La prof accoltellata a scuola da uno studente di 13 anni: Bergamo è sotto choc

di Marco Birolini, inviato a Trescore Balneario (Bergamo)
Il fatto è accaduto prima delle 8 a Trescore Balneario. La donna è stata trasportata al Papa Giovanni XXIII. Dall'ospedale dicono che è grave, ma fuori pericolo di vita
March 25, 2026
I carabinieri davanti alla scuola dove è stata accoltellata la prof
I carabinieri davanti alla scuola di Bergamo dove è stata accoltellata la prof
Doveva essere una mattinata di lezioni come tante, e invece poco prima delle 8 la scuola media Leonardo Da Vinci di Trescore Balneario, rinomato centro termale a 20 km da Bergamo, si è trasformata nel teatro di un incubo. Urla, studenti che scappano, pattuglie dei carabinieri che arrivano a sirene spiegate. Un 13enne - che indossava un paio di pantaloni mimetici e una maglietta con la scritta «vendetta», nello zaino una pistola scacciacani - ha affrontato la professoressa di francese, la 57enne Chiara Mocchi, e l'ha colpita con un coltello nel mezzo del corridoio. L'insegnante, da tempo in servizio nel plesso e molto stimata, è stata soccorsa dai colleghi e poi portata d'urgenza in ospedale per essere operata: non dovrebbe essere in pericolo di vita.
Secondo quanto emerge dalle prime indagini coordinate dalla procura per i minorenni di Brescia, il ragazzo avrebbe anche avviato una diretta sui social durante l'aggressione, utilizzando uno smartphone che portava con sé. Nelle ore successive i carabinieri hanno effettuato perquisizioni nelle abitazioni dei genitori del tredicenne, che risultano separati: in una delle case sarebbe stato trovato materiale potenzialmente pericoloso, tra cui prodotti chimici sui quali sono stati disposti ulteriori accertamenti, non escludendo l'ipotesi che il giovane potesse tentare di fabbricare piccoli ordigni. «Avevo appena portato mio figlio piccolo qui dietro, alla primaria, ma ho sentito le sirene e sono tornata qui di corsa» racconta una mamma preoccupata. Alle 11 una piccola folla di genitori attende all'esterno di avere notizie. Tutti gli studenti sono all'interno, chiusi nelle loro classi. Si tenta nonostante tutto di fare lezione, anche per allentare la tensione. L'aggressore è stato bloccato e calmato, fino all'arrivo dei carabinieri. I suoi compagni, sconvolti, hanno potuto abbracciare i genitori, che a differenza di quelli delle altre classi sono stati fatti entrare nell'istituto, sigillato dalle forze dell'ordine. Intanto arriva un papà di origine marocchina, che chiede notizie agli agenti. «Ho saputo cosa è successo volevo solo capire se mia figlia sta bene». L'angoscia cresce nell'attesa di capire cosa ha fatto scattare il raptus del ragazzo. La gente passa con lo sguardo attonito, i pensionati si fermano. «Mi ha chiamato mia figlia per dirmi cosa era capitato - racconta un'anziana - dentro c'è mia nipote, spero non abbia visto. Ormai si ha paura a uscire di casa...» In realtà nella scuola non si erano mai verificate situazioni di questa gravità. «Qualche litigio, niente di particolare - spiega un papà - Solo ragazzate. Certamente niente del genere».
«Siamo di fronte a un fatto di una gravità inaudita, che non può e non deve essere derubricato a episodio isolato – dice Paola Manzullo, segretaria generale di Cisl Scuola Bergamo. La collega, nostra Rsu, è una professionista stimata, una persona seria e dedicata, che ha sempre svolto il proprio lavoro con responsabilità e attenzione educativa. Colpire lei significa colpire l’intera scuola, i suoi valori e la sua funzione sociale. Da tempo si respira un clima sempre più difficile all’interno degli istituti scolastici, dove il disagio, la solitudine educativa e la carenza di strumenti adeguati stanno creando situazioni esplosive. Quanto accaduto oggi rappresenta una tragica conferma di questa realtà». Al suono della campana i ragazzi vengono fatti uscire dal retro per evitare i cronisti. Uno ha il braccio ingessato. Si è fatto male tre settimane fa a scuola, racconta la madre Eleonora. «Un compagno l'ha spinto, è caduto e si è rotto il braccio». La signora, che è anche rappresentante, spiega che quanto accaduto non è stato esattamente un fulmine a ciel sereno. «Da due anni si registrano episodi del genere. Abbiamo segnalato la situazione alla direzione scolastica, che ci ha risposto di aver preso provvedimenti. Ma i fatti di stamattina mi hanno choccato».

Baturi (Cei): «Dietro la violenza c'è sofferenza per la vita»

L'accoltellamento di una professoressa a Bergamo richiama la necessità di affrontare «un problema che ha radice nella posizione del cuore». È quanto ha affermato monsignor Giuseppe Baturi, segretario della Cei, sottolineando come «dietro tanti atti violenti ci sia una sofferenza per la vita». Il nodo centrale, ha spiegato, e' quello educativo: «Richiede tempo e sinergia tra i soggetti», in un contesto segnato anche dalla «preoccupazione per la povertà educativa», spesso legata a forme diffuse di malessere. Da qui l'invito a rafforzare l'impegno educativo in tutti gli ambiti, compresi gli istituti minorili, che «devono essere sempre più luoghi di rieducazione». Le violenze, ha osservato, maturano spesso in contesti fondati sulla fiducia, come famiglie e scuole: il rischio, ha concluso, è «sostituire il sospetto alla fiducia».
 

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