La fine silenziosa dei due fratelli di Concesio: morti e dimenticati per venti giorni

Raffaello e Gabriella Rambaldini, rispettivamente di 76 e 67 anni, sono stati trovati martedì senza vita nella loro casa nel Bresciano. La morte sarebbe da attribuire a una fuga di gas. Nessuno se n'è accorto
Google preferred source
August 19, 2026
La fine silenziosa dei due fratelli di Concesio: morti e dimenticati per venti giorni
La chiesa della Pieve di Concesio, in provincia di Brescia
Rambaldini era il loro cognome. Raffaello e Gabriella Rambaldini, rispettivamente di 76 e 67 anni, sono loro i fratelli trovati senza vita nella serata di martedì 18 agosto all’interno della loro abitazione in via Matteotti a Concesio, nel Bresciano. A far scattare l’allarme sono stati i vicini di casa e il proprietario dell’immobile, insospettiti dal silenzio prolungato e da un odore acre proveniente dall’appartamento. Secondo i primi accertamenti dei Carabinieri di Gardone Valtrompia e dei vigili del fuoco, i due fratelli erano deceduti da circa venti giorni; la morte sarebbe stata causata dalle esalazioni di monossido di carbonio sprigionate dal malfunzionamento di uno scaldabagno.
La Procura di Brescia ha aperto un’inchiesta e disposto l’autopsia. Sul posto non sono stati rilevati segni di violenza e la porta d’ingresso era sbarrata dall’interno. La tragedia restituisce alla comunità l’immagine di due esistenze consumate in un isolamento dignitoso e protetto, muovendo la cronaca verso una dimensione più profonda, quasi sacrale, del loro legame.
Infatti non un corpo, non più defunti, ma due. Duale, si dice in greco antico, quando non c’è ancora pluralità, ma stiamo parlando di due, due persone, due fratelli, in questo caso, che non sono espressione di una collettività evidentemente assente ma di una unità che si estrinsecava in due corpi. A Concesio dunque, nella terra che diede i natali a Giovanni Battista Montini – quel Papa Paolo VI che fece dell’inquietudine della fede un manifesto moderno –, la morte si è presentata stavolta sotto le sembianze invisibili e inodori del monossido di carbonio. Ha trovato Raffaello e Gabriella, sigillati nella loro cucina. Lì sono rimasti per settimane, protetti dal silenzio, prima che quel “già manda cattivo odore” ridesse alle cronache la loro assenza.
Sarebbe fin troppo agevole, quasi banale, cedere alla retorica sociologica del vicinato distratto, puntare il dito contro le finestre sbarrate di un paese che (a Ferragosto, poi!) non vede e non sente, e deplorare la liquefazione della solidarietà atomizzata. Ma la cronaca spiona non rende giustizia a questa simmetria perfetta. Viene voglia, piuttosto, di farsi folletti della memoria, di scivolare oltre quel nastro bianco e rosso della magistratura per spiare i decenni della loro convivenza coatta e dolcissima. Lui, frenato da una deambulazione incerta; lei, bastone e baricentro di un’esistenza speculare. Nella loro reciproca sussidiarietà, Gabriella e Raffaello non erano due solitudini sommate, ma un unico organismo teologico. Perché la somma, si sa, è sempre infinitamente più del risultato degli addendi.
Da anime radicate in una fede antica e montiniana, quante volte avranno interrogato il silenzio di Dio su quel paradosso geometrico che era la loro vita? Come avrebbe potuto l’uno sopravvivere all’altra? Viene da immaginarli, nelle sere d’inverno, a giocare quasi a sasso-carta-forbice con il destino, scommettendo con ironia montanara su chi se ne sarebbe andato per primo, esorcizzando la vertigine di chi fosse rimasto a spegnere la luce e come avrebbe potuto continuare. Sì, siamo sicuri, ognuno avrà dato istruzioni all’altro per “sopravvivere” senza una parte di sé. Temendo quel momento forse più per se stessi che per chi se ne era andato.
Invece, a ogni giorno basta la sua pena. Non era il caso di affannarsi. Il ladro di notte non ha scelto il vincitore del gioco. È entrato nell’ordinarietà di un gesto interrotto, tra i fornelli e il tavolo, cogliendoli insieme. Un’incursione delicata, che non incute terrore ma rispetto per la precisione chirurgica con cui ha ribadito la nostra costitutiva precarietà, quel monito evangelico che ci ricorda come non siamo padroni di rendere bianco o nero un solo capello del nostro capo. A Napoli si è certi: «Si può campare senza sapere perché, ma non si può campare senza sapere per chi».
La morte in questo caso è arrivata imprevedibile, ma non è riuscita a dividerli. L’amore, quando è totale, si fa più forte della morte stessa. Ora che la casa è sotto sequestro e la Procura di Brescia cerca risposte tecniche nei tubi e nelle valvole, Concesio scopre l’immagine di due sedie vuote in cucina e la consapevolezza che, in un mondo di atomi isolati, Gabriella e Raffaello hanno aggirato la solitudine originaria. Sono usciti di scena insieme, senza vincitori né vinti, lasciando al paese l’enigma di una fedeltà che nemmeno un gas fatale ha potuto corrompere.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire