I rider consegnano anche a 40 gradi, le ordinanze regionali restano sulla carta

"Non possiamo fermarci, altrimenti non guadagniamo" dicono i ciclofattorini di Milano. La segretaria della Cisl Fumarola: estendere a tutti i lavoratori la cassa integrazione
Google preferred source
June 26, 2026
I rider consegnano anche a 40 gradi, le ordinanze regionali restano sulla carta
Continua l’ondata di caldo e i rider continuano a lavorare nonostante le alte temperature, cercando un po' di ombra per riposarsi
Quaranta gradi all’ombra, e non è un modo di dire. Piazza della Scala, pieno centro di Milano: Ahmed si aggiusta il cappellino, controlla i due cellulari montati sul manubrio della bici che fanno da navigatore e centralino allo stesso tempo e si mette in movimento, pedalando lentamente. L’asfalto è bollente, l’ombra un miraggio, unico dato positivo il traffico meno congestionato del solito. Chi può è fuggito dalla città, chi lavora in ufficio sta barricato con l’aria condizionata e ordina il pranzo a domicilio. Per i rider, veri e proprio forzati delle consegne, la sospensione del lavoro nelle ore più calde prevista dalle ordinanze regionali ha il sapore di una beffa. Di quelle che lasciano l’amaro in bocca e che se cerchi di spiegarle rimani con un enorme punto interrogativo. Ahmed viene dal Pakistan, ha solo 21 anni e delle norme a tutela della salute di chi lavora sotto il sole cocente non ha mai sentito parlare, fa il rider da qualche mese.
Non per scelta ma per “facilità”: è un lavoro senza barriere d’accesso, basta un cellulare, un account e una bici. Ci si arriva con il passaparola dei connazionali, ci si resta sino a quando non si trova di meglio. «Se non faccio le consegne, non guadagno, non posso permettermi di stare fermo all’ora di pranzo. Soprattutto perché il lavoro si sta già riducendo e mi dicono che a luglio ed agosto sarà peggio», spiega. Come tanti altri rider ha in mente solo una cosa: ogni corsa ha un prezzo, ed è quello che conta. Compare sull’app quando accetta di fare una consegna, anche se spesso gli euro che si mette in tasca sono meno di quelli promessi. Mistero dell’algoritmo che da un posto lontano, certo non sotto il sole cocente di Milano, governa migliaia di puntini che si muovono senza sosta. In giro in questo rovente giovedì ce ne sono a decine, quasi tutti senza casco.
Tanti sono giovani, sembrano quasi adolescenti, bermuda e magliettina, i corpi esili su bici che a stento riescono a guidare e che corrono più del dovuto perché spesso sono truccate da batterie aggiuntive. Non ci sono i soliti capannelli, le panchine davanti a palazzo Marino sono piene di turisti. I rider arrivano, riempiono le borracce alla fontanella, si asciugano il sudore e ripartono. La voglia di parlare è poca, la rassegnazione tanta anche vicino alla stazione Centrale. Per Rashidi che viene dall’Egitto questo è un secondo lavoro: fa l’imbianchino a giornata per conto di qualche piccola ditta ma quando è libero si mette a pedalare per mandare più soldi possibili a casa. «Spero che mia moglie e i miei figli possano venire presto in Italia, a Milano però no, perché costa troppo», dice. L’ordinanza sul caldo? La conosce ma fa spallucce. «Non è possibile per me».
Alcune regioni come Piemonte, Lazio, Emilia Romagna e da ultima la Sicilia, hanno inserito espressamente i rider tra le categorie da tutelare dal caldo estremo insieme ad operai edili ed agricoltori, e addetti alla logistica. La Lombardia invece non l’ha fatto anche se prevede limitazioni per chiunque svolga un’elevata attività fisica sotto il sole.
Peccato che l’applicazione sia di fatto impossibile quando si tratta di ciclofattorini. Per almeno due motivi. Il primo riguarda i tempi: l’ora del pranzo rientra nella fascia “interdetta” (dalle 12,30 alle 16) ma i clienti non vogliono certo pranzare alle cinque del pomeriggio. L’altra riguarda la tipologia del lavoro su piattaforma improntato sul cottimo e catalogato come autonomo. Sospendere le consegne significa non guadagnare e non è un’opzione possibile per i rider. A nessuna temperatura.
Dalla segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola arriva la proposta di estendere la cassa integrazione straordinaria per caldo prevista dal ddl infrastrutture a tutti i lavoratori. «Penso per esempio ai rider, che non hanno questo tipo di tutela» ma anche di potenziare i controlli. «Bisogna assolutamente realizzare i contenuti del decreto e delle ordinanze. Guai a immaginare che si possa fare profitto sulla pelle dei lavoratori». Di fatto le ordinanze regionali al momento non sono applicate ai rider. «Il paradosso è che i sono lavoratori autonomi “eterodiretti” vale a dire che seguono regole imposte da altri. La verità è che sono loro stessi ad imporsi una sorta di auto-sfruttamento – spiega Roberta Turi, segretaria nazionale della Nidil Cgil –. Vogliono lavorare il più possibile, anche con più account contemporaneamente, oppure mentono sul tipo di mezzo utilizzato, dicendo di avere il motorino e non la bici. Non hanno gli ammortizzatori sociali che sono previsti in altri ambiti. Come Cgil crediamo che sia necessario avviare una riflessione su questo punto. Le ordinanze sono corrette ma di fatto applicabili solo ai dipendenti».
Qualche giorno fa a Torino il sindacato ha denunciato la mancata sospensione delle consegne e Assodelivery, l’associazione che riunisce le tre principali piattaforme, ha spiegato che ai rider vengono forniti sali minerali, creme solari e cappellini. Per il resto, essendo autonomi, sta a loro scegliere se lavorare o meno. A Palermo la Cgil ha chiesto un ristoro economico per i rider che si fermano per il caldo estremo. L’estate scorsa fece discutere il bonus proposto da Glovo, poche decine di centesimi, per i rider disposti a sfidare le temperature roventi. Quest’anno, complici anche le due inchieste sul caporalato che hanno coinvolto la stessa Glovo e Deliveroo, almeno quest’assurdità non è stata proposta. Sullo sfondo resta la spaccatura interna ai sindacati sul contratto. Cgil e Uil chiedono che almeno una parte dei rider venga assunta mentre la Cisl ha presentato una proposta che prevede retribuzioni lorde minime di 14 euro l’ora e una serie di maggiorazioni per le consegne durante i festivi, le ore notturne e le condizioni climatiche avverse. Come l’afa di questi giorni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire