Hanno verificato che stava bene, era curata, forse un po’ affamata». La piccola viene trasferita alla Neonatologia del Sant’Orsola: «Per noi finisce così: abbiamo esaurito il nostro servizio».
La comunità, composta da cinque consorelle, è profondamente scossa: «Dopo nove anni eravamo un po’ scombussolate: c’era chi la coccolava, chi cercava di capire se stava bene». Il pensiero corre al caso di Bari di gennaio 2025, finito tragicamente a causa di un malfunzionamento della culla termica: «Eravamo molto in ansia per la salute della bimba, che all’inizio non piangeva e ci siamo un po’ preoccupate, ma per fortuna stavolta è andata bene. Ringraziamo il Signore per aver salvato una vita». La neonata era «pulita, curata, ma un po’ disadorna», segno di una madre in difficoltà: «Ora preghiamo per questa mamma». Le religiose l’hanno chiamata Maria Stella: «Siamo vicine alla Festa mariana, è arrivata in una notte stellata e poi avevamo una consorella che si chiamava Stella: per noi è arrivata proprio come una stella».
La culla ha dimostrato la sua utilità: «Vuol dire che la mamma ci ha proprio cercate. Forse ci pensava da un po’». Il messaggio è di speranza: «È un servizio che funziona, a dimostrazione che si possono salvare vite anche di fronte alle difficoltà». Un segno per tutte le madri in momenti di smarrimento. «Ricordo quando benedissi la Culla per la vita! – ha esultato l’arcivescovo cardinale Matteo Zuppi –. Anche solo aver salvato Maria Stella ne è valsa la pena. La disperazione non ha impedito alla mamma di dare la vita, e questa è sempre la scelta migliore».
Ora il telefono delle suore suona di continuo: «In tanti ci chiedono di adottarla o notizie, ma il nostro compito è terminato affidandola ai sanitari». L’emozione è grande: «Siamo molto felici di aver fatto questo servizio – dice la suora, che preferisce restare anonima –. Ringraziamo il Signore e le auguriamo un futuro radioso».
La notizia è stata diffusa inizialmente dal sito Vita Diocesana Pinerolese (nel Torinese), e dal Caav-Centro accoglienza L'Annunciazione di Giaveno che coordina le culle per la vita in Italia. A metà giugno un altro piccolo miracolo era accaduto proprio al Centro di aiuto alla vita L'Annunciazione di Giaveno. Anche quella volta era un sabato, il 20 giugno, quando il sistema di allarme installato nella Culla per la vita ha avvisato i volontari che hanno trovato dentro la Culla un neonato in buone condizioni di salute. Il Cav di Giaveno da 11 anni mantiene in efficienza la struttura, ma era la prima volta che veniva utilizzata. Il nome suggerito dai volontari è stato Giuseppe Maria. 
Secondo la legge, ora la madre biologica ha 10 giorni di tempo per un eventuale ripensamento e per procedere al riconoscimento legale della figlia. Trascorso questo tempo, iniziano le pratiche per l'affido preadottivo.

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