La nave di Emergency mette in salvo 113 persone che sbarcheranno a Genova
Il capomissione: ancora una volta ci è stato assegnato un porto distante quattro giorni di navigazione, una scelta che tiene le navi di ricerca e soccorso lontane dal Mediterraneo centrale, dove continuano a verificarsi naufragi, intercettazioni e respingimenti illegali verso la Libia

La Life Support, la nave di ricerca e soccorso di Emergency ha concluso tra il tardo pomeriggio di martedì e le prime ore di oggi due distinti soccorsi. «Grazie al primo intervento, la nave ha portato in salvo 73 persone trovate su un’imbarcazione in legno in difficoltà nelle acque internazionali della zona sar maltese - informa la Ong - Tra le persone soccorse ci sono 4 donne e 69 uomini, tra cui un bambino e 15 minori non accompagnati. Nel secondo intervento, concluso circa alle 3 di questa mattina, la Life Support ha soccorso 35 uomini, di cui 21 minori stranieri non accompagnati, e 5 donne che erano a bordo di un gommone nelle acque internazionali della zona SAR libica. In questo momento, a bordo della nave ci sono 113 persone soccorse, e tra loro anche due donne incinte».
«La prima barca in pericolo ci è stata segnalata da Alarm Phone tramite mail – spiega Jonathan Naní La Terra, capomissione della Life Support –. Verso le ore 15 abbiamo trovato un piccolo barchino in legno sovraffollato e inclinato su un lato, con 73 persone a bordo, senza salvagenti e stremate perché in mare da oltre un giorno e mezzo. Le condizioni meteomarine e la tipologia dell’imbarcazione hanno reso più difficili le operazioni di soccorso. Durante l’intervento abbiamo scoperto che il barchino aveva anche un ponte inferiore, dove si trovavano 20 persone. Il nostro staff ha distribuito i giubbotti di salvataggio e poi ha trasferito tutti al sicuro sulla Life Support. Fortunatamente, nessuna delle persone soccorse era in condizioni critiche. Anche la seconda imbarcazione in difficoltà ci è stata segnalata da Alarm Phone, durante il primo soccorso. È stata poi avvistata dal ponte della nave intorno all’una di notte: si trattava di un piccolo gommone sovraffollato, con persone a bordo prive di dispositivi di sicurezza. L’intervento è stato più delicato a causa delle condizioni meteomarine sfavorevoli e dell’oscurità, ma siamo riusciti a portare tutti al sicuro a bordo della nostra nave».
La Life Support è ora in navigazione verso il porto di Genova, assegnato dalle autorità italiane, e distante circa 680 miglia nautiche dal punto del soccorso e quattro giorni di navigazione. «Ancora una volta ci è stato assegnato un porto distante, una scelta che tiene le navi di ricerca e soccorso lontane dal Mediterraneo centrale, dove continuano a verificarsi naufragi, intercettazioni e respingimenti illegali verso la Libia. Durante la navigazione verso Genova, la Life Support rimane comunque operativa e pronta a intervenire in caso di altre imbarcazioni in pericolo».
Le persone soccorse hanno raccontato di essere partite da Gasr Garabulli, in Libia, intorno alla mezzanotte di lunedì 26 ottobre, quelle soccorse la scorsa notte hanno detto di aver preso il mare dalla cittadina libica di Zawiya. I naufraghi provengono da Bangladesh, Somalia, Eritrea, Egitto, Etiopia, Pakistan, Sudan, Niger e Gibuti paesi segnati da violenze, conflitti, instabilità e gravi crisi economiche e umanitarie.
Alle operazioni di salvataggio e trasbordo ha assistito anche il navigatore oceanico e velista Giovanni Soldini, a bordo della nave di Emergency.
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