La violenza del branco contro Giacomo Bongiorni: com'è stato possibile l'orrore di Massa

L'uomo, 47 anni, ammazzato sotto gli occhi del figlio perché aveva detto a dei giovani di non lanciare bottiglie contro un negozio. Fermati due giovani e un minore. Il vescovo Vaccari: "Cosa stiamo diventando?"
April 13, 2026
La violenza del branco contro Giacomo Bongiorni: com'è stato possibile l'orrore di Massa
IL luogo in cui Giacomo Bongiorni, 47enne massese, ha perso la vita davanti al figlio di 11 anni, dopo un'aggressione da parte di un gruppo di ragazzi tra i 16 e i 18 anni / ANSA
La violenza giovanile che esplode all’improvviso, senza un motivo valido. Come tante, troppe volte negli ultimi mesi. Solo che stavolta ci è scappato il morto. E ora siamo tutti a chiederci, nuovamente, perché. Servono però risposte urgenti di fronte a quello che è accaduto a Massa, dove una bravata si è trasformata in omicidio.
Per provare a comprendere tocca partire dall'inizio. Le 21.30 sono passate da poco, c’è un gruppo di ragazzi che ammazza la noia del sabato sera lanciando bottiglie di vetro contro la saracinesca di un negozio in piazza Felice Palma. I pochi passanti girano al largo, vogliono evitare grane. E’ uno dei grandi mali del nostro tempo, si chiama indifferenza: fatti gli affari tuoi, chi te lo fa fare. Ma Giacomo Bongiorni, 47 anni, decide di non voltarsi dall’altra parte. Sta passeggiando con la compagna e il figlio di 11 anni dopo un aver gustato un kebabb, guarda e non gli va quello che vede. Perciò dice ai giovinastri di smetterla. Senza eccedere, con tono gentile. Ma il branco non accetta l’affronto. In men che non si dica si scaglia su di lui e lo colpisce ripetutamente. L’uomo cade e batte la testa. Ma secondo Sara Tognocchi, la compagna e futura sposa (le nozze erano previste per giugno) "non è vero che Giacomo è morto perché è caduto per terra dopo un cazzotto". Anzi, "è morto per le botte: ho continuato a chiedere aiuto, a dire che dovevano smetterla. Ma loro non hanno smesso. L'hanno pestato a morte", anche mentre era a terra. 
Ferito e portato in ospedale con fratture anche il cognato, che aveva provato a difendere Giacomo. Una furia bestiale, che fa il pari con la vigliaccheria. Perché resisi conto della situazione, le belve si danno alla fuga. Bongiorni giace sull’asfalto, esanime, davanti al figlioletto e a sua madre, entrambi sotto choc.
“Cosa stiamo diventando? Cosa stiamo trasmettendo come adulti alle nuove generazioni? Queste domande non hanno una risposta facile, e diffido di chi pensa di averne una già pronta" riflette il vescovo di Massa Carrara-Pontremoli Mario Vaccari.
Inevitabilmente, il primo pensiero va alla famiglia distrutta. “A quel bambino, al cognato che ha provato a difenderlo dico che sono loro vicino, per tutto quello che è possibile. Non ho ricette. Non voglio fare il “moralista” del giorno dopo, ma non riesco a trattare quello che è successo come una notizia tra le altre, da scorrere sullo smartphone e da dimenticare presto. Secondo le prime ricostruzioni, non si tratta soltanto di un fatto dove protagonista è stata la violenza in sé, ma dove è stata impressionante la sproporzione della reazione e la velocità con cui si è arrivati a tutto ciò. Rispetto poi a quei ragazzi, così giovani, nessuno di loro, evidentemente, si è fermato un secondo a pensare alle conseguenze di quello che stavano facendo e di quello che potevano provocare”.
Le ricerche sono scattate subito, e i carabinieri ci hanno messo poco a rintracciare tre elementi del gruppo. Si tratta di Ionut Alexandru Miron di 23 anni e Eduard Alin Carutasu di 19 anni, entrambi rumeni. Poche ore più tardi è stato fermato anche un minorenne. Ma le indagini proseguono, perché il branco era formato da una decina di ragazzi. Per il trio l’accusa è pesantissima: omicidio volontario in concorso. Bongiorni, nato a Viareggio ma cresciuto a Massa, viveva nella zona di Mirteto e lavorava presso la “Tecnoservice impianti Massa”. Oltre alla compagna e al figlio lascia anche una figlia di 18 anni.
Nella piazza, proprio dove si è consumata la tragedia, è stato posto un grande mazzo di fiori bianchi. "A nome della città esprimo profondo dolore e grande sconcerto per questo episodio di violenza inaudita, aggravata da motivi futili, che ha scosso l'intera comunità” ha sottolineato il sindaco Francesco Persiani, annunciando che proclamerà il lutto cittadino.
Il dibattito politico si è scatenato subito. All'attacco il leader di Iv Matteo Renzi: "le nostre città sono allo sbando e non capisco come il Governo possa far finta di niente". Il deputato leghista Andrea Barabotti ha chiesto un incontro urgente al ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi. Il leader leghista Matteo Salvini, as usual, ricorre a toni forti: "Nessuna giustificazione e nessuno sconto di pena per gentaglia, qualsiasi sia la loro età, che ha ammazzato senza pietà un padre di famiglia, 'colpevole' solo di averli invitati a smetterla di fare casino. Basta col buonismo: chi delinque deve avere certezza e paura di pagare i suoi errori fino in fondo".
Intanto, però, resta soprattutto un doloroso silenzio, perché mancano le parole per descrivere un delitto del genere, in stile Arancia Meccanica. Ma purtroppo non è un film, è cruda realtà, fredda cronaca che si ripete da troppo tempo. Oggi si piange un papà che ha trovato il semplice coraggio di fare il suo dovere civico. Un gesto che dovrebbe essere normale, magari condiviso da altri, e che invece nell’Italia di oggi rischia di isolarti, e costarti la vita.

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