«Il rilancio delle aree interne passa dalle idee dei giovani»

Da cinque anni la Fondazione Pittini promuove un percorso dedicato ai ragazzi che vogliono tornare nei borghi per avviare nuove attività: «Sono luci di speranza per questi territori»
March 29, 2026
«Il rilancio delle aree interne passa dalle idee dei giovani»
Nelle foto alcuni momenti di “Percorsi spericolati”: l’iniziativa si è tenuta a Valbruna, in provincia di Udine
Rilanciare le aree interne usando la molla della creatività giovanile. È ambizioso e controcorrente il progetto portato avanti da qualche anno dalla Fondazione Pittini, battezzato non a caso “Percorsi spericolati”. L’idea è evitare l’ovvio e il facile, puntando con decisione sulla strada dell’innovazione e dell’esplorazione di nuove opportunità. Senza paura di fallire, felici di sperimentare.
Con questo spirito i 28 partecipanti all’edizione 2026 lavoreranno insieme a imprese, cooperative e amministrazioni locali per sviluppare proposte progettuali capaci di generare impatto sociale nei territori montani del Friuli Venezia Giulia.
«Percorsi Spericolati nasce per offrire ai giovani di tutta Italia strumenti, connessioni e occasioni concrete per mettersi alla prova nelle aree interne, trasformando idee e aspirazioni in progetti di vita. A loro chiediamo coraggio e determinazione: crediamo che proprio dalle nuove generazioni possano arrivare energie e visioni capaci di creare opportunità di innovazione sociale nelle terre alte di tutto il nostro Paese» sottolinea Marina Pittini, presidente della Fondazione, raccontando il progetto promosso dalla Fondazione insieme a Meraki – desideri culturali e Magma srl Impresa Sociale, con l’obiettivo di formare una nuova generazione di agenti di sviluppo territoriale: giovani capaci di leggere i bisogni dei territori e attivare processi di cambiamento sociale, culturale ed economico.
«Le aree interne hanno bisogno del loro entusiasmo – continua Pittini – ma anche della loro preparazione, specialmente in tema di rigenerazione del territorio. Molti hanno studiato e lavorato nelle metropoli o all’estero, ma a un certo punto vogliono tornare nei luoghi dove sono cresciuti. Amano stare in mezzo alla natura e desiderano fare qualcosa di concreto per salvare i piccoli borghi. Sono dei romantici sognatori, e noi li sosteniamo volentieri, perché questi ragazzi sono una luce di speranza per le zone montane e marginali d’Italia».
Giunto alla quinta edizione, il programma ha contribuito a tessere una rete nazionale che oggi conta su circa 150 giovani “innovatori” e 35 tra imprese, amministrazioni e associazioni locali. Molti ragazzi, dopo l’esperienza maturata in Percorsi Spericolati, hanno avviato o sviluppato progetti nelle proprie regioni di provenienza.
Il percorso di quest’anno è iniziato con una settimana residenziale a Valbruna, in Val Saisera, provincia di Udine. Una full immersion per iniziare a conoscersi e a imbastire relazioni, alternando momenti di formazione, lavoro sul campo e confronto. Le prime giornate sono state dedicate all’acquisizione degli strumenti necessari alla progettazione territoriale: project design, community engagement, animazione territoriale, fundraising, comunicazione e pensiero sistemico. Insomma, strumenti concreti per passare in breve dalla teoria alla pratica.
Un approccio pragmatico proseguito con il lavoro a stretto contatto con le realtà locali nei comuni di Paluzza e Sutrio. Per osservare, ma anche per suggerire, nell’ambito di un dialogo costruttivo con chi tenta promuovere lo sviluppo della montagna. Tra gli esempi virtuosi c’è il Comune di Paluzza, impegnato nello sviluppo territoriale e nella promozione di iniziative socioeducative e culturali. E poi alcune imprese radicate nel territorio come Secab – Società Elettrica Cooperativa Alto But, storica cooperativa energetica attiva dal 1911 che, grazie a cinque piccole centrali idroelettriche a basso impatto ambientale, fornisce elettricità a tutto il territorio. Altro “case study” è Carniaflex, azienda che produce dispositivi biomedicali orientata all’innovazione e alla formazione dei giovani. Senza dimenticare la filiera agroalimentare, con il Caseificio Sociale Alto But e la Cooperativa Malghesi che valorizzano le produzioni di alta quota salvaguardando il paesaggio alpino. Ma c’è anche il Birrificio artigianale Bondai, nato dall’idea di una giovane coppia del posto. Il laboratorio è stato ricavato in un vecchio mobilificio di Sutrio, recuperato e riadattato allo scopo.
La settimana a Valbruna rappresenta il punto di partenza di un percorso più ampio. Nelle prossime due settimane i partecipanti lavoreranno da remoto per sviluppare le proprie proposte progettuali, accompagnati da tutor ed esperti. L’iniziativa culminerà nell’evento finale di restituzione dall’8 al 10 maggio, durante il quale i gruppi presenteranno i progetti sviluppati insieme alle realtà locali.
Infine, a giugno verrà aperta una nuova call nazionale di Imprese Spericolate, il programma che sostiene la nascita o il consolidamento di organizzazioni in grado di rilanciare le aree interne italiane, attraverso un percorso di formazione e un finanziamento al progetto più promettente.

© RIPRODUZIONE RISERVATA