Insulti, divisioni, colpi di pistola: così hanno sfregiato la Festa della Liberazione
A Milano la Brigata ebraica è stata fatta uscire dal corteo dalla polizia, dopo le contestazioni dei Pro Palestina. A Roma il presidente Più Europa e Radicali Italiani è stato aggredito. E una coppia dell'Anpi è stata ferita con un'arma ad aria compressa. Tensione anche a Genova e a Bologna

Da una parte le parole, con l’accorato appello delle istituzioni alla «coesione» nazionale. Dall’altra i fatti, con l’alta tensione registrata a Milano, Roma, Genova, Bologna. È un 25 aprile sporcato dalla violenza. Verbale e anche fisica. Nel capoluogo lombardo, dopo ore di contestazione dei militanti pro-Palestina, la Brigata ebraica, scortata dalla polizia in tenuta anti sommossa, è stata fatta uscire dal corteo. Nella Capitale due iscritti all’Anpi stati colpiti da una pistola ad aria compressa. E poche ore prima un gruppo di Più Europa e Radicali italiani è stato aggredito per avere portato in piazza le bandiere ucraine. E non è finita qui. A Genova il presidente della Regione Liguria Marco Bucci è stato fischiato. E a Bologna un uomo è stato allontanato dal corteo “antagonista” per aver sfilato con la bandiera dell’Ucraina.
Le tensioni a Milano
Ma andiamo con ordine. La giornata, soprattutto a Milano, parte in salita già prima di iniziare. È lo stesso sindaco, Giuseppe Sala, ad ammettere che la festa sarà «delicata». La Brigata ebraica, che dovrà sfilare insieme a cittadini iraniani, ucraini, georgiani, diventa il bersaglio principale dei Pro palestina. E il presidente dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo non abbassa i toni. Anzi. «Le bandiere di Israele e Usa non sono le benvenute», dice. «Se qualcuno non ci vuole viola la memoria del 25 aprile», avverte il direttore del Museo della Brigata ebraica, Davide Romano, prima della partenza. Ma l’atmosfera è già rovente. «Via i servi di Usa e Nato e i sionisti, per una nuova liberazione», gridano i manifestanti. E aggiungono: «assassini», facendo partire fischi anche in direzione di Luciano Belli Paci, figlio di Liliana Segre. L’esponente del Pd Emanuele Fiano denuncia attacchi verbali antisemiti: «Uno ci ha detto, siete solo saponette mancate». La situazione è degenerata. Il corteo, intanto, parte, ma la contestazione continua. I militanti gridano «fuori, fuori» alla Brigata ebraica. E mentre la testa riesce ad arrivare in piazza Duomo, lo spezzone principale resta bloccato all’incrocio con via Senato e corso di porta Venezia, a causa delle proteste. Per ragioni di ordine pubblico, le forze dell’ordine chiedono alla Brigata di uscire dal corteo. Dopo oltre un’ora e mezza di stallo, il gruppo ebraico viene accompagnato fuori dalla polizia in tenuta anti sommossa. Fiano insorge: «Ci hanno cacciati dal corteo, non è mai successo in cinquanta anni. Le istituzioni non ci hanno permesso di sfilare, è una vergogna». Anche Romano protesta: «Siamo stati cacciati dalla polizia, ne parleremo». La posizione di Pagliarulo è diversa: Il blocco del corteo è stato causato dalla Brigata ebraica, che non si è mossa - sostiene -. Da accordo con il questore, doveva uscire a un certo punto. Non ha rispettato i patti». Non si fa attendere la replica di Fiano: «Le ragioni che sta adducendo Pagliarulo. sono del tutto prive di fondamento. A Milano - sintetizza - una minoranza estremista ha deciso di discriminare un'altra minoranza in rappresentanza di varie organizzazioni della comunità ebraica ed è un fatto vergognoso che l'Anpi dovrebbe condannare con tutta la forza possibile».
Il caso esplode in un attimo. E una delegazione legata alla Brigata ebraica viene ricevuta in questura dal questore di Milano Bruno Megale per un chiarimento. «Quello che è accaduto oggi non è solo una violazione dei diritti del mondo ebraico e iraniano: è una ferita istituzionale e costituzionale di gravissima portata», tuona ancora Romano. All'incontro sono intervenuti al telefono anche il capo della Polizia Vittorio Pisani e il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi.
