Le domeniche di Paola finalmente libere dopo trent’anni di turni all'ipermercato

La storia di una cassiera del Pavese che ha chiesto il riconoscimento dei suoi diritti: il contratto part-time non prevedeva lavori festivi. Una vicenda emblematica delle difficoltà che vivono i dipendenti della grande distribuzione
January 25, 2026
Le domeniche di Paola finalmente libere dopo trent’anni di turni all'ipermercato
Una cassiera al lavoro in un supermercato
Il telefono che squilla, la richiesta di turni comunicati con scarso preavviso, la sensazione di essere sempre “a disposizione”. E quindi l’impossibilità di programmare la propria vita familiare. È una storia di ordinaria prevaricazione quella di Paola, nome di fantasia. Con il lavoro che si trasforma in una trappola senza via d’uscita. Dopo trent’anni di servizio nell’ipermercato Bennet di San Martino Siccomario in provincia di Pavia, ha deciso di ribellarsi e di chiedere il riconoscimento dei propri diritti per tanti anni sepolti sotto la polvere. Il suo contratto part-time a tempo indeterminato non prevedeva il lavoro domenicale ma l’azienda di fatto la costringeva a garantirlo, senza fornire per altro una programmazione dei turni in tempi accettabili. Dopo una lunga serie di lamentele verbali, che non hanno portato a nessun risultato se non ad indispettire l’azienda, la donna si è rivolta tramite la Filcams Cgil ad un legale e ha ottenuto il diritto ad avere un orario fisso, la domenica libera e un risarcimento danni di 24mila euro. Tutto messo nero su bianco lo scorso luglio dal Tribunale di Pavia. Ma c’è di più: oggi è diventata rappresentante sindacale della Cgil, ha cambiato sede e lavora a Mortara sempre per i supermercati Bennet ma con un altro ritmo e un’altra consapevolezza.
Quella di Paola è una storia emblematica delle enormi difficoltà che i lavoratori della grande distribuzione, circa 208mila dei quali i tre quarti donne, affrontano ogni giorno per riuscire ad avere un minimo di conciliazione. Dove ci sia spazio per un tempo condiviso in famiglia di qualità e non residuale. A riaprire il dibattito sulle aperture libere sette giorni su sette, introdotte dal governo Monti 14 anni fa, la proposta del Presidente di Ancc-Coop Ernesto Delle Rive di valutare un passo indietro. Per motivi sociali, “liberare” la domenica dal lavoro e dal consumismo senza sosta, ma anche economici visto che l’assioma apertura-consumi non ha retto alla lunga distanza. Proposta supportata da due elementi chiave: le esperienze in Europa, che dimostrano che un altro sistema è possibile, e la constatazione che soltanto il 10% degli italiani fa la spesa abitualmente la domenica. In Germania, Austria e Svizzera i negozi sono chiusi la domenica, con alcune eccezioni nelle zone turistiche, e molte limitazioni ci sono anche in altri Paesi come Norvegia, Belgio e Francia. I dati ci dicono che i volumi di acquisto non sono proporzionali al numero di giorni di apertura, soprattutto in un momento storico come questo dove il potere d’acquisto delle famiglie si è contratto.
Al di là del paradosso economico che sta alla base delle liberalizzazioni vale a dire consumi “spalmati” su più giorni ma non in crescita, è importante ipotizzare che ci sia un giorno di “disconnessione” non solo dal lavoro e che sia lo stesso per tutti i membri della famiglia. Per le associazioni familiari questa può essere un’occasione per rimettere al centro un tema che sembrava finito nel dimenticatoio e avviare una riflessione sul diritto alla festa delle famiglie. Per i sindacati gli operatori della gdo dovrebbero applicare delle “clausole di salvaguardia”, che possano rendere sostenibile la vita di chi lavora nei supermercati, dando ad esempio la priorità ai volontari e organizzando sistemi di turnazione con largo anticipo. Al momento però sono poche le realtà che hanno questa sensibilità sindacale. Per legge, in base alla direttiva europea del 2003 i lavoratori hanno diritto almeno ad un giorno di riposo a settimana. Ad essere esentati dai turni domenicali sono soltanto le madri con bimbi di età inferiore ai tre anni e i caregiver.
«Il caso di Paola per il momento è isolato, lei ha avuto molto coraggio a far valere i suoi diritti – spiega la segretaria della Filcams-Cgil di Pavia Caterina Cavarretta – e noi speriamo di portare avanti una battaglia sindacale di ampio respiro. Il problema è che nell’ambito della Gdo le aziende non rispettano le regole, creando situazioni insostenibili per i lavoratori. Si assume personale con contratti part-time, quasi sempre donne, e stipendi bassi ma si pretende una disponibilità totale».
Alcuni contratti part-time, come quello di Paola, il lavoro festivo non lo prevedono proprio. Sia perché sono stati fatti prima della liberalizzazione del 2012 sia perché il part-time per sua definizione deve avere giorni e orari fissi, quindi ci sono quelli con la “domenica libera” e altri senza. Discorso diverso per i contratti full time dove invece la domenica è quasi sempre prevista con 24 giornate festive contrattualizzate. «Bennet è un’azienda particolarmente aggressiva ma anche altre realtà adottano questi comportamenti antisindacali con uno “spezzettamento dei turni”, la richiesta di sostituzioni e orari settimanali comunicati il venerdì sera. Una condotta vessatoria che oggi non è più accettabile a fronte di una maggiorazione del 30% che si traduce in tre euro l’ora in più». «Da anni denunciamo questa deriva. L’altalena degli orari imposti è una forma di controllo indiretto», spiega ancora Cavarretta. Equiparabile al comportamento delle piattaforme digitali che pretendono massima disponibilità a fronte di scarsi guadagni e tutele. Qualcosa però sta cambiando anche perché a queste condizioni trovare personale è praticamente impossibile. «È in corso una rivoluzione culturale e i giovani sono in fuga da questo settore, forse a questo punto le aziende si accorgeranno di quanto sono preziose le persone e inizieranno a cambiare atteggiamento», conclude la segretaria Filcams.

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