Goletta verde in cattive acque: una costa su tre è fuorilegge
di Redazione
Il tradizionale tour estivo di Legambiente conferma l'inquinamento di mari e laghi italiani. Due i fattori che pesano: maladepurazione e crisi climatica

Mari e laghi italiani stanno sempre peggio. La diagnosi arriva al termine del tradizionale tour di Goletta Verde (e Goletta dei laghi). Su 391 campionamenti effettuati dai volontari e dalle volontarie di Legambiente sulle acque marine e lacustri in 19 regioni, ben il 34% è infatti risultato oltre i limiti di legge per inquinamento, ossia oltre 1 campione di acqua su 3. Un dato generale purtroppo in linea con quello dello scorso anno e che non registra miglioramenti. Trend negativo anche per i laghi, dove il 34% registrato nel 2026 è il peggiore degli ultimi 7 anni (dal 2020 al 2026). A pesare sullo stato di salute del mare e dei bacini lacustri sono soprattutto due fattori: la maladepurazione, un problema diffuso nel Paese che conta ad oggi conta ancora - stando ai dati del ministero dell’Ambiente - 514 agglomerati urbani, corrispondenti a oltre 14 milioni di abitanti equivalenti, che scaricano in maniera non conforme, e la crisi climatica che rende il Mediterraneo sempre più caldo mentre i laghi vanno in secca. Secondo i dati di Legambiente, negli ultimi sei anni dal 2020 al 2025 la media da maggio a settembre di ogni anno della temperatura della superficie del Mar Mediterraneo non è mai scesa sotto i 24°C. Nell’entroterra, invece, tra i laghi in maggior sofferenza a causa della siccità prolungata e delle alte temperature, ci sono il Lago di Iseo che ha perso in soli 42 giorni, dal 12 giugno al 24 luglio, più del 79% del volume invasato e il Lago Maggiore e di Como che ha perso il 76%. Altra grave minaccia l’abbandono dei rifiuti in mare, una piaga che non risparmia neanche i fondali marini.
I dati di dettaglio delle due Golette 2026 parlano chiaro: anche quest’anno foci di fiumi, canali, e torrenti che sfociano in mare o in lago, si confermano punti critici: su 188 foci campionate, oltre la metà, il 54%, è risultata inquinata o fortemente inquinata. Tra i punti cronici e della “vergogna” ci sono la foce del Musone, sulla costa adriatica delle Marche, risultato fortemente inquinato negli ultimi 6 anni, con unica eccezione nel 2024; e quello di Aci Trezza, in Sicilia in provincia di Catania, che risulta oltre i limiti dal 2020. Tra i bacini lacustri, esposto lo striscione “Che Vergogna”, sul Lago di Sabaudia, in provincia di Latina, con 3 prelievi su 3 risultati “fortemente inquinati”. Anche in aree lontane da foci o scarichi, tuttavia, la qualità delle acque non è delle migliori: il 15% dei campioni prelevati direttamente in mare o nelle acque lacustri, sono risultati oltre i limiti di legge con il 5% inquinati e il 10% fortemente inquinati. Preoccupa, inoltre, l’assenza di cartelli informativi alle foci dei fiumi: nel 70% delle foci monitorate nella sola campagna di Goletta Verde non sono stati trovati cartelli con divieto di balneazione.
“L’Italia – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – continua a pagare ogni sei mesi decine di milioni di euro di multe all’Europa per il mancato rispetto della direttiva europea sul trattamento delle acque reflue nei Comuni dove vivono 14 milioni di abitanti equivalenti, con risorse pubbliche che potremmo usare più utilmente per realizzare nuovi sistemi di fognatura e depurazione. Questo è inaccettabile, considerando che la prima legge italiana sulla depurazione, la cosiddetta Merli, quest’anno compie 50 anni. È il momento di varare un piano nazionale per rendere balneabili tutti i fiumi italiani, come lo è diventata la Senna a Parigi dopo gli investimenti sulla depurazione fatti per le Olimpiadi del 2024, e di approvare il DPR sul riuso delle acque reflue depurate in agricoltura per affrontare il grave problema della siccità, acuito dall’accelerazione della crisi climatica”.
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