Che cosa è successo a Roma
Anche a Roma la situazione prende una brutta piega. Nel corso della manifestazione promossa dall'Anpi in Piazza di Porta San Paolo, un gruppo manifestanti dei Radicali italiani e di Più Europa con bandiere dell'Ucraina è stato aggredito da alcuni attivisti di Cambiare Rotta, come denuncia Matteo Hallissey, presidente di Più Europa e Radicali Italiani, a cui è stato spruzzato lo spray urticante negli occhi. Appena uscito dal pronto soccorso oftalmico racconta che gli è stata ravvisata «un'abrasione alla cornea». Ma «fortunatamente nulla di più grave». «Restiamo molto amareggiati per non aver potuto partecipare al corteo – aggiunge - così come è accaduto ad altri attivisti e rappresentanti della comunità ucraina». Hallissey era insieme ad altri militanti di Più Europa e Radicali Italiani, ma solo lui è rimasto ferito. «Avevamo la bandiera della Palestina, diverse bandiere dell'Unione Europea e le bandiere ucraine. Ci sono state strappate violentemente con strattoni e spinte, ovviamente le abbiamo perse. Uno di questi manifestanti violenti poi mi ha spruzzato negli occhi questo spray urticante con il chiaro intento di allontanarci e farci del male».
Ma non è l’unico episodio che avviene a Roma. Vicino al Parco Schuster, dove si era da poco concluso il corteo dell'Anpi, un uomo e una donna con il fazzoletto dei partigiani al collo sono stati colpiti da una persona che passava in motorino armato con una pistola a piombini. L’uomo ha sparato contro di loro alcuni colpi. Poi si è dato alla fuga. Secondo alcune testimonianze indossava una giacca mimetica e aveva il casco nero. I coniugi hanno subito dato l’allarme e sul posto sono intervenuti un’ambulanza e la polizia: i due sono stati medicati a bordo per lievi ferite alle mani e non sono stati quindi trasportati in ospedale. Al momento non si esclude alcuna pista. Sulla vicenda indagano gli investigatori della Digos e del commissariato San Paolo. Un episodio «gravissimo» lo ha definito il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. E ha aggiunto: «Mi auguro che venga fatta piena luce al più presto su quanto accaduto e che i responsabili di questo gesto vile e vigliacco siano assicurati alla giustizia».
Il presidente della Regione Liguria fischiato
Tensione anche a Genova, in piazza Matteotti, durante la cerimonia istituzionale. Il presidente della Regione Liguria Marco Bucci è stato contestato. I fischi, ha denunciato il gruppo consiliare di Fratelli d'Italia nel Consiglio regionale ligure, «dimostrano che c'è ancora chi non accetta che un presidente di Regione, democraticamente eletto, possa esprimersi liberamente il 25 aprile. Un atteggiamento che non è solo irrispettoso, ma profondamente intollerante verso i principi stessi della democrazia».
Il signore con la bandiera ucraina allontanato a Bologna
A Bologna, un signore con in mano diverse bandiere, tra cui quella dell'Ucraina e quella dell'Europa, è stato allontanato dal corteo “antagonista” che ha sfilato dal quartiere della Bolognina fino a via del Pratello. La manifestazione, dal titolo "Blocchiamo la guerra, mandiamo a casa il governo Meloni, rompiamo con il modello Lepore", è stata promossa da Usb, Potere al popolo e Crash. Come conferma un video pubblicato sui social, il signore è stato accompagnato fuori da un organizzatore con la pettorina. All'uomo, di nome Tino Ferrari, un iscritto bolognese a Italia Viva, è arrivata la solidarietà di Enrico Borghi, vicepresidente del partito di Renzi: «A lui ho manifestato la vicinanza e il ringraziamento di ItaliaViva per aver testimoniato i valori di libertà e solidarietà che stanno alla base della nostra convivenza democratica e costituiscono il Dna della nostra identità riformista. Forza Tino».
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