La lezione di Eleonora in quel «grazie a chi non ha mai lasciato la mia mano»
di Luca Mazza
La veterinaria 29enne scampata al rogo di Crans-Montana sui social rivolge i suoi pensieri alla famiglia, al fidanzato, ai medici. Le sue parole raccontano la volontà di guardare ciò che resta umano e prezioso anche davanti all’orrore

Più che il volto segnato dalle ustioni, c’è l’immagine simbolica di una mano al centro del post social di Eleonora. Una mano che non l’ha mai lasciata: né al Constellation quella notte di Capodanno, né nelle settimane successive, tra corsie, stanze d’ospedale e lunghi silenzi. Una mano che racconta la forza e l’amore che l’hanno sostenuta nei momenti più duri, dalle prime ore del 2026 fino a oggi. Eleonora Palmieri, 29 anni, veterinaria originaria di San Giovanni in Marignano (Rimini), è sopravvissuta ed è rimasta gravemente ferita al rogo di Crans-Montana. Dopo le primissime cure in Svizzera, è stata ricoverata all’ospedale Niguarda di Milano e, nelle ultime ore, trasferita a Cesena, al Centro Grandi Ustionati.
Ora è più vicina a casa. Sta meglio, anche se è consapevole che il percorso di guarigione sarà ancora lungo. Nell'incendio ha riportato ustioni al volto, alle gambe e a una mano. Ferite che richiedono fisioterapia, riabilitazione, trattamenti e tanta pazienza. I medici riferiscono che le sue condizioni cliniche sono buone e, per il momento, non sono in programma interventi chirurgici. Intanto i progressi contribuiscono anche a incentivare il recupero emotivo dopo lo choc di quella notte. Complici i passi in avanti nel percorso di cura, da qualche ora la giovane romagnola è tornata a essere attiva sui social. Lo ha fatto con immagini e parole che colpiscono, mostrando sia le fotografie della sua vita prima del 31 dicembre scorso, tra viaggi e concerti, sia il suo viso com’è oggi, dove l’accenno di un sorriso prevale sulle cicatrici.

Non solo. Avrebbe potuto urlare rabbia, esternare dolore, piangersi addosso, gridare giustizia e chiedere pene severe per i responsabili della tragedia svizzera. Ne avrebbe avuto il pieno diritto, ma non l’ha fatto. Almeno non in questo momento. Selezionando fotografie e frasi da pubblicare per il suo ritorno sui social, Eleonora ha compiuto altre scelte. «Voglio dire grazie a chi non ha mai lasciato la mia mano: alla mia famiglia e al mio fidanzato che è rimasto insieme a me anche in quella stanza d’ospedale – ha scritto -. Un ringraziamento immenso va ai medici e a tutto il personale sanitario degli ospedali che mi stanno curando con estrema professionalità e umanità. Se oggi sono qui a raccontarlo è anche merito vostro».
Non sono parole di circostanza. Anzi, dimostrano la volontà di guardare ciò che resta umano e prezioso anche davanti all’orrore. Anche quando tutto crolla, ci si può rialzare. Eleonora non nasconde timori e fragilità, ovviamente, ma la sua determinazione a ripartire non vacilla. Non sembra avere fretta, ma ogni passo in avanti è importante e fa bene anche al morale. «Un centimetro alla volta», come scrive lei stessa.
Nel post c’è spazio anche per un pensiero a chi non ce l’ha fatta, agli «angeli di quella notte», come li definisce. Allo stesso tempo, Eleonora ricorda a chi la tragedia di Crans-Montana l’ha seguita attraverso servizi televisivi e giornali che «dietro ogni articolo e ogni titolo c’è stata la vita vera», fatta di paura e sofferenza, ma «soprattutto di coraggio e forza per andare avanti». Non numeri, ma persone. Il messaggio finale del post parla ai coetanei della sua generazione, ma anche agli adulti. Parla a tutti noi. È una lezione di dignità, consapevolezza e amore. «Non smettete mai di onorare la vita!», ci invita a fare dalla stanza di un ospedale. Quella vita a cui Eleonora continua a restare aggrappata, anche grazie a chi non ha mai lasciato la sua mano.
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