Il sogno di Michele si è avverato: può arbitrare dalla carrozzina
La passione per l’arbitraggio nata durante le scuole medie, dirigendo le partitelle dei compagni di classe. «Non sopporto chi simula, l’antisportività fa tanto male a questo sport»

«Per arbitrare bene, devi rimanere sempre concentrato. Domenica sarà il mio debutto ufficiale. Che dire, un po’ di “ansietta” c’è, ma l’emozione serve a stare ancora più attento a tutto quello che accade in campo». Parola di Michele Croce, 15 anni, studente del Liceo Classico Beccaria di Milano, che oggi farà il suo esordio da arbitro di calcio: dirigerà una gara del campionato under 9 del Csi (Centro Sportivo Italiano). Lo farà dalla carrozzina, sua fedele compagna di vita, perché Michele non cammina, è affetto dalla nascita da una patologia rara, l’osteogenesi, alias la malattia delle “ossa di cristallo”.
«Già quando Michele era nell’utero della madre i medici gli avevano riscontrato delle fratture agli arti», racconta papà Rodolfo Croce, torinese che con mamma Roberta sono i genitori oltre che di Michele anche di Arianna, 12 anni. L’osteogenesi ha costretto loro figlio a lunghi periodi d’immobilità a letto e a decine di interventi chirurgici con l’innesto di chiodi nelle ossa fragili sul corpo di un ragazzo invece fortissimo. Una gioventù tutt’altro che spensierata, ma nessun ostacolo è riuscito a fiaccare la sua vitalità e a smorzare quella determinazione che, tanto per cominciare, lo ha portato a diventare ambidestro, «quando per scrivere non posso usare la destra allora passo alla sinistra». L’unica disciplina concessagli è la fisioterapia in acqua, ma lo sport, e soprattutto il calcio, è la sua passione. «Sono cresciuto nel quartiere Qt8 sentendo i boati dei tifosi che arrivano dal vicino stadio di San Siro. Non sono né interista né milanista, ho scelto la squadra del cuore di mio padre, la Juventus. Idoli? Yildiz, ma vorrei tanto conoscere mister Max Allegri».
Michele è un esperto di tutto il calcio, davvero minuto per minuto, senza averlo mai potuto praticare, ma arbitrare sì. «Tutto è cominciato alle scuole medie, quando non potendo giocare con i miei compagni ho iniziato ad arbitrare le loro partite. La cosa ha iniziato a piacermi, al punto da iscrivermi a un corso arbitri dell’Aia prendendo il patentino di arbitro». Ma la grande opportunità è arrivata dall’assist di un amico di famiglia, Cristiano Nardò. «Cristiano è il nostro angelo custode – dice papà Rodolfo –. Con il suo amico, William Zardo, fisiologo all'Istituto Nazionale dei Tumori, hanno fatto di tutto perché Michele potesse arbitrare partite vere». Sì perché per le regole vigenti, non potendo sostenere la prova fisica, Michele non dispone del relativo certificato di idoneità agonistica che serve per dirigere gare ufficiali dei campionati giovanili della Figc. Quindi, fine del sogno da futuro direttore di gara? No, perché a questo punto Cristian e William fanno entrare in gioco Marco Vichi, presidente del Vittoria Junior e il Csi Milano. «La storia di Michele ci ha riportati indietro nel tempo e a quella di Francesco Messori che aveva 15 anni anche lui quando ospite al nostro incontro annuale del Csi Nazionale ad Assisi ci chiese se potevamo farlo giocare a calcio – interviene il presidente del Csi Milano Massimo Achini - . Essendo nato senza la gamba destra, Francesco non era tesserabile da nessuna società sportiva e così dalla sua richiesta nacque la Nazionale amputati e lui divenne il “Messi” che prese parte al primo Mondiale di categoria. Ora, Michele non poteva arbitrare e il Csi, grazie alla collaborazione con una realtà come il Vittoria Junior, ancora una volta si è impegnato affinché ciò che per gli altri è impossibile per noi è realizzabile, come fargli arbitrare una partita ufficiale del nostro campionato».

Appuntamento domenica al campo dell’oratorio milanese San Silvestro e Martino per la prima gara ufficiale diretta dal “signor” Michele Croce: Vittoria Junior-4 Evangelisti. «Come faccio ad arbitrare? Mi piazzo a bordo campo e con la carrozzina mi muovo avanti e indietro sulla fascia per seguire bene il gioco – spiega Michele –. Dall’altra parte del campo, c’è un altro arbitro che mi assiste. È stato così anche per la prima gara non ufficiale che ho diretto a inizio anno, una amichevole di calcio femminile Under 12 Vittoria Junior-Turchino. Alla fine mi hanno fatto i complimenti, spero che anche domenica al triplice fischio finisca così», dice il giovane arbitro con un piglio adulto e autorevole da direttore di gara di lungo corso. «Il mio arbitro di riferimento? Beh non ho avuto il piacere di vederlo arbitrare ma Collina rimane il modello insuperato per noi giovani e credo anche per altri bravi direttori come Orsato, Rizzoli, Rocchi, Doveri… Tutti professionisti di grande esperienza che studio attentamente dai filmati assieme ai movimenti dei calciatori. Lo dico subito: non sopporto i simulatori, chi gioca per ingannare l’arbitro dà un cattivo esempio di antisportività che fa tanto male al mondo del calcio. Così come nel 2026 è inaccettabile che ragazzi, arbitri della mia età, subiscano ogni settimana atti di violenza in quei campetti di provincia o di periferia dove vanno ad arbitrare solo per passione». Un appello appassionato quello di Michele che sogna di arbitrare tanti altri incontri a cominciare da questo Vittoria Junior-4 Evangelisti e magari di fare un’esperienza unica come quella della sala Var. «Al momento è utopia, perché lì nella sala di Lissone entrano soltanto arbitri professionisti. Per ora coltivo altri due sogni: diventare un giornalista o in alternativa fare l’avvocato. In ogni caso, non vorrei mai abbandonare questa grande passione dell’arbitro di calcio».
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