Il vescovo di Napoli si schiera contro la beffa dello stop dei tirocini: «Una ferita»
di Alberto Averaimo, Napoli
Circa 1.200 disoccupati dopo la sospensione dei percorsi del Pnrr. Il cardinale Battaglia si rivolge al sottosegretario al Lavoro, Durigon, e chiede «il pagamento delle indennità ai tirocinanti»

«Onorevole Sottosegretario, mi permetto di indirizzarle questa lettera aperta perché, camminando accanto a chi vive ai margini, ho fatto esperienza dell’incontro con donne e uomini che ogni giorno vivono in un contesto in cui la mancanza di lavoro non è solo una statistica, ma il vissuto quotidiano di migliaia di famiglie». Inizia così l’appello che l’arcivescovo di Napoli, cardinale Domenico Battaglia, ha indirizzato ieri al sottosegretario al Lavoro e alle Politiche sociali, Claudio Durigon, in merito alla sospensione dei tirocini legati al programma Gol del Pnrr − che promuove il reinserimento e la riqualificazione professionale − per 1.200 disoccupati napoletani.
Sempre ieri, una rappresentanza di questi ultimi aveva occupato il Duomo del capoluogo campano e successivamente incontrato l’arcivescovo, che si era impegnato a fare da tramite con le istituzioni. Detto, fatto. «I tirocinanti – scrive Battaglia all’esponente del governo − mi hanno informato che i beneficiari hanno firmato i contratti nel mese di maggio e che le attività sono iniziate tra la fine di maggio e i primi di giugno. Sono anche venuto a conoscenza che, improvvisamente, è stata comunicata l’ipotesi di sospensione del progetto, senza che le ragioni procedurali di questa scelta siano state finora rese pienamente comprensibili a chi quel percorso lo sta vivendo sulla propria pelle». L’arcivescovo di Napoli ricorda «l’occupazione di sedi comunali e regionali, i cortei, i presìdi» organizzati dai tirocinanti negli ultimi mesi.
«Dietro ogni numero di questa platea – sottolinea il presule − c’è una storia di attesa, spesso lunga anni, e una speranza che finalmente si stava per tradurre in un piccolo ma concreto passo verso la dignità del lavoro. Molti di questi uomini e queste donne hanno rinunciato ad altre occasioni, anche più remunerative, pur di credere in questo percorso. Sospendere ora tutto, senza risposte chiare e tempestive, significa infliggere una ferita ulteriore a chi già porta il peso di una precarietà troppo a lungo sopportata. La mancata attivazione di queste misure rischierebbe di aggravare la complicata situazione nella quale versa la nostra città, aumentandone la condizione di povertà».
Infine, l’appello vero e proprio. «Auspico, con il rispetto dovuto al suo ruolo ma anche con la franchezza che questa situazione impone, che si possano attivare tutte le azioni necessarie a garantire la continuità del progetto e il pagamento delle indennità spettanti a tutti i tirocinanti, risolvendo in corso d’opera ogni eventuale criticità procedurale senza che essa debba ricadere sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori».
Sempre ieri, i vescovi della Campania si sono riuniti a Pompei per fare il punto dopo le visite pastorali che papa Leone XIV ha tenuto lo scorso maggio proprio nella città del Napoletano, nel capoluogo e nella Terra dei fuochi. Il presidente della Conferenza episcopale campana e vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, ha presentato un appello rivolto alle istituzioni “Sulla dignità della persona, il bene comune e le responsabilità verso la nostra terra”. Il primo pensiero è rivolto «alla custodia della vita fragile e sofferente, al dibattito sul fine vita, alla necessità di cure palliative, di accompagnamento e di prossimità, perché nessuno sia lasciato solo dinanzi alla malattia, alla sofferenza e alla morte (la Regione Campania si appresta a dotarsi di una legge che organizzi il suicidio assistito sul proprio territorio, ndr)».
I presuli campani guardano «con preoccupazione alla deospedalizzazione dell’aborto e alla sua progressiva riduzione a pratica ambulatoriale, perché ogni scelta che riguarda la vita nascente, la maternità, la solitudine delle donne e la responsabilità della società, merita attenzione, accompagnamento e tutela, non semplificazioni procedurali». Nel documento viene inoltre ribadita la preoccupazione per «i Centri di permanenza per il rimpatrio (il governo punta a costruirne uno a Castel Volturno, nel Casertano, ndr) la condizione dei migranti e dei rom, il rischio che persone e popoli vengano percepiti come problema da respingere e non come volti da incontrare», nella convinzione che «la vita è tutta intera. Va custodita quando nasce, quando è fragile, quando è malata, quando è ferita dalla solitudine, quando è minacciata dallo sfruttamento, quando è respinta ai margini, quando è privata di futuro, quando è esposta alla violenza, all’illegalità o alla rassegnazione».
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