L'Europa sui migranti sceglie il silenzio. Nonostante la «chiamata epocale» del Papa
di Gabriele Rosana, Bruxelles
Imbarazzo, bocche cucite e social spenti a Bruxelles dopo l'invito di Leone XIV ad «affrontare la crisi in modo organico», dimostrando di sapere accogliere e proteggere chi è in fuga. «Salvare vite in mare è importante» si è limitata a dire la Commissione. Segnale invece dall'Oim: «Il Pontefice ci ha ricordato che abbiamo una responsabilità condivisa»

«Salvare vite in mare è una questione che consideriamo importante da tempo. E continua a essere così anche oggi». A Palazzo Berlaymont, il quartier generale della Commissione Europea a Bruxelles, prevale la linea diplomatica di fronte all’esortazione che papa Leone XIV ha rivolto venerdì da Lampedusa a un’Europa invitata a rispondere alla «chiamata epocale del fenomeno migratorio». Secondo papa Prevost, «i morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate», ma «per la sua posizione geografica e per il suo assetto istituzionale, l’Europa è in grado, in quest’area, di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e, allo stesso tempo, lavorando per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare».
In ambito Onu, è stata l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ad affermare che «la visita di papa Leone XIV ci ricorda che dietro ogni statistica sulla migrazione c'è una vita umana. Abbiamo una responsabilità condivisa: salvare vite, proteggere la dignità umana e fare in modo che nessuno sia costretto a rischiare la propria vita alla ricerca di sicurezza o di opportunità». Nel fine settimana, invece, i profili social dei vertici delle istituzioni Ue (Commissione, Parlamento e Consiglio), solitamente molto attivi nel posizionamento pubblico sui principali temi dell’attualità internazionale - dalle guerre ai disastri naturali -, non hanno rilanciato l’appello del Pontefice, né replicato all’invito «alla responsabilità» formulato da Leone. Interpellati in merito all’esortazione papale - la seconda in poco tempo, dopo quella giunta dalle Canarie -, a Bruxelles ribadiscono semmai la fiducia nella stretta normativa che, simbolo della “Fortezza Europa”, è diventata operativa nelle ultime settimane, con il Patto Ue sulla migrazione e l’asilo che ha inasprito le condizioni di accoglienza nell’Unione, fra trattenimenti più lunghi e procedure semplificate. Fermare le partenze, in sintesi, è considerato lo strumento più efficace per non mettere a rischio le vite nel Mediterraneo.
Dopo la chiusura dell’operazione navale Sophia al largo della Libia, nel 2020, l’Ue non ha più all’attivo una missione che, oltre al contrasto delle rotte dei trafficanti, si occupi in concreto anche di interventi diretti di salvataggio in alto mare. L’appello del Pontefice all’Europa perché avvii un piano di primo soccorso si scontra, insomma, con un’agenda che, tra Bruxelles e le capitali nazionali, lega i naufragi a doppio filo alla stretta securitaria. «Purtroppo sono ancora troppe le persone che perdono la vita per mano dei trafficanti, che le costringono a mettere a rischio la propria vita in mare e lungo rotte pericolose verso l'Unione Europea», ha premesso un portavoce della Commissione interpellato da Avvenire nel quotidiano punto con la stampa. Secondo l’Oim, nel solo 2026 almeno 865 persone sono morte o disperse nel Mediterraneo centrale, nonostante il significativo calo degli arrivi in Italia. Per questa ragione, ha aggiunto il portavoce Ue, l’esecutivo presieduto da Ursula von der Leyen «ha intensificato gli sforzi» avviando, con oltre una cinquantina di Paesi partner, «un’alleanza globale per combattere la tratta». Il riferimento è a una piattaforma internazionale che Bruxelles ha già riunito due volte in tre anni - l’ultima nel dicembre scorso - e ha come obiettivo scovare e smantellare le reti criminali, scoraggiare le partenze (anche tramite campagne di sensibilizzazione nei Paesi d’origine) e potenziare ulteriormente il sistema di rimpatri.
Anche in ambienti del Ppe filtra la determinazione a tenere il punto sul dossier. I moniti del Papa si ascoltano e non si discutono, ma poi tocca alla politica fare sintesi e decidere mostrando la fermezza che si aspettano gli elettori, è il senso del ragionamento sviluppato ai piani alti del Partito popolare europeo, la principale formazione dell’Eurocamera. A evocare Leone XIV, nell’agone parlamentare, è allora il centrosinistra. Per l’eurodeputato Pd Sandro Ruotolo, l’intervento del Papa «suona come uno schiaffo a Ue e governi che hanno scelto di trasformare la paura in politica. Perché il problema non sono i migranti, ma un’Europa che, per fermarli, è disposta a rinunciare a sé stessa». Le parole di Leone XIV «non sono rivoluzionarie, ma corrispondono a valori cristiani fondamentali che pretendete di difendere mentre attuate politiche che li calpestano», aveva attaccato in aula la capogruppo socialista Iratxe García Pérez, rivolta ai popolari, dopo la visita alle Canarie. «Dignità umana e diritto internazionali sono principi non negoziabili al centro delle nostre riforme», aveva puntualizzato in quegli stessi giorni il commissario alla Migrazione, Magnus Brunner, ricordando il recente incontro avuto proprio con il Pontefice.
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